Disuguaglianze in Ue, ecco chi si è impoverito di più

I Paesi periferici sono i più colpiti dalla crisi, come l’Italia. Ridotta la distanza con l’Est Europa

A partire dal 2004 l’Unione europea ha aperto le sue porte al cosiddetto blocco dei Paesi dell’Est. Un’espansione che ha portato tanti cambiamenti a tutti gli Stati membri, accorciando le disuguaglianze in Ue. Ma a questo fenomeno si è aggiunta anche la crisi economica ed ecco che, tra il 2005 e il 2015, il reddito dei cittadini europei si è trasformato. Chi ci ha perso di più? Sicuramente i “Paesi periferici”, Italia compresa, dove i poveri sono saliti al 6,9%. In Paesi est-europei come la Bulgaria o la Romania, invece, i poveri sono diminuiti e sono aumentati sia i ricchi che la classe media. Vediamo perché.

Chi sono i nuovi poveri dell’Ue

Il grafico sopra mostra, in percentuale, quanti cittadini Ue hanno un reddito basso, medio o alto nelle diverse zone dell’Unione europea. Le aree prese in considerazione sono il “centro dell’Ue”, cioè il gruppo di Paesi economicamente forti e geograficamente centrali (Germania, Austria, Belgio, Francia, Paesi Bassi, Lussemburgo, Finlandia); i “Paesi periferici” (non a caso i cosiddetti “Piigs”: Italia, Spagna, Portogallo, Grecia, Irlanda); il gruppo “Uk, Svezia e Danimarca”, economicamente forti ma fuori dall’euro; e infine i “Nuovi Paesi dell’Est”, cioè quelli entrati in Ue dopo il 2004 (dalla Polonia all’Ungheria, dalla Romania alla Bulgaria).

Ulteriore premessa: i valori in percentuale indicano quanti cittadini dell’Unione risiedono in queste aree e qual è il loro reddito. Per reddito basso si intende coloro che non raggiungono il 60% del reddito mediano dell’Ue. Per reddito medio- basso coloro che vanno dal 60% al 120% di questa mediana, per reddito medio alto chi va dal 120% al 300%, e per alto reddito chi si ritrova oltre il 300% della mediana stessa.

Guardiamo innanzitutto ai dati complessiviNei 28 Paesi europei la popolazione a basso reddito è passata dal 25,2% del 2005 al 22,6% del 2015, segno che di fatto i poveri sono diminuiti. Un controsenso? Apparentemente sì, ma se si analizzano i dati nel dettaglio  le cose cambiano.

Il calo dei poveri in Europa

Il calo dei poveri, infatti, è dovuto soprattutto ai residenti nei “Nuovi Paesi dell’Est”: qui la popolazione a basso reddito è passata dal 15,8% al 10,8%. Di contro, sono aumentati i cittadini con un reddito medio-basso (dal 4,3% al 7,4%). Paesi come la Polonia, l’Ungheria o la Romania, quindi, hanno beneficiato dell’ingresso nell’Unione ed è migliorato il benessere dei propri popoli nonostante la crisi. Le cose sono andate in modo molto diverso nei Paesi periferici, dove i poveri sono passati dal 5% al 6,9%  nel decennio preso in considerazione. Non è poco se si considera che gli abitanti di questi Paesi, tra cui l’Italia, rappresentano il 26,6% di tutta la popolazione europea.

Disuguaglianze in Ue, ma al contrario

Anche la classe media è complessivamente aumentata nei 28 Paesi Ue (dal 37% del 2005 al 39,2% del 2015). Merito, anche in questo caso, dei “Nuovi Paesi dell’Est”, dove i cittadini con un reddito medio-basso sono quasi raddoppiati (dal 4,3% al 7,4%), mentre calano praticamente ovunque (sia nei Paesi periferici che nel Centro Europa).

Le disuguaglianze in Ue sono ancora più evidenti se si guarda alla classe medio-alta, che è rimasta sostanzialmente stabile (intorno al 35%): i “ricchi” hanno sofferto in tutti i Paesi, tranne che nel Centro Europa, dove sono passati dal 18,1% al 19,7%, e all’Est (dove sono addirittura raddoppiati). E i cittadini con un reddito alto, cioè i veri ricchi? Anche il loro numero non è cambiato molto, segno che la crisi ha travolto soprattutto le classi più povere.

La ricerca della Banca d’Italia che fornisce i dati sulla disuguaglianze in Ue sottolinea come, nel decennio 2005-2015 ci sia stata, in effetti, una riduzione delle disuguaglianze in Ue. Grazie all’avvicinamento dei Paesi storicamente più poveri (quelli dell’Est) a quelli più ricchi, come Germania o Paesi Bassi. Ma fanno eccezione i Paesi periferici, che erano intorno alla media della ricchezza europea, e che ora stanno scivolando sotto. E fra loro c’è proprio l’Italia. Queste dinamiche sono evidenti soprattutto per le classi a reddito basso.

I poveri dell’Est stanno meglio

Insomma, mentre i poveri dell’Est hanno goduto di cambiamenti molto positivi a loro favore, coloro che avevano lo stesso reddito ma abitavano sul Mediterraneo hanno avuto dei peggioramenti. Le differenze che ancora 15 anni fa erano enormi tra Italia e Polonia, o Spagna e Ungheria si sono appiattite. Del resto molte imprese, in particolare quelle con bassi valori aggiunti, si sono spostate a Est dando possibilità di lavoro meglio pagato a slovacchi, polacchi, ungheresi, rumeni. Questo fenomeno della concorrenza dell’Est ha colpito però solo noi, non gli abitanti dei Paesi centrali, come la Germania, né di Regno Unito o Svezia. Noi e pochi altri, quindi, rappresentiamo una sorta di triste eccezione continentale. Se ci sono dei perdenti in questi anni, ecco, sono stati proprio i poveri italiani, greci, spagnoli, portoghesi.

I dati si riferiscono al: 2005-2015

Fonte: Banca d’Italia

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