Le 10 aziende farmaceutiche italiane da 19 miliardi

Dazi Usa da 1,7 miliardi sui farmaci italiani: a rischio export da 11,3 miliardi

 

Con l’ultimo pacchetto di dazi voluto da Donald Trump, anche i farmaci europei finiscono nel mirino. Gli Stati Uniti hanno imposto dazi del 15% su una lunga lista di beni importati dall’Unione Europea, tra cui medicinali e prodotti farmaceutici. Una misura che interviene in un mercato profondamente integrato, dove ricerca, produzione e distribuzione viaggiano oltre i confini nazionali. L’Italia, che ogni anno esporta farmaci negli Usa per 11,3 miliardi di dollari, è tra i Paesi più esposti.

Solo nel 2024, l’import globale di medicinali negli Usa ha toccato quota 212 miliardi di dollari. L’applicazione del dazio al 15% significa un gettito potenziale da 32 miliardi di dollari per il fisco americano, di cui 18,6 miliardi solo dai Paesi UE. L’Italia è il quarto esportatore europeo e il settimo al mondo, con una quota che vale 1,7 miliardi di dollari di dazi.

Quanto vale l’industria farmaceutica italiana

L’industria farmaceutica italiana è una delle realtà più solide dell’economia nazionale, anche se raramente conquista la scena. Nel 2023 ha prodotto beni per 52 miliardi di euro, piazzandosi sul podio europeo insieme a Germania e Francia. Il suo impatto è concreto: vale il 2% del Pil italiano e dà un contributo decisivo alla bilancia commerciale del Paese. Secondo l’Istat, è anche il settore più competitivo dell’intera manifattura italiana.

L’export lo dimostra. Sempre nel 2023, l’Italia ha esportato farmaci per 49 miliardi di euro, con una crescita del 150% in dieci anni. Il saldo commerciale, tra prodotti finiti e materie prime, è positivo per 11 miliardi di euro. I farmaci sono diventati il secondo settore del made in Italy per surplus con l’estero, con un avanzo di 17 miliardi nel 2023. Venti anni fa pesavano per il 3,8% sull’export manifatturiero, oggi la quota è salita all’8,3%. La farmaceutica è anche il primo settore industriale italiano per crescita della produttività, con un aumento del 7% rispetto alla media dei principali Paesi europei.

Le 10 aziende farmaceutiche italiane più grandi

I dazi imposti dagli Stati Uniti colpiscono un nucleo ristretto ma strategico di aziende italiane leader nel farmaceutico. Insieme, queste imprese generano un fatturato annuo di 19 miliardi di euro. Sono tra le principali responsabili dell’export del settore e ora si trovano direttamente esposte agli effetti delle nuove barriere commerciali.

Nel 2024 Menarini ha registrato un fatturato di 4,603 miliardi di euro, in crescita del 5,2% rispetto all’anno precedente. Subito dopo Chiesi, che ha raggiunto 3,4 miliardi, con un incremento del 13% a tassi di cambio costanti. Recordati ha chiuso l’anno con 2,34 miliardi di ricavi netti consolidati, in crescita del 12,4%. Bracco ha superato i 2 miliardi, +11% sul 2023, con l’88% del fatturato generato all’estero, soprattutto negli Stati Uniti e in Cina. Alfasigma ha segnato una delle crescite più marcate: 1,87 miliardi di euro, con un balzo del 37%.

Kedrion ha toccato quota 1,578 miliardi, +10% rispetto al 2023. Dompé ha chiuso il 2024 a 1,22 miliardi, mentre Angelini Pharma ha superato 1,2 miliardi, con il 50,6% dei ricavi generati sui mercati internazionali. Chiudono la classifica Zambon con 474,9 milioni e Molteni con 350,9 milioni, in crescita del 10%. Queste aziende non solo trainano l’export italiano, ma ora si trovano direttamente esposte al contraccolpo dei nuovi dazi Usa.

Gli investimenti farmaceutici in ricerca e produzione

La farmaceutica italiana non si limita a produrre e vendere. Investe, e tanto, in ricerca e innovazione. Nel 2023 le aziende del settore hanno speso con questo obiettivo 3,6 miliardi di euro, con un incremento del 9% rispetto all’anno precedente. I fondi sono stati distribuiti in due direzioni: 1,6 miliardi per rafforzare la produzione e 2 miliardi per finanziare la ricerca e sviluppo. È da qui che nascono nuovi farmaci, tecnologie e soluzioni ad alto valore aggiunto.

