Elettriche dal 10 al 15%, plug-in dal 20 al 30%. In vigore dal 12 agosto
Il decreto è arrivato in Gazzetta Ufficiale l’11 agosto, con gli uffici paghe chiusi e mezza Italia in ferie. Chi guida un’auto aziendale se ne accorge adesso, aprendo la busta paga arrivata quando era sotto l’ombrellone.
Dal sesto anno di vita del veicolo la quota tassata sale al 75% del valore convenzionale ACI, contro il 50% applicato fino al quinto. Lo stabilisce l’articolo 2 del decreto legislativo 7 agosto 2026, n. 148 (il correttivo fiscale che tutti chiamano Omnibus), pubblicato in Gazzetta Ufficiale l’11 agosto ed entrato in vigore il 12. Il valore convenzionale è il costo chilometrico che l’Automobile Club d’Italia calcola ogni anno su una percorrenza forfettaria di 15.000 chilometri: è la base su cui si costruisce il fringe benefit, cioè la quota di reddito figurativo che l’auto aziendale aggiunge allo stipendio imponibile. Il risultato si vede nel grafico in apertura.
Come si calcola il fringe benefit auto: 15.000 chilometri e tabelle ACI
Il decreto riscrive l’articolo “51, comma 4, lettera a” del Testo unico delle imposte sui redditi. La regola di base resta quella della legge di Bilancio 2025: per le auto concesse in uso promiscuo (cioè usate sia per lavoro sia per motivi personali) si tassa il 50% dell’importo corrispondente a 15.000 chilometri secondo le tabelle nazionali ACI, al netto di quanto l’azienda trattiene al dipendente. La percentuale scende al 10% per le auto elettriche a batteria e al 20% per le ibride plug-in. Le tabelle le elabora l’ACI entro il 30 novembre di ogni anno, il Ministero dell’economia le pubblica entro il 31 dicembre e valgono dall’anno d’imposta successivo.
Chi paga di più: le auto immatricolate nel 2020 o prima
La formula del decreto è precisa: i valori «sono incrementati del 50 per cento dopo il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di prima immatricolazione». E questo cosa vuol dire? Che un’auto immatricolata nel 2020 ha compiuto il quinto anno successivo nel 2025, e quindi è già dentro la maggiorazione dal 1° gennaio 2026. Una del 2021 entrerà dal 1° gennaio 2027, una del 2022 dal 2028. Il comma 5 aggiunge che le nuove regole si applicano «a partire dal periodo d’imposta 2026»: il conto, per chi è già oltre la soglia, matura su tutti e dodici i mesi di quest’anno e si chiude al conguaglio di dicembre.
Elettriche e plug-in: lo sconto si assottiglia
La maggiorazione non guarda alle emissioni, guarda alla data di nascita del veicolo. Vale quindi anche per le auto a zero emissioni allo scarico: un’elettrica di sei anni passa dal 10% al 15% del valore ACI, una plug-in dal 20% al 30%. Detto altrimenti: la distanza fra un’elettrica e una benzina non si accorcia, si allarga. Fino al quinto anno separa i due veicoli una forbice di 40 punti (dal 10% al 50%), dal sesto la forbice diventa di 60 punti (dal 15% al 75%). Chi ha scelto l’elettrico per alleggerire il cedolino continua a pagare meno, ma la penalizzazione per l’anzianità la subisce identica.
Gli optional non censiti dall’ACI valgono un altro 5%
Il fatto è questo: fino a ieri gli accessori che le tabelle ACI non contemplano non entravano nel calcolo. Ora il quarto periodo della norma stabilisce che, in presenza di accessori o allestimenti non valorizzati nelle tabelle e non acquistati direttamente dal lavoratore, il valore si incrementa di un ulteriore 5%. Su un’auto termica oltre il quinto anno il conto finale arriva così al 78,75% del valore convenzionale. La regola vale dal 1° gennaio 2026 anche per i veicoli del vecchio regime, ma con una clausola di pace: restano validi i comportamenti tenuti dai datori di lavoro fino al 31 dicembre 2025 e non si dà luogo al rimborso delle maggiori imposte già versate.


