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Rispetto a quelli del Decreto Rilancio aumentano per tutti tranne che per i taxi

Le chiusure dei ristoranti e dei bar dopo le 18 e quelle totali di cinema, teatri, palestre, impianti sportivi varati nell’ultimo Dpcm hanno innescato la necessità di un risarcimento per i tantissimi che da tali restrizioni subiranno pesantissime perdite. In un Paese come il nostro composto da piccole e micro imprese, a maggior ragione nel settore della ristorazione, parliamo di 462 mila realtà, spesso composte da meno di 5 addetti. Non solo le piccole dimensioni, ma anche i crolli dei fatturati già subiti tra marzo e maggio hanno reso necessario un intervento molto più veloce di quello messo in atto in primavera, quando passarono diverse settimane prima che fossero decise delle misure. In questo caso il bonifico dovrebbe arrivare nei conti correnti dei beneficiari intorno al 15 novembre.

E il metodo più sicuro per ottenere rapidità non poteva che essere la replicazione delle misure degli indennizzi già presi, senza perdere tempo con nuovi calcoli e nuove regole. Di fatto saranno date le stesse risorse decise con il Decreto Rilancio di maggio. La differenza è che per quasi tutte le categorie questi indennizzi, chiamati “ristori”, pur erogati con lo stesso criterio, saranno aumentati. E non di poco. Le discoteche, richiuse già alla fine dell’estate dopo i primi aumenti dei casi dovuti al turismo, avranno il 400% di quanto già ricevuto.

Decreto Ristori, i risarcimenti in più rispetto a maggio

Altri settori colpiti direttamente in modo pesante prenderanno il 200%, ovvero ristoranti, cinema, teatri, piscine, palestre, centri sportivi, sale giochi, terme, centri benessere, parchi divertimento. Si tratti di ambiti interessati dall’ultimo DPCM in modo molto pesante, costretti o alla chiusura totale, o a una fortissima riduzione dei clienti, come i ristoranti, che hanno solitamente il maggiore afflusso di clienti proprio nelle ore serali.

A differenza dei bar, molto frequentati anche prima delle 18, che quindi se senza cucina riceveranno il 150% in più rispetto a maggio, assieme a pasticcerie e gelaterie, alberghi, rifugi, agriturismi, anch’essi sicuramente danneggiati dalla ultime restrizioni anche se indirettamente, non essendo interessati da chiusure.

Solo per i taxi e i noleggi con conducente non cambia nulla e riceveranno le stesse cifre. Nel Decreto Rilancio il criterio usato per l’erogazione di risarcimenti era stata la perdita di più di un terzo del fatturato nell’aprile 2020 rispetto all’aprile 2019. 

Per le aziende con fatturato fino a 400 mila euro viene ristorato il 20% della perdita di fatturato, cui va aggiunto appunto il coefficiente del Decreto Ristori. Tra i 400 mila euro e il milione di fatturato viene risarcito il 15% della perdita più il coefficiente, oltre il milione e fino e 5 milioni si scende al 10% della perdita sempre più il fatturato.

Ora incluse anche le aziende sopra i 5 milioni di fatturato

La novità del Decreto Ristori rispetto a quello Rilancio è che il governo ha incluso anche le aziende al di sopra di 5 milioni di fatturato, prima escluse, e che vengono risarcite per il 5% delle perdite di aprile più coefficiente. Si calcola che dovrebbero essere circa 1500, quindi una minoranza, ma le loro perdite in valore assoluto potrebbero essere ingenti. Vi è però un tetto al risarcimento totale per azienda, che non potrà superare i 150 mila euro. La tesi di base è che il danno economico subito ora non sia dissimile da quello primaverile, e visto che le perdite si accumulano rendendo ancora più fragile il tessuto economico è giusto incrementare i risarcimenti.

I dati si riferiscono all’ottobre 2020

Fonte: Gazzetta Ufficiale 

Leggi anche: Le aziende con meno di 5 dipendenti sono 1.176.516

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