Una parte importante di questi investimenti si è concentrata sugli studi clinici condotti in Italia, spesso all’interno del Servizio Sanitario Nazionale. Nel 2023 sono stati destinati 700 milioni di euro a questa attività. Il beneficio è doppio: i pazienti accedono prima a cure innovative e il sistema pubblico ottiene un vantaggio economico misurabile. Ogni euro investito ne genera tre di ritorno per il SSN, tra risparmi e terapie più efficaci.

Farmaceutica italiana: +35% di brevetti e primato UE

Negli ultimi cinque anni, l’industria farmaceutica italiana ha registrato un aumento del 35% nelle domande di brevetto, a conferma di un settore in forte crescita tecnologica. L’Italia è anche al primo posto in Europa per la produzione conto terzi (Cdmo), con un valore di 3,6 miliardi di euro, pari al 23% del totale dell’Unione Europea. Questo sistema flessibile e collaborativo è uno dei punti di forza del settore, ma rischia di essere messo in difficoltà dai nuovi dazi Usa, che potrebbero frenare la competitività sui mercati esteri.

Il comparto farmaceutico è inoltre il primo in Italia per innovazione aperta, grazie al lavoro congiunto di aziende, università e centri di ricerca. Le imprese italiane sono attive in aree ad alto contenuto tecnologico: farmaci di sintesi chimica, biotecnologici, vaccini, terapie avanzate, malattie rare e plasmaderivati. Sono tutti ambiti che richiedono ricerca continua, investimenti strutturati e standard di qualità molto elevati.

dazi farmaci USA

Le regioni italiane leader nella farmaceutica

L’industria farmaceutica italiana è fatta anche di territori. Ogni regione ha il suo ruolo, ma alcune trainano l’intero settore. La Lombardia è in testa: conta 26.000 addetti diretti, genera un export da 10 miliardi di euro e ha investito 560 milioni nella ricerca e sviluppo. È la prima regione italiana per produzione e una delle più avanzate d’Europa nel campo farmaceutico.

Subito dopo viene il Lazio, con 13.300 occupati e un export da 11,5 miliardi di euro, il dato più alto in Italia. La farmaceutica pesa per il 43% dell’intero export manifatturiero regionale, a conferma di quanto il comparto sia centrale per l’economia del territorio. Al terzo posto c’è la Toscana, che impiega 7.900 persone e ha esportato nel 2023 farmaci per 8,3 miliardi di euro.

Anche Campania e Marche tra le regioni leader

Anche l’Emilia-Romagna ha un peso importante nella farmaceutica italiana. Conta 4.500 addetti diretti, 2,3 miliardi di euro di export e 511 milioni investiti in ricerca e sviluppo. È la seconda regione italiana per investimenti in innovazione, subito dopo la Lombardia. Al Sud spicca la Campania, che da sola ha esportato farmaci per 6,1 miliardi di euro, pari al 74% dell’intero export farmaceutico del Mezzogiorno, che nel 2023 ha raggiunto 8,2 miliardi. Si tratta di distretti industriali integrati con i mercati esteri, ora messi alla prova dai nuovi dazi imposti dagli Stati Uniti.

Anche altre regioni danno un contributo rilevante. Il Veneto impiega 5.700 addetti diretti, con altri 6.800 nell’indotto, esporta per 1,1 miliardi di euro e ha investito 50 milioni in ricerca e sviluppo. Le Marche contano 1.300 addetti diretti e 1.600 nell’indotto, ma soprattutto sono la quarta regione italiana per export farmaceutico, con un totale di 6,7 miliardi di euro nel 2023. Un sistema diffuso, che coinvolge Nord, Centro e Sud, e che oggi rischia di subire un contraccolpo pesante dalle barriere commerciali statunitensi.

Occupazione nella farmaceutica italiana

La farmaceutica italiana non è fatta solo di laboratori e ricerca: a farla crescere ogni giorno sono le persone. Nel 2023 il settore ha impiegato 70.000 addetti diretti, di cui 7.050 specializzati in ricerca e sviluppo. È una forza lavoro tra le più qualificate della manifattura: il 90% è diplomato o laureato. Anche la presenza femminile è significativa: le donne sono il 45% del totale, una quota che sale al 53% nei reparti di ricerca.

Negli ultimi cinque anni, tra il 2018 e il 2023, il numero di under 35 nel settore è aumentato del 19%. Per accompagnare i giovani verso il lavoro, molte aziende collaborano con percorsi formativi specifici, come gli ITS. Tra questi, la Pharma Academy ha già formato oltre 250 studenti dal 2019, con un tasso di occupazione del 100%. Sommando anche i lavoratori dell’indotto, il comparto dà lavoro a 153.000 persone.

I dati si riferiscono al: 2023
Fonte: Farmindustria

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