Russia cacciata dalle competizioni internazionali. Ma siamo primi per atleti sospettati: 147 nel 2016
Provette alterate, prove sparite, supporti informatici deteriorati. Nell’inchiesta della “Intelligence and investigations Department” della Wada, l’authority mondiale che si occupa di contrastare il doping nello sport a livello internazionale, c’è davvero di tutto. Sotto accusa diverse federazioni atletiche russe, medici, politici e anche servizi segreti: tutti coinvolti nel più grave scandalo sportivo che il mondo ricordi. Uno scandalo che ha portato la Wada a sospendere la Russia per 4 anni da tutte le manifestazioni sportive mondiali come le Olimpiadi, le Paralimpiadi estive ed invernali oltre a tutte le altre manifestazioni, mondiali di calcio compresi, con, in più, il divieto di organizzare e ospitare le stesse all’interno dei propri confini sempre per 4 anni, fatta eccezione per gli europei del 2020. Le prove contro Mosca sembrano effettivamente schiaccianti: il ricorso che probabilmente verrà promosso non dovrebbe cambiare le cose, ma c’è qualcuno che non ha titoli per alzare il dito contro Mosca. Ed è l’Italia.
Quanto doping nello sport russo
Bisogna fare attenzione, infatti: gli atleti russi sono stati esclusi da tutte le manifestazioni sportive non solo e non tanto perché i dopati sono molti, perché su questo lo stesso rapporto dell’intelligence della Wada riporta pochi casi, tutto sommato (li vedremo), ma perché i medici della Rusada, l’agenzia russa antidoping, sono stati scoperti a manipolare sistematicamente i campioni sui quali si sono fatti test antidoping. Il report dell’Intelligence della Wada, infatti, parla di “soli” 41 atleti del sollevamento pesi probabilmente dopati, di un atleta nel wrestling, due nel Taekwondo e un canoista. Ma, non essendo certi del fatto che i campioni consegnati alla Wada fossero non manipolati, l’authority mondiale ha deciso per la sanzione più dura, così da evitare il rischio di falsare tutte le prossime competizioni atletiche. Anche perché, se si guarda agli anni passati, i test manipolati sono migliaia. E questo è un fatto.
Il doping nello sport italiano
Il problema è che l’Italia è l’ultimo Paese a poter fare la morale a Mosca, e qui veniamo al grafico pubblicato in alto; mostra i risultati dell’attività di contrasto al doping della Wada nell’anno 2016 (ultimi dati disponibili). Si scopre che quell’anno il Paese che ha dato più da lavorare è stato proprio l’Italia. Gli atleti tricolori accusati di violare le regole antidoping (Anti-Doping Rule Violations o “Adrvs”) sono stati ben 147. Una cifra enorme, gigantesca se si pensa che i sospettati italiani sono più di quelli americani, di quelli indiani e, anche, di quelli russi, per i quali, come abbiamo visto, il valore dei risultati antidoping sono tutti da valutare. Quello del 2016 non è un caso isolato. Basta guardare sempre il grafico sopra: l’anno prima, nel 2015, l’Italia era seconda al mondo per numero di atleti, appena dopo la Russia.
I dati si riferiscono al: 2016
Fonte: Wada
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