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Su 10.800 amministratori di aziende partecipate quasi il 40% lavora gratis

Le aziende partecipate pubbliche, ovvero quelle in cui Stato, regione, provincia, comune, ecc, hanno una quota del capitale sociale erano circa 7,300 nel 2018. Gli occupati superavano il milione, andando a costituire il 5,1% dei lavoratori italiani totali. La gran parte, 640 mila, lavorava in aziende che possiamo definire controllate, ovvero in cui il settore pubblico ha più del 50%, se non il 100% delle quote.

Dal 2011 in poi è stata fatta una razionalizzazione, le partecipate sono state ridotte a un quinto, anche se mentre alcune sono state smantellate, soprattutto se piccole e in perdita, molte in realtà sono state solo accorpate. Ora la percentuale di occupati che lavora in una partecipata in Italia è inferiore a quella che si può ritrovare nel resto d’Europa, in particolare nel Centro e nel Nord del Continente dove come si sa il ruolo dello Stato è da sempre più importante.

Queste aziende, esattamente come tutte le altre, necessitano di amministratori, ovvero amministratori delegati, presidenti del CDA e naturalmente consiglieri semplici. Banca d’Italia ha raccolto i dati sugli emolumenti che questi percepiscono. Quello che emerge è una estrema variabilità.

Innanzitutto quasi il 40% degli amministratori lavora a titolo gratuito, in particolare i consiglieri di amministrazione di quelle più piccole. E’ per questo che la media totale sugli stipendi percepiti si ferma a 7.952 euro l’anno.  Si tratta della media tra quelli che prendono zero e il rimanente 60% che in realtà riceve circa 21 mila euro.

Anche tra questi ultimi comunque i divari sono ampi.

Sono molte le variabili che determinano una maggiore e minore remunerazione. Per esempio come nel resto del mercato le amministratrici donna ricevono uno stipendio mediamente inferiore alla media, 5.946 euro.

La differenza è provocata dal gap presente nei ruoli apicali, infatti se nel complesso un amministratore delegato arriva a 41.536 euro annui, se è donna si ferma solo a 31.239, e se il presidente di CDA prende 14.139, scende, se è di sesso femminile, a 10.829. Invece le donne prendono di più della media quando sono consiglieri semplici.

Stipendi più alte nelle aree con più corruzione

Incide chiaramente anche l’esperienza. Se questa è maggiore di 10 anni si riceve di più, ma solo se si fa il consigliere semplice. Non se si è amministratori delegati. Probabilmente perchè anche i CEO assunti senza un pregresso nelle partecipate presumibilmente ce l’hanno in altri settori e questo viene considerato.

Chi è anche politico prende meno della media, nel complesso 6.142 euro all’anno contro 7.952. Ma la vera differenza riguarda le dimensioni dell’impresa. In quelle grandi, ovvero sopra i 250 addetti, si arriva a 32.777 medie, che diventano 142.066 nel caso dell’amministratore delegato, 48.885 in quello del presidente del CDA, e 15.112 nel caso del semplice consigliere di amministrazione.

Incide il fatto che lo Stato negli anni ha posto dei limiti, di 240 mila euro complessivamente, cifra da non superare mai, e basati sui risultati economici di bilancio. Secondo le raccomandazioni dell’OCSE gli emolumenti delle società pubbliche o a partecipazione pubblica dovrebbero essere commisurati a quelle del settore privato, e non essere inferiori, per non correre il rischio di non essere attrattivi verso i migliori manager, ma, fa notare Banca d’Italia, non è quello che è avvenuto Italia. Per rispondere a una diffusa percezione di inefficienza e di spreco sono stati posti limiti e tetti.

Vi sono poi differenze tra le remunerazioni medie e quelle nelle società controllate ( quelle con il pubblico sopra il 50%), dove si arriva a 8.795 euro, più in alto che nelle altre, ma in cui gli amministratori delegati prendono invece meno della media. Ma uno dei divari più interessanti è quello tra le aziende medie e quelle poste in aree ad alto rischio di corruzione. In queste ultime, fa notare Banca d’Italia, nonostante il reddito pro capite sia più baso che nel resto d’Italia, gli amministratori delle società partecipate dal pubblico prendono di più, 9.823 euro annui complessivamente, che diventano 45.764 se sono amministratori delegati. Un fatto singolare, forse un po’ allarmante.

I dati si riferiscono al 2016-2020

Fonte: Banca d’Italia 

Leggi anche: Gli stipendi dei Ceo delle aziende quotate

 

 

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