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Le imprese in Borsa restano molte meno che in Francia, Germania Regno Unito

Seppure con ritardo anche in Italia l’uso di strumenti finanziari è cresciuto negli ultimi 25 anni. Sia per i privati che, cosa più importante, per le imprese. In particolare è stato molto incrementato l’utilizzo della quotazione in Borsa. E per Borsa non si intende naturalmente solo il FTSE-MIB di cui tutti sappiamo, ma anche l’AIM (Alternative Investment Market), ovvero il mercato di capitali riservato alle piccole imprese, almeno a quelle che possano rispettare i severi requisiti per la quotazione, tra cui un track record di successo, con utili e fatturato in crescita.

L’apertura negli ultimi anni del mercato dei capitali ad imprese piccole e medie ha fatto in modo che, come si vede dal grafico, raddoppiassero tra il 1995 e il 2018 le aziende italiane quotate, passando da 135 a 270, con l’incremento maggiore concentrato tra 2005 e 2018, probabilmente grazie alla nascita dell’AIM, quanto da 186 sono aumentate a 270.

Il merito però va anche alle regole meno stringenti sulle IPO (Offerte Pubbliche di Acquisto in italiano), ovvero in parole povere la messa a disposizione del mercato di quote della propria azienda, che deve seguire regole precise della Consob. Dal lato dell’offerta di capitali la crescita dei fondi di risparmio o dei veicoli di investimento ha influito a sua volta.

In Francia quotato il 0,42% dell aziende, in Italia il 0,12%

Tuttavia, bisogna dirlo, nel frattempo anche negli altri Paesi europei non sono rimasti fermi, e l’Italia è rimasta comunque indietro.

L’Italia batte di molto la Spagna quanto a numero di aziende quotate, 270 a 135. Aziende, attenzione, non finanziarie, non vengono considerate qui le banche e affini. Tuttavia viene superata da Francia, Germania e Regno Unito, dove le imprese in Borsa erano nel 2018 rispettivamente 634, 595 e 977.

A livello relativo in Italia sono quotate il 0,12% delle Società per Azioni, in Francia il 0,42%, nel Regno Unito il 0,43%. Nonostante negli ultimi anni sono state soprattutto le piccole imprese quelle che sono approdate in Borsa rimane ovviamente maggiore l’incidenza di imprese quotate tra quelle molto grandi, ovvero con più di 2 mila dipendenti o sopra i 300 milioni di fatturato. Per esempio il 44,4% delle aziende ICT di questo segmento è quotata in Italia, ma si arriva al 76,7% in Francia. Tra quelle manifatturiere, sempre molto grandi, si passa dal 30,5% italiano al 51,9% Oltralpe.

In Italia ancora pochi capitali in Borsa

Sostanzialmente la differenza rispetto a Francia e Regno Unito riguarda soprattutto la proporzione di aziende che si quota, maggiore in questi due Paesi. Al contrario rispetto a Spagna e Germania, dove la percentuale di imprese in Borsa non è molto diversa dalla nostra, quello che ci distingue sono le dimensioni.

In Spagna, nonostante siano meno le aziende quotate, queste hanno una capitalizzazione sul PIL più grande, del 21%, contro il nostro 13%. In Spagna più aziende più grandi hanno scelto di quotarsi. Soprattutto nell’ICT, nell’energia e nei trasporti.

Gli analisti hanno calcolato che se anche le sei maggiori aziende non quotate decidessero di andare in Borsa comunque si arriverebbe solo a un livello di capitalizzazione del 17,5% del PIL.

Proprio perchè il problema generale è che le imprese italiane, in grandissima parte piccole e medie, anche tra le Spa, sono poco capitalizzate. E diventa cruciale più che altrove spingere proprio le più piccole a capitalizzarsi raccogliendo risorse sul mercato.

Fonte: Banca d’Italia

I dati si riferiscono al 2018

Leggi anche: Le famiglie italiane hanno messo 70 miliardi in Borsa

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