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Sfiorati i 5 miliardi: ogni cittadino ha 848,9 euro da ripagare. Piemontesi secondi: 586,3 a testa

Ci sono Regioni che, nonostante siano tra le più indebitate d’Italia, continuano ad accendere mutui presso le banche. Probabilmente convinte che, se non saranno in grado di ripagarli, qualcuno interverrà al posto loro.

I debiti delle Regioni nel 2017

In altri articoli, come ad esempio questo e questo, Truenumbers ha spiegato, cifre ufficiali alla mano, la situazione debitoria degli enti locali italiani negli anni scorsi. Qui, invece, parliamo dei nuovi debiti, i debiti delle Regioni nel 2017 ovvero quelli che le Regioni hanno deciso di accendere nel solo anno appena trascorso.

Il grafico sopra mostra esattamente questo: i debiti delle Regioni nel 2017. Si tratta di prestiti richiesti a banche private e, quindi, sono un sottoinsieme del totale di quelli che poi vanno a comporre il debito complessivo e non sono inclusi quelli derivanti da anticipazioni dello Stato Centrale. Il totale quindi è certamente più alto, e corrisponde a quello che viene calcolato ai fini dei vincoli di Maastricht. Questi dati però sono particolarmente importanti perché riguardano la tendenza delle Regioni a indebitarsi per conto proprio senza passare dallo Stato centrale, è il debito “autonomista”, per così dire.
Come si vede i debiti delle Regioni nel 2017 sono aumentati perché molte si sono rivolte (ancora) alle banche. Molte ma non tutte. E chi lo ha fatto di più è stato il Lazio che, da solo, ha acceso mutui per ben 750 milioni di euro ovvero più di metà di tutti i nuovi debiti delle Regioni nel 2017 che, in totale, ammontano a 1 miliardo e 268 milioni. Sempre nel grafico sopra è indicato il debito che ogni cittadino residente nelle Regioni che si sono indebitate nel 2017, si è trovato sul groppone. Nel caso del Lazio, ad esempio, si tratta di oltre 129 euro. Attenzione: 129 euro in più rispetto al debito che già aveva e che vedremo in seguito.

Chi è andato in banca

Le altre Regioni che hanno acceso nuovi debiti sono il Veneto, con 334 milioni richiesti (68,1 euro in più per abitante), l’Umbria, con 102 milioni e 114,9 euro procapite mentre Basilicata, Sicilia, Friuli Venezia Giulia e Valle d’Aosta sono rimaste sotto i 100 milioni. Le altre Regioni italiane non hanno chiesto nulla in prestito alle banche nel 2017. A questo punto è interessante vedere l’andamento dei debiti delle Regioni anno per anno. I dati sono nel grafico qui sotto.

I debiti delle Regioni nel 2017 sono stati, come si è visto, pari a 1.268 milioni di euro che corrispondono al 44,9% in meno rispetto all’anno precedente. Ma l’anno prima, il 2016, si era saliti del 43,6%, e quello precedente, il 2015, erano stati richiesti addirittura il 622,4% di prestiti in più che nel 2014.
Nello stesso 2017 il debito residuo contratto con i privati dalle Regioni era di 14 miliardi e 781 milioni. Se nel caso dei mutui accesi si parla di flussi, qui si tratta di stock. E questo stock, il debito totale, sale. Sale esattamente del 5,3% nel 2017 rispetto al 2016 e del 2,1% nel 2018, quando ha raggiunto, al 1 gennaio, i 15 miliardi e 89 milioni.

Il debito procapite

Le cose vanno comunque meglio rispetto al 2012, quando si raggiunsero i 17 miliardi e 438 milioni. Tuttavia il trend è in aumento ed è degno di nota. Naturalmente il comportamento delle Regioni non è certamente omogeneo, come si è già visto. Il Lazio si distanzia dalle altre ponendosi in testa sia quanto a debito residuo calcolato in valore assoluto sia considerato procapite come mostra il grafico qui sotto:

Come si vede su 15 miliardi e 89 milioni di debito residuo di tutte le Regioni italiane, 4 miliardi e 925 milioni sono a carico di quella guidata da Nicola Zingaretti. Al secondo posto c’è la Sicilia, ma a distanza, con due miliardi e 818 milioni. Poi il Piemonte con 2.564 milioni di euro, e la Lombardia, con 1.493.
E’ però più corretto considerare il debito procapite. Il debito che ogni italiano ha sul groppone a causa dei debiti delle Regioni (esclusi, quindi, quelli dei Comuni, delle province e, naturalmente, di quello dello Stato) è in media di 250,7 euro ma nel Lazio si raggiungono gli 848,9, compresi quelli relativi ai nuovi debiti accesi nel 2017. Segue il Piemonte con 586,3, e la Sicilia, con 561,2. Le regioni più virtuose sono Valle d’Aosta con solo 4,4 euro a testa, l’Emilia Romagna con 7,5 euro, l’Abruzzo con 8. Insomma, alla nascita un cittadino laziale è già circa 193 volte più indebitato rispetto a uno valdostano.

Quanto pesa la rata

Naturalmente i debiti vanno restituiti. E come per ogni mutuo vi è una rata composta da una quota capitale e dagli interessi da pagare. Ogni anno le Regioni nei propri bilanci devono inserire le risorse che dovranno servire a ripagare appunto questo debito.
Nel caso del Lazio si tratta di un bell’aumento di spesa perché tra 2016 e 2017 si è passati da una rata annua di 149 milioni a una di 265 milioni, con una crescita del 77,9%, come si vede nella tabella qui sotto.

Praticamente il Lazio è la Regione italiana che deve pagare ogni anno la rata più alta per ripagare i propri debiti. La tanto bistrattata Sicilia è solo seconda con 242 milioni di rata annua e al terzo spicca il Piemonte con 218. Nella maggior parte delle Regioni la rata da pagare per l’indebitamento è in discesa, ma quello che accade in Lazio compensa i cali presenti altrove contribuendo fortemente al risultato finale che vede solo un decremento dello 0,2%.
Solo il Trentino Alto Adige fa peggio del Lazio, ma il raddoppio da 5 a 10 milioni è realmente poca cosa se guardiamo al dato assoluto. Si tratta comunque di una rata 26,5 volte più piccola di quella della regione meno virtuosa.
Da sottolineare invece i risultati della Puglia, dove nel 2017 si è pagato il 78% in meno rispetto al 2016, essendo passati da 132 milioni a 29.
Anche in questo caso il Ministero dell’Economia calcola le grandezze rapportandole agli abitanti, come è anche giusto e razionale. Ecco i dati.

Con questo metodo di calcolo il Lazio, con 44,9 euro procapite di rata da pagare, +76,8% rispetto all’anno precedente, non è primo: davanti c’è il Piemonte, la Sardegna, l’Umbria, con 49,5 euro e poi la Sicilia, con 47,9, ma ancora più sù c’è la Basilicata, con 56,9.
Si tratta tuttavia di una delle crescite maggiori, con il +76,8%, superata solo da quella della rata trentina, +88,2%.
La media nazionale è di 23 euro a testa, rimasta invariata nel 2017 rispetto al 2016. Ci sono anche Regioni dove non si raggiungono i 10 euro a testa come Trentino Alto Adige, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Campania e Molise.

I dati si riferiscono al: 2016-2018

Fonte: Rgs

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