Fondo Sure, l’Italia avrà il 30% dei soldi disponibili

Che cos’è? É lo strumento Ue per contrastare la disoccupazione da Covid

È passato un po’ in secondo piano rispetto al Next Generation EU ma tra gli strumenti messi in campo nella seconda metà del 2020 dalla Commissione Europea per attenuare la crisi economica c’è anche il fondo Sure. Che cos’è? L’acronimo sta per Temporay Support to mitigate Unemployment Risks in an Emergency. In sostanza, è un strumento temporaneo (sarà in vigore fino al 2022) messo in campo dall’Unione europea per attenuare gli effetti della crisi economica e della disoccupazione. Si tratta di prestiti per 90,3 miliardi concessi ai Paesi Ue.

Come funziona il fondo Sure

L’intenzione del fondo è chiaramente quella di non perdere capitale umano e competenze a causa della pandemia, evitando la disoccupazione di massa. Ma anche di aiutare i bilanci dei Paesi. Il target dei prestiti dal punto di vista finanziario infatti sono quegli Stati che hanno fatto esperienza di un rilevante e improvviso aumento della spesa pubblica dovuto all’esigenza di finanziare le contromisure sanitarie e quelle sociali in seguito allo scoppio della pandemia.

Non a caso a differenza che con il piano Next Generation Eu i beneficiari non sono tutti i 27 Paesi Ue, ma solo 18. I più fragili. E l’Italia è tra tutti quello che lo è di più, anche in questo caso. Come si vede nel grafico in alto, al nostro Paese sono stati riservati 27,4 miliardi sui 90,3 miliardi totali (30%). È la quota più grande. Seguita, qui come nel Next Generation Eu, dalla Spagna, che ha diritto a ricevere 21,3 miliardi. È poi la Polonia il terzo Paese tra i beneficiari, con 11,2 miliardi, seguita dal Belgio con 7,8. Tutti gli altri 14 Paesi riceveranno il 25% del fondo attuale, che potrà aumentare dai 90,3 di oggi fino a un massimo di 100 miliardi totali. Tra questi Grecia, Portogallo, Romania, con 2,7, 5,9, 4,1 miliardi.

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fondo sure

Per quali spese può essere usato il fondo Sure

A essere esclusi sono i Paesi più ricchi e con meno esigenze: Germania, Francia, Austria, Danimarca, Finlandia, Paesi Bassi, Lussemburgo, Svezia, Estonia. Questi Stati membri però in nome della solidarietà interna europea partecipano al finanziamento della misura tramite la concessione di garanzie, queste puramente in proporzione al Pil, che sostengono l’emissione di bond di classe Aaa che è la modalità con cui vengono reperiti i fondi. Dei 25 miliardi di garanzie infatti la Germania ne versa 6 e 384 milioni, la Francia 4 miliardi e 407 milioni e l’Italia 3 miliardi e 184 milioni.

L’emissione di titoli europei è uno strumento alternativo all’utilizzo dei fondi comuni Ue già stanziati per il budget 2021-27 che non sarebbero bastati, e del resto il fondo Sure è immaginato come un’iniziativa di brevissimo periodo, che dovrebbe esaurirsi a pandemia finita. A differenza di altri aiuti in questo caso non ci sono condizionalità particolari tranne l’effettiva presenza di un’esigenza finanziaria documentabile. E la destinazione di tali fondi. Che devono essere spesi solo con nell’ambito delle politiche per il lavoro. Quindi nel caso italiano per esempio per finanziare la cassa integrazione, oppure il sostegno per i lavoratori autonomi, o in generale a livello europeo per i sussidi di disoccupazione

Sure, quanti fondi sono stati già versati?

Dei 90,3 miliardi del fondo Sure stanziati la maggioranza, 53,3, sono già stati versati ai Paesi, in varie tranche. In Italia ne sono arrivati 20 e 950 milioni. Dopo i 10 del 27 ottobre 2020, 6,5 miliardi ci sono stati prestati il 17 novembre e 4 miliardi e 450 milioni il 2 febbraio. Devono quindi ancora arrivarci meno di 7 miliardi.

Un dato rilevante è l’uguaglianza delle condizioni di finanziamento, quanto a numero di rate e tasso d’interesse. Anzi, ad essere applicate sono le stesse condizioni che sarebbero applicate se fosse la Ue nel suo complesso a chiedere un prestito. Lo Stato membro deve informare la Commissione Europea sull’utilizzo dei fondi Sure ricevuti e se le condizioni dei tassi d’interesse dovessero migliorare avrebbe diritto a una rinegoziazione del prestito. Nella speranza che, come è nelle intenzioni iniziali, non ci sia necessità di fondi ulteriori e che il fondo Sure sia realmente uno strumento di breve periodo.

I dati si riferiscono al 2020-2021

Fonte: Parlamento Europeo

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