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I dati del terzo trimestre: il contenzioso tributario cala del 12,5% rispetto al 2016

Gli italiani fanno pace con il fisco: i dati rilasciati dal ministero dell’Economia mostrano, infatti, un calo costante del contenzioso tributario.

Il contenzioso fiscale cala

Il grafico sopra mostra il numero delle liti pendenti davanti alle Commissioni Tributarie Provinciali (CTP. il primo grado di giudizio della giustizia tributaria) e il numero delle liti pendenti alle Commissioni Tributarie Regionali (CTR, l’appello) e il totale.

Complessivamente al 30 settembre di quest’anno il contenzioso tributario italiano era composto di 434.117 procedimenti: un numero che è inferiore del 12,5% rispetto alla stessa data di un anno fa quando il contenzioso tributario contava 496.262 liti.

Nel terzo trimestre del 2017 le controversie instaurate in entrambi i gradi di giudizio, sono state 38.042, anche queste in calo di quasi il 13% rispetto al terzo trimestre del 2016. Ed è probabilmente questo il dato più importante e che rivela che gli italiani non hanno più voglia di litigare con la macchina tributaria italiana.

Le liti definite

A dimostrazione di questo c’è il dato sulle controversie definite: sempre in entrambi i gradi di giudizio, nel terzo trimestre di quest’anno sono state 44.632 con una riduzione del 15,24%. Vediamo in dettaglio: in primo grado sono pervenuti 26.354 nuovi contenziosi nel periodo in esame, in calo del 15,32% rispetto allo stesso periodo del 2016. Ma i ricorsi definiti sono stati a 34.044: in calo del 19,69%.

Nelle Commissioni tributarie regionali (CTR), gli appelli pervenuti sono stati 11.688, in calo del 7,04%, mentre le liti definite sono state 10.588, meno di quante ne siano arrivate, ma comunque in aumento del 3,13% rispetto allo stesso trimestre del 2016. Questo significa che l’arretrato, in secondo grado, aumenta.

Blocco del contenzioso fiscale

In altre parole: l’arretrato cala solo grazie al fatto calo dei ricorsi dei contribuenti in primo grado. E come mai gli italiani non portano più il fisco in tribunale? Semplice: perché il fisco ha escogitato mille modi per bloccare i nuovi ricorsi attraverso, ad esempio, l’adozione del meccanismo del reclamo/mediazione che obbliga il contribuente a sedersi davanti al fisco e trovare un compromesso nel caso in cui in ballo ci siano cifre fino ai 20mila euro.

Un altro meccanismo che ha contribuito a ridurre il contenzioso fiscale è quello del ravvedimento operoso: possibilità che è stata estesa non solo alla dichiarazione dei redditi dell’anno prima, ma anche a quelli degli anni precedenti sempre per evitare di andare in tribunale. Infine c’è la rottamazione delle cartelle: un vero e proprio condono.

Chi vince e chi perde

Secondo i dati del Ministero, nelle commissioni tributarie provinciali la quota di giudizi completamente favorevoli al fisco (o all’ente impositore) è stata di circa il 46%, per un valore complessivo di 1.564,73 milioni di euro, mentre quella dei giudizi completamente favorevoli al contribuente è stata di circa il 31%, per un valore di 876,86 milioni di euro.

In secondo grado la percentuale di giudizi completamente favorevoli al fisco è stata di circa il 47%, per un valore complessivo di 794,58 milioni di euro. Il contribuente, invece, ha vinto nel 37% dei casi per un valore di 626,13 milioni di euro.

I dati si riferiscono al: terzo trimestre 2017

Fonte: Mef

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