La retroattività: colpito anche il vecchio regime a CO2
Qui la faccenda si complica. Il comma 3 riscrive il comma 48-bis della legge 207/2024 e conferma che il regime in vigore al 31 dicembre 2024 (quello che tassava il 25%, il 30%, il 50% o il 60% del valore convenzionale a seconda delle emissioni di anidride carbonica) resta valido per i veicoli concessi in uso promiscuo fra il 1° luglio 2020 e il 31 dicembre 2024 e per quelli ordinati entro il 31 dicembre 2024 e consegnati nel 2025. Resta valido, però, solo fino al quinto anno dalla prima immatricolazione: dopo, scatta lo stesso incremento del 50%.
Vale la pena fermarsi un attimo su questa cifra. Applicata alle vecchie soglie, la maggiorazione porta il 25% al 37,5%, il 30% al 45%, il 50% al 75% e il 60% al 90%, come mostra il secondo grafico qui sotto. Un’auto sopra i 190 grammi di CO2 al chilometro, assegnata prima del 2025 e immatricolata da più di cinque anni, si vede tassare in busta paga nove decimi del suo valore convenzionale. Il decreto specifica inoltre che la regola vale anche quando il veicolo viene riassegnato a un dipendente diverso dal primo assegnatario: cambiare guidatore non azzera il contatore degli anni.
Il noleggio a lungo termine è già in calo: -4,1% nel secondo trimestre
Il mercato aveva cominciato a muoversi prima che il decreto diventasse legge. Nel secondo trimestre 2026 il noleggio ha immatricolato 165.804 veicoli (+3,3% sullo stesso periodo del 2025), ma la crescita è tutta del breve termine (+23,67%): il noleggio a lungo termine, il canale delle flotte aziendali, chiude a 112.561 immatricolazioni, il 4,13% in meno. Sono i dati dell’analisi ANIASA-Dataforce del 6 luglio 2026. Nello stesso trimestre il noleggio nel suo insieme ha toccato il 33,14% delle immatricolazioni nazionali, e il 33,4% nel primo semestre contro il 29,6% di dicembre 2025: una vettura nuova su tre passa da qui.
Il presidente ANIASA Italo Folonari lo aveva detto il 6 luglio, cinque settimane prima della Gazzetta Ufficiale: è «paradossale che proprio il settore che più di ogni altro sostiene la modernizzazione della mobilità sia oggi colpito da misure fiscali penalizzanti (le ultime in ordine di tempo quelle sul fringe benefit e sull’IPT), ispirate principalmente a esigenze di cassa». I numeri di luglio confermano la direzione: secondo il comunicato UNRAE del 3 agosto 2026, il noleggio a lungo termine è sceso al 18,4% del mercato nel mese, 2,1 punti percentuali in meno di luglio 2025, e al 21,0% nei primi sette mesi (-2,6 punti).
Prospettive: flotte da rinnovare ogni quattro anni
Il quinto anno diventa una scadenza economica, e il calendario è già scritto: il 31 dicembre 2026 la maggiorazione entra nel conguaglio per le auto immatricolate fino al 2020, il 31 dicembre 2027 tocca a quelle del 2021. Nel frattempo le aziende stanno spostando le flotte dove la percentuale di partenza è più bassa: nel noleggio a lungo termine le ibride plug-in sono cresciute del 55,8% nel secondo trimestre, fino a una quota del 18,7%, mentre le elettriche pure restano al 7,6% nelle flotte aziendali. Con un parco circolante che nel 2024 aveva un’età mediana di 13 anni su 41,3 milioni di autovetture (Annuario statistico ACI, ultimi dati disponibili), il decreto scommette che sia più economico cambiare l’auto che tenerla.
I dati si riferiscono al: 2020-2027
Fonti: Gazzetta Ufficiale (decreto legislativo 7 agosto 2026, n. 148, articolo 2); legge 30 dicembre 2024, n. 207; Testo unico delle imposte sui redditi (d.P.R. 917/1986, art. 51); ANIASA-Dataforce; UNRAE; Automobile Club d’Italia
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