Fondi strutturali europei, la Puglia è la regione più efficiente

Ha speso il 72,6% dei soldi a disposizione. La media italiana è del 42,1%

Mai come quest’anno l’Italia appare affamata di fondi strutturali europei non a caso è la prima beneficiaria del Recovery Plan, che va ad aggiungersi a stanziamenti che in realtà da decenni sono presenti a favore delle aree più svantaggiate della Ue, attraverso programmi ad hoc. E anche in questi casi l’Italia, o almeno la sua parte più povera, il Mezzogiorno, sono classicamente tra i Paesi che percepiscono le quote più importanti.

I fondi strutturali europei per l’Italia

I fondi strutturali nelle intenzioni della Unione europea dovrebbero mirare ad aumentare la crescita economica e l’occupazione di chi è più indietro così da arrivare a una maggiore coesione, a dati più uniformi sul territorio europeo, e a una minore disuguaglianza. Questo è funzionato per quanto riguarda l’Est Europa, che negli ultimi 15 anni è cresciuto più della media Ue, e anche in quello della Spagna e del Portogallo fino al 2008, ma non in quello dell’Italia e della Grecia.

Tra i motivi potrebbe esserci l’utilizzo non efficiente di questi fondi europei, in alcuni casi il non utilizzo tout court. Nel budget settennale 2014-2020 sostituito da poco da quello 2021-2026, sono stati stanziati per l’Italia 72 miliardi, divisi tra diversi filoni. Ebbene, 38,04 devono essere ancora spesi, 29,94 nell’ambito dei programmi finanziati dal Fondo di Sviluppo Regionale (FESR) e del Fondo Sociale Europeo (FSE), e 8,80 in quello del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR)

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Fondi strutturali europei: che cosa sono e a chi si rivolgono

Il Fondo di Sviluppo Regionale (Fesr) è rivolto principalmente alle regioni in ritardo di sviluppo e solo in misura minore alle altre, e punta al finanziamento di progetti locali su innovazione e ricerca, agenda digitale, sostegno alle piccole e medie imprese (Pmi), decarbonizzazione. Il Fondo Sociale Europeo (Fse) mira soprattutto all’incremento dell’occupazione, con il finanziamento di politiche attive del lavoro e programmi per il miglioramento delle competenze, anche qui soprattutto nelle aree più fragili. E il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (Feasr), il cui scopo è proteggere appunto le regioni agricole, frenando l’esodo di popolazione e alleviando la povertà che le colpisce.

I finanziamenti a fondo perduto

Si tratta di fondi europei a fondo perduto, non di prestiti, tuttavia se non vengono spesi entro una certa data non vengono più erogati. In questo caso la data è il 2023, se entro la fine di quell’anno la spesa non sarà certificata saranno semplicemente cancellati.

Come si sa la gestione è soprattutto regionale, 44 dei 72 miliardi di fondi UE devono essere spesi attraverso progetti elaborati all’interno di Piani Operativi Regionali (Por) per quanto riguarda il Fesr e il Fse e Piani di Sviluppo Rurale (Psr) per il denaro proveniente attraverso il Feasr.

Fondi strutturali europei: come funzionano

Abbiamo quindi di una gestione piuttosto frammentata che giunge a esiti anche molto diversi, come si vede sulla nostra mappa riguardante la percentuale di fondi legati allo Sviluppo Regionale spesi. Come si vede nella mappa in alto, non c’è un chiaro divario Nord-Sud come in altri ambiti. Tanto che la regione più virtuosa, almeno per questo capitolo di spesa, è la Puglia, che ha già speso il 72,6%. È un dato particolarmente positivo perché è soprattutto nel Mezzogiorno, in regioni come la Puglia, appunto, che giunge la grande maggioranza dei finanziamenti.

Fondi Ue, le regioni più efficienti

I fondi ancora da spendere nel caso pugliese, 2 miliardi e 160 milioni, sono più di quelli che la Lombardia deve erogare, 1 miliardo e 657,1. E questo nonostante quest’ultima abbia speso solo il 34,7% dei fondi FESR. Perché nonostante sia più grande essendo più ricca ne ha ricevuti meno. Tra le ragioni però vi è anche il fatto che la Puglia è invece indietro per quanto riguarda i fondi europei per l’agricoltura, ovvero per lo sviluppo rurale. Ne ha spesi solo il 41,7%.

Altre aree del Mezzogiorno sono comunque state ancora meno efficienti. Sempre facendo riferimento solo al Fondo Europeo di Sviluppo Regionale ovunque tranne che in Basilicata si rimane sotto al 40% di spesa, arrivando al 28,3% in Abruzzo. Il record di fondi ancora da spendere è quello della Sicilia, con 4 miliardi e 217 milioni che potrebbero scomparire se non venissero realizzati, approvati e poi implementati progetti. Un enorme spreco. Va meglio in Toscana, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, dove i fondi FESR sono stati spesi per più del 50%. Nell’ultima di queste tre regioni si arriva al 57,1%.

La regione con la percentuale di spesa inferiore è invece le Marche, dove non si va oltre il 27,9%, che recupera con i fondi FSE, in cui altre aree, come l’Abruzzo o la Sicilia fanno peggio. Il danno della perdita di fondi europei come questi chiaramente non sarebbero solo economici. Ma sarebbero anche reputazionali, in vista delle decine di miliardi che ogni anno ci saranno erogati con il Recovery Plan, il cui progetto di implementazione italiano risulterà meno credibile perlomeno se dimostreremo un livello di efficienza così ridotto

I dati si riferiscono al 2020

Fonte: Agenzia per la Coesione Territoriale

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