Data center, la Lombardia chiede alla rete 44,96 GW

Ma solo 1.677 megawatt hanno il contratto di connessione. Sono 14 domande su 289

Come fa una regione a prenotare tre quarti di tutta la corrente che serve all’Italia nell’ora di maggior consumo? Perché chiedere l’allaccio costa poco e non obbliga a costruire niente.

Al 31 luglio 2026 i data center lombardi, i capannoni pieni di server che fanno funzionare siti, app e intelligenza artificiale, avevano chiesto 44,96 gigawatt a Terna, la società che gestisce la rete elettrica nazionale. Sono il 47% dei 95,86 GW chiesti in tutta Italia. Un gigawatt vale mille megawatt, e per avere un metro: nel momento di massimo consumo del 2026 l’Italia intera ha chiesto alla rete rete circa 58 GW. Il grafico in apertura mostra a che punto della procedura sono arrivate le domande per la costruzione di data center in Lombardia.

Quanti gigawatt hanno chiesto i data center in Lombardia

La Lombardia raccoglie 289 delle 529 domande presentate in Italia dai data center: il 54,6% delle domande e il 47% dei megawatt. Dietro, il distacco è netto. Il Piemonte è secondo con 13,13 GW su 64 domande, il Lazio terzo con 11,79 GW su 41, la Puglia quarta con 7,76 su 29, poi l’Emilia-Romagna con 5,59 su 39 e il Veneto con 5,20 su 21. Dal settimo posto in giù si scende sotto i 1.800 megawatt: il Friuli-Venezia Giulia ne chiede 1.758. Diciassette regioni hanno almeno una domanda aperta; Marche, Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta nessuna.

Ma in coda non ci sono solo i data center. Allo sportello di Terna si mette chiunque voglia attaccarsi alla rete per consumare grandi quantità di corrente: i porti che devono dare elettricità alle navi ormeggiate, e ogni altro grande utente industriale. Tutti insieme chiedono 109,20 GW: 12,89 sono degli altri utenti industriali, su 325 domande, e 0,45 dei porti, su 11. Spiegato in parole semplici: i data center sono sei domande su dieci, ma quasi nove megawatt su dieci, cioè il 61,2% delle 865 domande e l’87,79% della potenza.

Perché una richiesta di connessione non è un data center

Il fatto è questo: chiedere l’allaccio è una prenotazione, non un impegno a costruire. Fra la domanda e il cantiere c’è tutto il percorso delle autorizzazioni, e la fila è aperta a chiunque, perché Terna è tenuta a rispondere a tutti. Le richieste dei data center valevano circa 30 GW a fine 2024, superavano i 50 GW al 30 giugno 2025 con oltre 300 iniziative, e sono arrivate a 95,86 GW al 31 luglio 2026. Per sapere quanti data center avrà la Lombardia serve il numero di chi arriva in fondo, non di chi si mette in coda: contare le richieste è come contare i dipendenti di un’azienda dai curriculum che riceve. Dicono quanto interessa, non quanti ci lavorano.

Quante domande lombarde sono arrivate al contratto di connessione

E questo cosa vuol dire, in pratica? Terna pubblica a che punto sta ogni domanda, e per la Lombardia il conto è questo: 62 devono ancora accettare il preventivo di allaccio, cioè il progetto con il suo costo che Terna manda a chi lo ha chiesto (10.689 megawatt), 211 lo hanno accettato (31.717 MW), 2 sono ancora all’esame (880 MW) e 14 sono arrivate a firmare il contratto, per 1.677 MW. Sono il 3,7% della potenza chiesta in regione. Non è burocrazia: quel contratto si firma solo dopo che l’impianto ha ottenuto l’autorizzazione.

data center in un area agricola lombarda fotografata con nebbia

Quanti data center sono davvero accesi nell’area di Milano

Detto altrimenti: fra i 44,96 GW prenotati e la corrente che scorre davvero c’è un abisso, e si può misurare. Secondo l’Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano, che ha pubblicato i dati sul 2025 nel gennaio 2026, nell’area di Milano sono accesi 414 megawatt, cioè la potenza che arriva ai server, senza contare il raffreddamento e i servizi che li tengono in piedi. È il 68% di quanto è acceso in tutta Italia e il 6% di quanto è acceso in Europa. Alla stessa data l’Osservatorio contava su Milano 31,1 GW di richieste: circa 75 volte quello che c’è davvero.

