Stime di crescita del Pil globale: +3% nel 2023

Pre-Covid la media annuale era del 3,8%, la Cina rallenta -0,7%

Il Fondo Monetario Internazionale con le previsioni di luglio ha alzato le stime della crescita del Pil globale per il 2023. Positivo? Certo, dato che ad aprile la crescita prevista era solo del 2,8%, ma c’è comunque poco da festeggiare: questa crescita è infatti nettamente più bassa di quella che si registrava prima del Covid. Nel periodo 2000-2019 l’economia mondiale cresceva in media del 3,8%. Le ragioni per cui non cresce più sono: inflazione, turbolenze geopolitiche, instabilità dei mercati e il rallentamento della Cina.

Crescita del Pil globale, la frenata della Cina

Sì, l’elefante nella stanza delle previsioni del Fondo Monetario Internazionale si chiama Cina perché la brusca frenata della sua economia avrà ripercussioni in tutto il mondo. Il presidente Xi Jinping deve fare i conti con una crescita cosi bassa come non si vedeva da decenni e potete vederlo nel grafico in apertura che mostra le variazioni annue (2023-2024) del Pil delle principali economie mondiali.

La Cina conferma la crescita del Pil al 5,2% nel 2023 ma nel 2024 la crescita si fermerà al 4,5%: lo 0,7% in meno. In prima posizione per crescita del Pil svetta invece l’India che non rallenta: anzi, nel 2023 le previsioni dicono che crescerà del 6,1% e del 6,3% nel 2024.

Crescita del Pil globale, le ragioni del crollo cinese

Prima di tutto a freddare le ambizioni di Xi Jinping troviamo la disoccupazione giovanile, uno tsunami: a giugno i giovani tra i 16 e i 24 anni senza lavoro erano il 21,3%, più del doppio rispetto al periodo pre-Covid. Disoccupazione giovanile vuol dire anche crollo dei nuovi mutui e infatti il secondo problema cinese è proprio questo, la caduta libera del settore immobiliare.

A giugno 2023 le vendite di case sono crollate e il valore delle nuove vendite di case da parte dei 100 maggiori promotori immobiliari è sceso del 28,1%, una valanga che si è ulteriormente ingrossata giovedì 3 agosto 2023 con il crollo, alla borsa di Hong Kong, del valore delle azioni di una delle maggiori società di gestione immobiliare cinese Evergrande Property Services Group, -50%.

Pil Stati Uniti, il rallentamento arriva anche per Biden

Non se la passano bene nemmeno gli Stati Uniti che dal 2022 hanno dovuto, in fretta e furia, dire goodbye all’era del “denaro facile” per riportare l’inflazione al 2% dopo che la “colonnina di mercurio” della svalutazione del denaro era arrivata, a novembre 2022, a +6,8%, il livello più elevato addirittura da giugno 1982. Per questa ragione i cittadini statunitensi hanno visto, mese dopo mese, aumentare i tassi d’interesse da valori praticamente prossimi allo zero fino al 5,5% attuale rispetto al 4,5% della Bce che della Fed ha seguito le orme passo passo.

Inoltre, l’amministrazione Biden ha dovuto fare i conti anche con il fallimento della Silicon Valley Bank, il più grande crack negli Stati Uniti dalla crisi finanziaria del 2008. Dati i presupposti un rallentamento dell’economia era impossibile da evitare e infatti la Fed prevede che la crescita del Pil Usa nel 2024, rispetto al 2023, calerà di 0,8 punti percentuali.

crescita Pil globale

La Germania paga la transizione al motore elettrico: Pil del 2023 -0,3%

La “sindrome cinese” si abbatte anche sulla Germania e quindi anche sull’Eurozona, perché se la frenata dell’economia cinese si riverbera su tutte le economie quella della Germania riguarda principalmente l’Europa. Ma qual è il problema dell’economia tedesca? Il più grande riguarda l’industry dell’automotive made in Germany in difficoltà per la transizione all’elettrico che vede la Cina fare da apripista mondiale. Infatti l’Unione Europea vieterà dal 2035 la vendita di auto e furgoni nuovi con motore termico alimentato da benzina e diesel, un brutto colpo per il Paese guidato dal Cancelliere Olaf Scholz che, come potete vedere dal grafico in apertura, è l’unica grande economia che nel 2023 arretra con il Pil del 2023 a –0,3%.

La Commissione Ue salva la Germania: si agli e-fuels

Tuttavia la Germania si è salvata con una deroga ad-hoc della Commissione Europea che ha dato il via libera alla possibilità di immatricolare veicoli a combustione (ma alimentati da carburanti sintetici, i cosiddetti e-fuels) anche dopo il 2035. Detto questo ecco le stime del Pil per il 2023: la Germania vede una contrazione dello 0,3%, per il 2024 le stime invece inquadrano una ripresa, + 1,3%.

Crescita Pil italiano: +1,1% nel 2023 e 0,9% nel 2024

Migliorano invece le previsioni per l’economia italiana che resiste e accelera nonostante il rallentamento in corso nell’area euro e nell’economia mondiale. Il Bel Paese porta a casa una stima al rialzo delle previsioni di 0,4 punti arrivando all’1,1%.

Non solo, aumenta anche la stima per il 2024 arrivando allo 0,9%.  Le ragioni della resistenza dell’economia italiana? Due classici punti di forza della Penisola, ovvero il turismo in grande ripresa dopo lo stop del Covid e l’industria italiana del Made in Italy. Infatti l’export delle imprese italiane rappresenta il 32% del Prodotto interno lordo del Paese guidato attualmente da Giorgia Meloni.

I dati si riferiscono al: 2023-2024

Fonte: Fondo Monetario Internazionale

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