Per i tre gradi di giudizio si arriva a 3.226 giorni. Siamo i più lenti d’Europa
In Italia servono in media 674 giorni per concludere il primo grado di un processo civile, più di mille giorni (1026, per la precisione) per il secondo e ben 1.526 per il terzo. In totale, dunque, 3.226 giorni. Avete capito bene: quasi 9 anni. Negli ultimi anni i vari governi si sono occupati soprattutto delle riforme del processo penale e della prescrizione (qui gli ultimi dati disponibili sul tema con la classifica dei tribunali peggiori), ma è la durata di un processo civile in Italia ad apparire come la vera emergenza, se si osserva quello che accade nel resto d’Europa. E, come vedremo, con questi numeri è difficile sostenere che l’accesso alla giustizia sia davvero un diritto soddisfatto: sulla carta è così, ma se si devono aspettare 9 anni per ottenere una sentenza definitiva, allora c’è qualche cosa che non funziona.
I dati della giustizia civile in Italia
I dati si riferiscono al 2020, e certamente risentono degli effetti della pandemia, che ha costretto molti tribunali a chiudere e a rinviare i procedimenti, ma gli stessi inconvenienti hanno interessato i sistemi giudiziari di tutto il Continente, e quindi è comunque possibile fare un confronto tra Paesi.
A fare l’analisi ci pensa il Consiglio d’Europa, organizzazione internazionale che si occupa di tutela dei diritti umani, dello stato di diritto e della democrazia. L’ultima edizione disponibile del rapporto in merito, redatto da un’apposita commissione (la European Commission for the efficiency of justice, o Cepej), è del 2022 e contiene, appunto, dati relativi al 2020.
Durata del processo civile e accesso alla giustizia
I numeri nel grafico qui sopra rappresentano la durata media dei processi civili di primo grado nei vari Paesi europei, sia dell’Unione Europea che non. Si tratta per l’esattezza del “disposition time”, ovvero di una misura ricavata dalla divisione dei casi di primo grado pendenti per quelli risolti in un anno. Moltiplicando per 365 si ottiene il numero di giorni che ci vogliono per definire una causa. Ebbene, l’Italia con 674 giorni è prima su 38. Siamo seguiti da Croazia, 655 giorni, e Bosnia Erzegovina, 639.
Il primo grande Paese è la Francia, con 637 giorni. In Spagna sono 468, in Germania 237, esattamente la stessa cifra della mediana, che è quel valore che divide in due i Paesi, metà migliori e metà peggiori. Come si vede siamo lontanissimi. E ancora più lontani dai Paesi più virtuosi, tra cui vi è l’Islanda, con solo 63 giorni, e poi l’Azerbaigian, con 88. Bene anche la Svizzera, dove i processi civili durano mediamente 126 giorni, e l’Ucraina, dove prima della guerra non si andava oltre i 122.

Quant’è la durata dei processi all’estero?
Tra la data più antica e più recente che il Consiglio d’Europa, la nostra fonte, considera, ovvero 2010 e 2020, in media vi è stato un peggioramento a livello europeo, dovuto principalmente al Covid. Tra il 2010 e il 2018, infatti, si era passati da 195 a 201 giorni, con una sostanziale stabilità.
Ma la variabilità tra Paesi è stata enorme. In Italia il peggioramento è stato evidente: da una durata del processo civile di 493 giorni del 2010 si era passati a a una di 590 due anni dopo, e se in seguito a tale data avevamo assistito a un calo, fino ai 514 giorni del 2016, nel 2018 vi era già stata un’inversione di tendenza. Come si vede si era saliti a 527 giorni, fino al balzo del 2020.
Altrove tra 2018 e 2020 l’incremento è stato anche maggiore, ma si trattava di sistemi giudiziari che in partenza erano più veloci di quello italiano.
L’accesso alla giustizia civile in Europa
Peggioramenti vi sono stati in Francia, dove i giorni sono aumentati da 420 a 637, in Croazia (da 374 a 655), in Spagna (da 362 a 468 giorni). In Francia, tra l’altro, anche prima del Covid l’allungamento dei tempi della giustizia era stato rilevante: tra 2016 e il 2018 il disposition time era salito da 353 a 420 giorni.
Al contrario, hanno resistito bene ai danni della pandemia i tribunali tedeschi. In Germania si è passati tra 2018 e 2020 da 220 a 237 giorni. Anche nei Paesi Bassi l’incremento è stato piccolo, da 110 a 127 giorni. In Danimarca e Svezia vi è stato addirittura una riduzione: i giorni sono calati rispettivamente da 207 e 166 a 190 e 126.
Le differenze tra Centro-Nord e Sud in Italia
Come in molti altri ambiti anche in quello della giustizia il divario secolare tra il Centro-Nord del nostro Paese e il Mezzogiorno si fa sentire.
In questo caso la fonte è Banca d’Italia, che ha elaborato i dati del Ministero della Giustizia, ed ha evidenziato i gap strutturali, esaminando la durata del processo civile nelle macroaree dell’Italia tra il 2015 e il 2019, quindi prima che il Covid facesse peggiorare tutti gli indicatori. Ebbene, in questi anni al Centro-Nord i procedimenti ci hanno messo 359 giorni per essere definiti, mentre al Sud ben 661. Ergo: l’accesso alla giustizia è un diritto (quasi) soddisfatto al Nord ma non al Sud. Solo tre tribunali del Mezzogiorno richiedono meno tempo rispetto alla media del Centro Nord e solo uno di quest’ultima area ci mette più giorni della media del Sud e delle Isole.
Anche il Pnrr si occupa della durate del processo civile
Banca d’Italia tiene conto anche della variazione da tribunale a tribunale, che è piuttosto ampia: il 10% più veloce ci mette solo 250 giorni in media per completare una causa di primo grado, mentre il 10% più lento più di 820. La maggioranza, comunque, impiega tra 250 e 450 giorni.
Anche alla luce dei peggioramenti avvenuti con la pandemia non è un caso che nel Pnrr la velocizzazione dei processi sia stata inserita tra le priorità, da perseguire attraverso diverse azioni, tra cui quelle volte a una maggiore digitalizzazione di tutto il comparto giustizia.
Fonte: Consiglio d’Europa, Banca d’Italia
I dati si riferiscono al: 2010-2020
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