Qui la faccenda si complica, perché la distanza fra quello che si annuncia e quello che si fa non riguarda solo i megawatt. Sempre l’Osservatorio del Politecnico calcola che fra il 2023 e il 2025 in Italia siano stati investiti 7,1 miliardi di euro nei data center, contro i 10,5 miliardi che nel 2023 erano stati programmati per quegli stessi tre anni: è arrivato il 68% di quanto annunciato. Per il triennio 2026-2028 le società hanno messo sul tavolo altri 83 progetti, presentati da 30 aziende di cui 19 mai entrate prima in Italia, per un valore potenziale di 25,4 miliardi.

I quattro paletti della nuova legge lombarda sui data center

È qui che entra la legge. La Lombardia è la prima regione italiana a darsi regole proprie sui data center: la legge regionale 11 del 3 giugno 2026, diventata operativa il 28 agosto 2026 con la pubblicazione delle due delibere che la mettono in pratica, la 6645 e la 6646. Chi rispetta quattro condizioni ottiene sconti sui tempi e sugli oneri da versare al Comune: costruire su aree già costruite o abbandonate invece che sui campi, produrre energia sul posto occupando almeno il 60% delle superfici utilizzabili, riutilizzare almeno il 25% del calore che i server buttano fuori fino al 2029 e il 35% dal 2030, e non toccare l’acqua potabile né quella dei campi per raffreddare.

Quanta acqua può usare un data center in Lombardia

Sull’acqua le delibere fissano numeri, non principi. La misura si chiama Wue e dice quanti litri d’acqua il data center consuma per ogni kilowattora di elettricità che alimenta i server: deve stare sotto 0,2 litri se l’acqua viene da un fiume, da un lago o dal sottosuolo, sotto 0,5 se arriva da fonti alternative come l’acqua già trattata dei depuratori. In più, almeno il 70% dell’acqua che l’impianto prevede di consumare in un anno deve essere acqua di riuso. E chi costruisce su terreno agricolo paga al Comune il doppio degli oneri, il triplo nelle aree protette dal piano regionale.

Zibido San Giacomo e Lacchiarella, il polo da 400 MW

Il primo progetto che misurerà queste regole è già arrivato. Il 4 agosto 2026 il Consiglio dei ministri ha dichiarato strategici due investimenti per 6,8 miliardi di euro: 1,49 miliardi per un impianto da 30 MW nella ex miniera di carbone di Monte Sinni, in Sardegna, e 5,3 miliardi per un polo da circa 400 MW a Zibido San Giacomo e Lacchiarella, alle porte di Milano, presentato dalla società K2 Strategic Infrastructure Italy. Il ministero delle Imprese stima 2.000 posti l’anno nei quattro anni di cantiere e 200 dipendenti fissi quando sarà in funzione. Con questi, i progetti dichiarati strategici salgono a sette, per oltre 25 miliardi.

Il numero che conta non è quello delle domande

Quei 400 MW, da soli, valgono meno dell’1% dei 44,96 GW che la Lombardia ha prenotato sulla rete, ma quasi un quarto dei 1.677 MW arrivati al contratto. È la proporzione che dice come andrà a finire: la coda continuerà ad allungarsi, perché costa poco stare in fila, mentre il numero che conta resta quello dei progetti che ottengono l’autorizzazione. Da agosto 2026, oltre alle autorizzazioni di sempre, chi vuole costruire in Lombardia deve fare i conti anche con le quattro condizioni ambientali. Il primo banco di prova sarà quante delle 289 domande arriveranno a consegnare la relazione energetica, il documento in cui il progettista scrive nero su bianco quanta energia e quanta acqua consumerà.

Anni di riferimento: 2024-2026

Fonti: Terna (Econnextion, Download Center, dati al 31 luglio 2026; comunicato «Consumi elettrici luglio 2026»; procedura di connessione); Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano; Ministero delle Imprese e del Made in Italy; Regione Lombardia L.R. 11/2026, DGR XII/6645 e XII/6646 del 3 agosto 2026)

Leggi anche: Francia seconda esportatrice di armi dopo gli Usa