fbpx
 In Hot Topic

Con la riforma Madia dovevano sparire 32.427 società, ne sono state soppresse solo 7.845

L’obiettivo della revisione straordinaria delle partecipate dallo Stato avviata nel 2016 era quello di evitare che gli enti locali si occupassero di funzioni che potrebbero essere svolte dai privati. Un’operazione di spending review voluta dal governo Renzi attraverso con le iniziative dell’allora ministra Marianna Madia. Risultato? Ad oggi, su oltre 32mila società finite nel mirino delle razionalizzazioni, 21.037 siano ancora vive e vegete.

Il flop della spending review

Secondo il Testo Unico in materia di società partecipate una Spa pubblica deve essere soppressa se ricorrono diversi criteri: carenza di utilità pubblica, fatturato inferiore a 1 milione di euro, presenza di un passivo in 4 dei 5 anni precedenti. La soppressione doveva avvenire entro la fine del 2017, ma i risultati non sono stati quelli sperati. Innanzitutto hanno adempiuto ai doveri previsti dalla legge 9.341 amministrazioni su 10.700, ovvero circa l’87%. Queste detenevano partecipazioni in 32.427 società.

Per la grandissima parte, 26.362, si trattava di partecipazioni possedute dai comuni. Più interessante è osservare quante di queste 32.427 sono state sottoposte a razionalizzazioni. Ebbene, sono state 7.845, pari al 27,16%, grazie soprattutto a regioni e province. Il restante 72,84% è stato “salvato” per un minore impegno dei comuni (i quali, come detto, possiedono la maggioranza delle partecipazioni pubbliche). I numeri sono mostrati nel grafico sopra che indica il numero delle aziende partecipate dallo Stato che hanno intrapreso un percorso di razionalizzazione a partire dal 2016.

Quale destino per le partecipate dallo Stato

Come si vede sotto, per la maggioranza relativa delle partecipazioni sottoposte a razionalizzazione, il 39,7%, si è proceduto a una cessione onerosa, ovvero alla vendita. Si tratta di 3.065 casi su 7.845. Per 1.204 invece, il 15,35%, la partecipazione è rimasta, ma, per esempio, si è diminuito il numero dei componenti del Cda e i loro emolumenti. Nel 12,93% dei casi c’è stata una fusione con l’incorporazione in un’altra società, mentre per le restanti aziende sono stati usati strumenti come il diritto di recesso, la vendita, lo scioglimento.

I settori più (o meno) colpiti dai tagli

Ma quali sono i settori dove lo Stato ha più partecipazioni in aziende private? Con il 31,97%, si tratta di quelle riguardanti la fornitura d’acqua, le reti fognarie, la gestione dei rifiuti. Vengono poi, con il 17,88%, quelle che riguardano attività professionali, scientifiche, tecniche. Le più colpite da razionalizzazione sono state quelle che si occupavano di estrazioni minerarie, settore in cui l’80% delle partecipazioni non è passata indenne. Ecco il grafico.

Altri ambiti in cui la maggioranza delle aziende partecipate ha subìto una profonda revisione sono stati quelli delle attività manifatturiere e di quelle finanziarie e assicurative. In questi casi il 58,8% e il 61,66% delle partecipazioni è stato toccato. È significativo che invece tra quelle che si occupavano di fornitura d’acqua o rifiuti, le più numerose, solo il 18,02% ha subito un qualche razionalizzazione. Così come il 21,37% di quelle che gestivano forniture di elettricità. Non è un caso, dato che acqua ed energia sono i settori che più si inquadrano nella definizione di “utilità pubblica” e, per questo, non possono essere soppressi.

Le partecipate che mancano all’appello

A conti fatti, le partecipate dallo Stato colpite dai tagli sono quelle più piccole e marginali. Come detto sopra, in totale sono 7.845. In seguito ai controlli effettuati dal ministero sull’azione delle amministrazioni pubbliche è emerso, però, che il 39,7% delle 21.037 di partecipazioni “salvate” doveva essere razionalizzato. Insomma: mancano all’appello 8.351 società partecipate dallo Stato che non rispettano i criteri di utilità pubblica, eppure hanno passato indenni la scure dei tagli. Ecco perché si può parlare di flop della spending review: se la riforma del 2016 fosse stata applicata in toto, oggi le società smantellate sarebbero più della metà, e non solo il 27,16% del totale.

I dati si riferiscono al: 2016-2017

Fonte: Mef

Leggi anche: Quanti sono i “precari di Stato” in Italia?

Calano di 11 giorni i tempi di pagamento dello Stato

Share with your friends










Inviare
Recent Posts

Start typing and press Enter to search