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Solo l’1,5% degli studenti del ciclo terziario in Italia prende questa strada

Educazione terziaria è il termine usato a livello ufficiale e internazionale per indicare gli studi universitari e post universitari nella loro interezza. Sono inclusi gli studenti che fanno la laurea triennale, quelli che intraprendono quella specialistica o un master, ma anche coloro che dopo la laurea fanno il dottorato o che dopo il diploma scelgono un percorso di educazione terziaria a ciclo breve.

E sono soprattutto queste ultime due modalità di studi che in Italia vengono trascurate di più rispetto a quanto accade in altri Paesi europei, come si vede nell’infografica. Solo lo 0,7% di chi prosegue gli studi dopo le scuole superiori va in un Istituto Tecnico Superiore. Questi sono all’incirca equivalenti a quelle una volta chiamate “lauree brevi” o “diplomi di laurea” e che trattano normalmente in due anni discipline tecniche e specifiche di solito legate alla nuove tecnologie e connesse al tessuto economico del territorio. I corsi sono poco più di un centinaio nel nostro Paese, e accoglievano solo 13.178 studenti nel 2018, ovvero lo 0,7% di quelli iscritti in una branca dell’educazione terziaria. In Francia si arriva in insegnamenti equivalenti al 19,3%, in Spagna al 20,2%. In Germania questa percentuale risulta zero solo perchè questi corsi, in realtà molto presenti, sono classificati come istruzione post secondaria ma non terziaria, ma avvengono dopo l’Abitur, il diploma tedesco.

 Più della media quelli impegnati nella laurea magistrale

Questa lacuna chiaramente ha un impatto sulla formazione di competenze utili a trovare un lavoro qualificato, in particolare in un Paese ancora molto manufatturiero come il nostro che avrebbe bisogno di skill tecniche specifiche.

In compenso è maggiore della media la percentuale di studenti del ciclo terziario impegnata nella laurea magistrale, quella che viene dopo quella triennale. Sono il  37,6% contro il 28,1% medio, 713.633 persone nel 2018, più del doppio di quelli iscritti in corsi equivalenti in Spagna, per esempio. La Francia è all’incirca allo stesso livello.

Siamo invece perfettamente in media per quanto riguarda la porzione di coloro che studiano in facoltà triennali, il 60,2%, il 60,6% nella UE.

Come si diceva una delle differenze principali dal resto d’Europa riguarda invece i dottorati, quelli che introducono alla carriera accademica, ma non solo. Sono centri di ricerca applicata e di base le cui ricadute beneficiano normalmente le aziende e la produttività dell’economia.

I dottorandi in Italia sono meno di 30 mila

In Italia erano solo 28.833 nel 2018 i dottorandi in Italia, e il confronto appare piuttosto impietoso non solo con la Germania, dove sono 200.400, e il Regno Unito, che ne ha 111.257, molti provenienti dall’estero, ma anche con Spagna e Francia, con 85.480 e 66.096, e persino con Polonia e Grecia, Paesi con molti meno abitanti del nostro, ma in cui i dottorandi sono di più.

In termini percentuali nel nostro Paese sono solo l’1,5% di tutti gli studenti terziari. Solo a Malta sono meno, l’1%, mentre nel Lussemburgo si raggiunge il 9,8%, e in Repubblica Ceca, Germania e Finlandia sono più del 6%.

Questi dati mostrano come l’Italia sia debole proprio in due ambiti cruciali, quello delle competenze tecniche e quello della ricerca, entrambi importanti per la crescita. Senza dimenticare che in ogni caso tali percentuali sono da calcolare su un totale di persone impegnate in studi terziari che è inferiore a quello che si riscontra in Paesi con una popolazione analoga, e che coloro che giungono al termine di tali studi, che ottengono un titolo universitario o di dottorato, sono molto pochi, visto solo in Romania vi è una proporzione di laureati inferiore alla nostra.

I dati sono del 2018

Fonte: Think Thank del Parlamento Europeo, Eurostat

Leggi anche: Un laureato ad un anno dal titolo guadagna 1.210 euro

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