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Il rapporto debito/Pil è salito al 106%, quasi il doppio rispetto al 2001, il minimo nel 1981

La pandemia globale legata al coronavirus avrà un effetto certo sull’economia, l’aumento molto consistente dei debiti pubblici, come conseguenza sia della recessione, sia delle misure prese per contrastarla, per esempio delle garanzie sui prestiti delle aziende. Dobbiamo abituarci a un’epoca di debiti alti. E chiaramente i più svantaggiati saranno i Paesi che già partono da una base molto elevata.

Gli Usa sono il Paese con il debito pubblico più alto al mondo, in valore assoluto. Nel 2019 il debito Usa ha raggiunto la cifra di 22 mila miliardi e 276 milioni. Per fare un confronto quello italiano era di 2 mila miliardi e 409 milioni. E’ ovvio, il Pil, cui si dovrebbero confrontare tali grandezze economiche, è molto più alto negli USA, tanto che in termini percentuali sul PIL stesso si arriva in America al 106%, in Italia al 135%.

Il debito dopo l’11/9 e Lehman Brothers

Tuttavia l’incremento degli ultimi 20 anni in USA è stato anche più veloce. Alla vigilia dell’11 settembre il rapporto debito/PIL era appena del 55%. Si veniva da un periodo di alta crescita durato 8 anni, durante l’era Clinton, che era riuscito a tagliare sia il deficit che il debito, anche grazie alla fine della Guerra Fredda. La recessione, la guerra in Afghanistan ed Irak e i tagli delle tasse voluti da Bush fecero risalire il debito in fretta, ma il colpo di grazia lo diede la crisi di Lehman Brothers e i salvataggi bancari, oltre che le misure di stimolo per la ripresa. Che funzionarono, ma intanto si era giunti a quota 100% del PIL.

Il picco però non è stato ancora toccato, e dobbiamo tornare molto indietro per trovarlo

Nel 1946 il debito Usa arrivò al 119%

E’ stato nel 1946 che si raggiunse il rapporto maggiore tra debito e PIL. Il 119%. Era chiaramente il risultato dello sforzo bellico, che lo aveva portato, in valore assoluto, a 269 miliardi di dollari dai 40 del 1939, quando, nonostante il New Deal roosveltiano, era al 43% del PIL. E dire che allora, a fine anni ’30, vi era la preoccupazione per un aumento eccessivo, visto che alla vigilia del crash delle Borse, nel 1929, il rapporto debito/PIL era solo del 16%, essendoci del resto un ruolo dello Stato ridotto al minimo.

Dopo il 1946 la crescita economica sostenuta in tutto l’Occidente consentì un aumento del debito inferiore a quello del PIL, nonostante la guerra Fredda, la corsa allo spazio, le guerre di Corea e Vietnam, tutte molto costose. E il rapporto debito/PIL è diminuito prima in modo più netto, poi più gradualmente fino al 31% del 1981, anno di inizio della presidenza di Reagan, che decise un aumento delle spesa per la difesa per sconfiggere definitivamente l’URSS, cosa che provocò un rialzo costante, dopo 35 anni di discesa

Il resto è storia recente. I Paesi occidentali ormai non riescono a vivere senza debito, lo riducono con fatica nei momenti normali, di crescita, ma sono costretti, per non rinunciare al tenore di vita che abbiamo raggiunto, ad aumentarlo molto più velocemente appena compare una crisi. E la crisi attuale rappresenterà un colpo esiziale a tutte le illusioni di riduzione del debito ai livelli dei bei tempi che furono.

Fonte: Tesoro americano

Leggi anche: Amministrazioni locali, debito a 84,4 miliardi

 

 

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