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Nel settore dei servizi l’83,3% delle imprese ha usato la cassa integrazione o strumenti simili

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Le aziende italiane stanno mettendo in atto molte strategie per mitigare l’inevitabile crisi che ha già cominciato a farsi sentire dopo la pandemia di Covid19, ma la maggioranza di queste secondo l’ultima relazione di Banca d’Italia ruota intorno alla gestione del personale e all’utilizzo di ammortizzatori sociali, anche in quei settori che non sono “labour intensive” come altri, ovvero in quelli in cui l’incidenza dei salari non è preminente sul fatturato.

Del resto i numeri, ancora provvisori, disegnano un quadro fosco: nel primo semestre del 2020 è previsto un calo del 32,2% del fatturato del settore tessili, pelli, calzature, abbigliamento. Ancora peggio andrà nell’ambito del commercio, della ristorazione, degli alberghi, per cui il crollo sarà del 37,5%. Meglio il settore energetico e estrattivo, con una diminuzione del 12,3%. In media comunque la contrazione del fatturato delle imprese italiane sarà del 26%.

E per farvi fronte come si vede dalla nostra infografica tre quarti delle aziende sta usando la cassa integrazione e gli ammortizzatori simili, con alcune variazioni in base al settore. Come è comprensibile nell’ambito dei servizi a imprese e famiglie, dove l’importanza del personale è altissima, si raggiunge una quota ancora maggiore, l’83,3%. Simile il discorso nell’ambito del trasporto e magazzinaggio, altro settore labour-intensive. Qui la percentuale di quanto usano gli ammortizzatori sociali è dell’81,1%.

In ogni caso non si scende al di sotto del 65,6% neanche negli ambiti del’industria chimica, o sotto il 75% in quella metalmeccanica

Causa calo del fatturato un terzo dilaziona i pagamenti

C’è però un’altra strategia che come quella riguardante il personale rischia di allargare la crisi al di fuori delle aziende in difficoltà, è quella di dilazionare i pagamenti ai fornitori. E’ messa in atto da circa un terzo delle imprese, ma nel settore tessile si arriva al 44,9%. Naturalmente vi sono anche le dilazioni dei pagamenti alle banche per mutui già accesi, e questi sono stati adottati per esempio dal 39,9% delle aziende del commercio e della ristorazione, che prediligono questa strategia ai ritardi nei pagamenti ai fornitori. Ma sono questi ultimi a costituire una vera e propria guerra tra poveri per la liquidità, in cui l’impresa a corto di risorse finanziarie le nega al fornitore, “contagiando” quest’ultimo e diffondendo la crisi ad altri settori. Un po’ come è accaduto durante il 2009-2013, per esempio.

Ovviamente le aziende che ne avevano hanno anche rivisto i piani di investimento, che passano in secondo piano o vengono eliminati. E’ quello che accade per il 36,6% delle imprese del settore dei trasporti e del magazzinaggio, il 27% di quelle del commercio e ristorazione e un quarto di quelle metalmeccaniche. Anche se queste ultime in realtà hanno preferito, nel 30% dei casi, ridurre il grado di utilizzo degli impianti.

E’ chiaro da questi dati perchè secondo molti analisti il peggio potrebbe ancora arrivare. Il fatto è che la riduzione dell’utilizzo del personale, il quale guadagna meno perchè in cassa integrazione o addirittura senza più un lavoro, provoca un calo della domanda interna. Che infatti costituisce da solo circa il 50% del calo del fatturato che si prevede si verificherà.

Calo che colpirà anche i settori non direttamente toccati dal lockdown, così come la scelta obbligata di pagare più tardi i fornitori.

Ma è soprattutto la domanda che nel brevissimo periodo dovrà essere al centro delle azioni di contrasto della crisi, è sempre più evidente

I dati si riferiscono al primo semestre del 2020

Fonte: Banca d’Italia

Leggi anche: Un’azienda su 5 non ha fatturato nel lockdown

 

 

 

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