
Dottori di ricerca 2008-2010 che nel 2014 lavorano all’Estero (Istat, 2015)
Istat: 13 dottori di ricerca su 100 all’estero per salario e opportunità professionali
Dottorato fa rima con espatriato. Il rilevamento censuario dell’Istat sui nostri dottori di ricerca, l’attività triennale post laurea magistrale cui si accede per concorso, reso noto all’inizio del 2015, ha infatti mostrato come quasi 13 dottori su 100 oggi lavorino fuori dai nostri confini.
Quanti sono i cervelli in fuga
L’universo preso in esame dal rapporto L’inserimento professionale dei dottori di ricerca, è quello di chi ha conseguito il dottorato nel 2008 e nel 2010, rispettivamente 11.229 e 11.240 persone, intervistate nel 2014, ossia a sei e a quattro anno dal conseguimento del titolo.
Complessivamente, l’occupazione all’estero, in genere un’attività di ricerca, è un fenomeno che riguarda il 16,6% degli uomini e il 9,6 delle donne, per un dato medio che si attesta al 12,9%.
Le aree più orientate all’espatrio sono quelle delle scienze dure, come la fisica, col 31,5% dei nostri phd, e la matematica, 22,4. Seguono, economisti e statistici, 16,7, ingegneri industriali e informatici, 16,4, e chimici, 16,1.
Il rilevamento offre anche un approfondito le motivazioni delle scelta di portare oltre confine le proprio competenze di giovani ricercatori.

In testa alle risposte, con percentuali superiori all’80%, argomenti che hanno a che fare con la carriera: per l’88,5, la decisione è relativa “alle maggiori opportunità di lavoro” offerte dal Paese prescelto, per l’86,8, alla “opportunità di un lavoro più qualificato” e, per l’85,5, a “opportunità di lavoro più retribuito”.
Seguono, ma più staccate, altre considerazione intorno all’avanzamento complessivo della nazione prescelta, alle opportunità di formazione presenti, ad altre esperienze di studio e lavoro.
Alla fine, anche il cervello fuggito ragiona (un po’) prosaicamente.
I dati si riferiscono al: gennaio 2015
Fonte: Istat
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