E’ la quarta volta consecutiva. Ecco come sono andate le elezioni precedenti
Da elezioni per rinnovare il Parlamento monocamerale di Israele, a referendum sull’operato di Benjamin Netanyahu. È in questo che si è trasformato l’appuntamento elettorale di martedì 9 aprile: un test sulla tenuta del premier uscente, sostenuto dagli Stati Uniti di Donald Trump ma travolto negli ultimi anni da ripetuti scandali che ne hanno minato la credibilità. Eppure i consensi per il premier non lo hanno tradito: l’attuale premier ha vinto per la quarta volta consecutiva.
Elezioni in Israele
I principali competitor di queste elezioni sono due: da una parte il Likud, lo storico partito di centrodestra guidato da Benjamin Netanyahu; dall’altra Blu e Bianco, l’alleanza politica di centro costruita da Benny Gantz e composta da tre partiti (tra cui Yesh Atid, che nel 2013 ottenne più di 500mila voti).
Come si vede dal grafico sopra, il Likud alla scorsa tornata elettorale aveva ottenuto quasi 1 milione di voti. Negli ultimi anni, però, ha dovuto affrontare gli scandali che hanno colpito il suo leader. L’ultima in ordine di tempo è l’accusa di corruzione annunciata dal procuratore generale israeliano a fine febbraio scorso.
Blu e bianco, invece, è una formazione nata solo pochi mesi fa dall’alleanza tra Gantz e Lapid, leader di Yesh Atid e sostenitore della cosiddetta “soluzione dei due Stati” per la questione palestinese. In generale il partito ha posizioni più centriste di quelle di Netanyahu, ma riconosce al premier uscente diversi meriti in campo militare e in politica estera.
C’è poi chi rischia di contare poco o nulla alle elezioni in Israele. È il caso dei laburisti, che rispetto alla scorsa tornata elettorale (quando avevano ottenuto in coalizione il 18,67% dei voti) hanno deciso di correre da soli. A pesare è anche un generale slittamento a destra di tutte le forze politiche, in risposta all’acuirsi del conflitto israelo-palestinese. Una situazione che rischia di costare cara ai partiti arabi: nonostante gli arabi israeliani rappresentino quasi il 20% della popolazione, secondo le previsioni soltanto 1 su 2 dovrebbe recarsi al seggio. Di conseguenza, alcune delle formazioni politiche che guardano a quest’area potrebbero non superare la soglia di sbarramento del 3,25% prevista dal sistema elettorale.
Cosa succede dopo le elezioni in Israele?
Israele è una Repubblica parlamentare composta da una sola camera, la Knesset, i cui seggi vengono attribuiti su base proporzionale. Diversamente da quanto accade in Italia a partire dagli anni ’90, quindi, i partiti sono sempre costretti a formare delle coalizioni post-elettorali per poter formare un governo. Perché? Nessuno è mai riuscito a raggiungere da solo i 61 deputati necessari alla maggioranza (su 120 totali). Il mandato da primo ministro viene generalmente affidato al leader dello schieramento che ha ottenuto più voti alle elezioni, il quale ha circa 40 giorni di tempo per avviare i negoziati e presentarsi al capo dello Stato.
È per questo che i voti ottenuti alle urne non basteranno per capire chi sarà il vero vincitore di queste elezioni in Israele. Anche se Blu e Bianco riuscisse a strappare qualche seggio in più rispetto alla Likud, Netanyahu ha più chances di formare un esecutivo con gli altri partiti di destra. Eppure c’è chi è pronto a scommettere che Gantz stia già trattando per costruire un’alleanza con questi stessi partiti. Ponendo fine, così, alla lunga stagione politica di Bibi Netanyahu.
I dati si riferiscono al: 2013-2015
Fonte: Governo israeliano
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