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Dal 2000 ad oggi sono crollati gli investimenti in azioni degli italiani, più che dimezzandosi

I mercati azionari nelle ultime settimane hanno pagato la crisi da coronavirus e pure la discesa del prezzo del petrolio. Forse però l’impatto sulle famiglie, sui risparmi privati, sarà minore di quello che sarebbe stato se l’emergenza coronavirus fosse accaduto alcuni anni fa. Gli italiani infatti sembrano essersi disamorati della Borsa. Nel 2018 secondo Eurostat il patrimonio investito in azioni ammontava a 69 miliardi e 786 milioni. Quasi tre volte meno del 2000 quando sull’onda della bolla della new economy si arrivò a 206 miliardi e 740 milioni.

Dopo lo scoppio di quella bolla ci fu una forte riduzione, un dimezzamento, in breve tempo, che riflettè non solo la minore propensione verso la Borsa, ma anche il calo del valore dei titoli. Con la ripresa dell’economia internazionale l’ammontare totale del patrimonio investito in azioni crebbe nel 2006 a più di 123 miliardi, ma poi la crisi di Lehman Brothers e della finanza internazionale diede un colpo durissimo. Nel 2012 le famiglie italiane misero in Borsa solo 73 miliardi e 75 milioni. Nel 2015 si è risaliti a quota 91 miliardi e 224 milioni, sull’onda della flebile ripresa, soprattutto dei mercati, ma il 2018 ha segnato un nuovo minimo, appunto, che si riflette sulla percentuale di PIL che le azioni possedute dalle famiglie rappresentano, ovvero il 4%.

Chi investe di più in Borsa

Negli altri Paesi dell’Europa Occidentale gli investimenti in titoli azionari incontrano un maggior favore tra le famiglie, basti pensare che in Germania ammontano all’8,4% del Pil, in Spagna il 9,2%, in Francia il 10,5%.  Tra l’altro in questi tre Paesi i miliardi messi in Borsa oltre a essere in valore assoluto molti di più di quelli investiti nello stesso modo in Italia, sono anche di più di quelli messi nel 2000.

Ma chi nel nostro Paese è più propenso a rischiare in Borsa? Secondo la Fondazione Einaudi nel 2019 solo il 4,1% degli italiani ha comprato e/o venduto azioni, ma si scende al 3% tra le donne, decisamente meno attirate dai mercati finanziari. L’andamento della percentuale di investitori per età ha un andamento curioso. C’è un picco tra i 35-44enni con il 5,6% di essi che ha fatto operazioni in Borsa, dopodichè si scende al 3,9% tra i 45-54enni e al 2,8% tra i 55-64enni, ma si sale un po’ a sorpresa al 4,6% tra gli over 65. Tra i giovani c’è maggiore dimestichezza con il trading online e questo può spiegare la propensione maggiore, ma il fatto che i più anziani giochino in Borsa più della media a cosa può essere dovuto? Forse al fatto di essere più ricchi e che si affidano di più a consulenti esterni che diversificano gli investimenti?

Le discrepanze più importanti però sono quelle geografiche. Al Sud solo lo 0,6% delle persone investe in azioni, contro il 6% al Nord Ovest e il 6,3% al Centro. L’enorme divario economico CentroNord-Sud si nota anche qui

Fonte: Eurostat e Fondazione Einaudi

I dati si riferiscono al: 2018 

Leggi anche: Fondo previdenza 2019: la classifica dei migliori

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