Il loro avanzo primario contribuisce per il 30% a quello nazionale. Il debito delle Regioni cala
I numeri del nostro debito pubblico li conosciamo abbastanza bene, sappiamo che con la crisi, dopo anni di calo, il rapporto tra il debito e il Pil ha ripreso a salire, e, a maggior ragione, lo ha fatto il debito pubblico in valore assoluto, cioè in euro. Secondo il rapporto sulla finanza locale della Cassa Depositi e Prestiti dai 1.605 miliardi e 337 milioni del 2007 siamo arrivati nel 2016 ai 2.217 miliardi e 547 milioni del 2016. Gigantesco, ma inferiore, per esempio, rispetto a quello della Francia.
Debito pubblico: a quanto ammonta
E’ una crescita del 38,14% in 9 anni, ma quello che forse pochi sanno è che il debito totale dell’Italia è diviso tra quello, certamente preponderante, dello Stato centrale, e quello delle amministrazioni locali, regioni, province, comuni.
Ebbene, il primo, nello stesso periodo di tempo, è cresciuto del 42,44% e il secondo, invece, è calato. Il debito delle amministrazioni locali è passato da 111 miliardi e 125 milioni del 2007 a 115 miliardi e 803 milioni del 2011, per poi scendere a 89 miliardi e 144 milioni del 2016. Un -24,66% tra 2007 e 2016, come mostra il grafico sopra.
Patti di stabilità, piani di risanamento (per esempio quelli nella sanità in metà delle regioni italiane), tagli agli enti locali che hanno costretto a dolorose spending review; tutto ciò ha contribuito a far stringere la cinghia alle regioni, ai comuni e alle province. Ma in particolare alle regioni.
Qui sotto, nel grafico, vediamo la composizione del debito di ognuna delle amministrazioni locali negli anni.
Il risultato è che il debito delle sole Regioni è calato tra il 2007 e il 2016 da 45 a 32 miliardi: 29% in meno. Minore è stata la diminuzione di quello dei comuni, da 47 a 41 miliardi.
Che cosa è il deficit pubblico
Ma non c’è solo lo stock di debito, che deve essere “venduto” attraverso i titoli di Stato, ma anche il deficit pubblico, ovvero la differenza ogni anno tra entrate e uscite dello Stato. Nel report della Cassa Depositi e Prestiti si distingue tra i conti dello Stato Centrale, delle amministrazioni locali e della Previdenza, ovvero tutto il comparto pensioni, che sappiamo quanta importanza abbia in Italia. Ovviamente non si avventura in previsioni circa il suo andamento, anche perché si rischierebbero magre figure come quella che hanno rimediato Fmi e Ue sulla Grecia.
Si analizza in particolare il saldo primario, ovvero la differenza tra le entrate e le uscite senza calcolare gli interessi sul debito, che in una certa misura dipendono anche da fattori esterni.
In Italia il saldo primario è stato quasi sempre positivo, ovvero le entrate hanno quasi sempre superato le uscite, tranne che nel 2009. In pratica il deficit è causato unicamente dalla spesa per gli interessi sul gigantesco debito pubblico.
Si passa quindi da un saldo primario di 52,1 miliardi nel 2007 ad uno negativo di 13,4 nel 2009 fino ai 25,5 del 2016. Ma come si formano questi saldi, come si compongono? Beh se fosse solo per l’amministrazione centrale sarebbero stati quasi sempre minori, soprattutto gli ultimi anni. Nel 2016 per esempio sarebbe stato di 18 miliardi, ed è grazie all’avanzo di 7 miliardi delle amministrazioni locali e a quello di 1,9 della previdenza che si arriva a 25,5, come mostra il grafico sotto.
(Attenzione, la somma tra i saldi di amministrazione centrale, amministrazioni locali e previdenza sono sempre un po’ più del saldo primario totale, perché sono state fatte “rettifiche di consolidamento”, ovvero in questo sono tolti i saldi che in realtà questi enti hanno tra di loro, per esempio: se una regione ha un avanzo verso lo Stato. Contano solo gli avanzi verso l’esterno).
Le amministrazioni locali sono divise in Comuni, Regioni, Province, Previdenza, trattata come una spesa a se stante, e altri. Insieme compongono il saldo primario delle amministrazioni locali. Solo per il 2016 non si è fatto in tempo a dividere la voce nei rispettivi sotto-capitoli.
Il dato più importante è la crescente importanza del saldo primario delle amministrazioni locali nel comporre quello totale dello Stato.
Il bilancio delle amministrazioni locali
Nel 2007 era solo di 4 miliardi contro l’avanzo dello Stato Centrale di ben 40,4 miliardi e quello della previdenza di 8,6. Con la crisi, dopo gli anni più critici in cui anche regioni, comuni, province sono andati in passivo, è stato imposto un risanamento, soprattutto nel comparto sanità, che ha portato gli avanzi degli enti locali a essere superiori anche a quello di un anno di “vacche grasse” come il 2007.
Per esempio nel 2015 per comporre un saldo primario totale di 25,3 miliardi è stato decisivo quello di 7,9 delle amministrazioni locali, frutto dell’avanzo di 2,9 miliardi nella sanità, di 2,8 dei comuni, di 1,7 delle regioni. In particolare per i comuni l’avanzo ha raggiunto i propri massimi proprio nel 2015.
In pratica le differenze positive tra entrate e uscite nella sola sanità gestita a livello locale in quegli anni hanno più che compensato quelle negativi delle regioni e, nel caso del 2014, costituito da sole più di un quarto del saldo primario totale.
Debito pubblico, gli enti locali salvano l’Italia
Riassumendo, mentre prima della crisi gli enti locali contribuivano all’avanzo primario solo per il 7,7% ,nel 2007, e per il 4,7%,nel 2008 (4 miliardi su 52,1 e 1,6 miliardi su 36,5), nel 2015 e nel 2016 il loro apporto è salito al 31,2% e al 27,5% rispettivamente (7,9 miliardi su 25,3 e 7 miliardi su 25,5).
I dati si riferiscono al: 2007-2016
Fonte: Cdp
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