Il settore in Italia vale 228 miliardi di euro. Il terzo in Europa e il decimo al mondo
Le aziende chimiche italiane valgono 228 miliardi di euro di fatturato prodotti da 3.306 imprese che occupano circa 300mila persone, generalmente altamente specializzate. Nel grafico in apertura le prime dieci aziende chimiche in Italia per fatturato. Più in basso i dettagli sul settore di specializzazione delle prime tre aziende chimiche italiane e tutti i numeri dell’industria chimica italiana.
Le aziende chimiche italiane danno lavoro a 300mila persone
La chimica riguarda, ça va sans dire, tutti gli aspetti della nostra vita. È la principale scienza a cui affidarsi per raggiungere la sostenibilità ambientale. L’industria chimica è inoltre tra i principali vettori per la creazione di posti di lavoro. Dopo questa premessa “scolastica”, non indugiamo ulteriormente e passiamo subito a parlare di chimica in cifre, del ruolo dell’azienda chimica in Italia e di quali sono le principali aziende chimiche nel nostro Paese. Piccolo spoiler: l’Italia è il decimo produttore chimico nel mondo e il terzo in Europa.
La prima azienda chimica italiana è Versalis (Eni)
La prima è il gruppo Versalis (Eni) che nel 2020 ha venduto prodotti per 3,3 miliardi di euro, contro i 4,1 miliardi di euro del 2019 (-17,9%). Una perdita che si traduce in – 588 milioni di euro netti di ricavi. Una riduzione dovuta alla diminuzione dei prezzi medi unitari di vendita dei prodotti intermedi (-23,3%) e dei polimeri (-15%).
La seconda azienda chimica in Italia è il Gruppo Mapei
Al secondo posto troviamo il Gruppo Mapei leader mondiale nella produzione di adesivi e prodotti chimici per l’edilizia con un fatturato di 2,8 miliardi di euro. Al terzo posto della classifica delle più grandi aziende chimiche italiane troviamo il Gruppo Bracco, società specializzata nei mezzi di contrasto per immagini diagnostiche (imaging biomedic) con 1,2 miliardi di fatturato nel 2020.
Le aziende chimiche italiane per settore
Che sia in maniera diretta o meno non esiste attività economica che non sfrutti i prodotti chimici: sono utilizzati dall’agricoltura (4,3%), dai servizi come trasporti e comunicazioni (12,6%), ai consumi delle famiglie (12,9%) con una quota maggioritaria nell’industria (70,2%). Il settore industriale della gomma e della plastica (19,9%) è quello che, più di tutti, sfrutta la chimica, seguito dal tessile (5,7%) e dalla lavorazione dei metalli (5,3%).
L’industria della chimica di base
Invece l’industria farmaceutica assorbe dalla produzione chimica di base (differente da quella fine e applicata) solo il 5%. Questo perché solo una piccola parte dei prodotti realizzati nell’industria chimica di base, che rappresenta il 41,1% della produzione chimica delle aziende italiane, è commercializzata come prodotto finito.
L’acido solforico, il prodotto chimico più usato al mondo
L’industria farmaceutica utilizza, tra le produzioni a monte del processo produttivo chimico, soprattutto il cloro e l’acido solforico. Il famoso vetriolo (nome volgare dell’acido solforico) è infatti il reagente chimico più prodotto e utilizzato al mondo: dai produttori di fertilizzanti agli zuccherifici, dalle cartiere e alle distillerie e naturalmente dai produttori di farmaci come reagente per le analisi chimiche di laboratorio.
Il settore della chimica specialistica vale 4,3 miliardi di euro
Questo per quanto riguarda la chimica di base. Ma se guardiamo alla chimica fine e specialistica il discorso cambia. La chimica fine e specialistica (a cui si lega la chimica per il consumo) rappresenta circa il 58,9% del totale della produzione chimica in Italia. La fetta più grande. È un industria che produce beni differenti che toccano tutti i settori del manifatturiero.
Il settore della chimica fine in Italia: il caso della cosmetica
È proprio in questo ramo dell’industria chimica che troviamo i settori più in crescita dell’intera filiera. Sono i microsettori della cosmetica (2,4 miliardi di fatturato nel 2020) e dei detergenti (746 milioni) ma anche delle pitture (979 milioni), degli adesivi e delle colle (258 milioni). L’Italia inoltre domina il cluster mondiale dei principi attivi farmaceutici. In questo ramo le nostre quote esportate superano l’85% della produzione. Nel grafico qui sotto potete vedere come in un solo anno il settore della chimica specialistica sia passato da un saldo commerciale di 3,8 miliardi (2018) a uno di 4,3 miliardi (2019).
Sono 3.306 le aziende chimiche italiane
Come abbiamo premesso all’inizio il valore dell’industria chimica italiana, composta da 3.306 imprese con 289mila occupati, è di 228 miliardi di euro. Questo dato si ricava sommando il valore della produzione per la domanda interna (134,9 miliardi) a quello delle esportazioni (92,7 miliardi di euro). L’Italia con una quota del 10% sul valore totale della produzione chimica europea è la terza produttrice del vecchio continente dopo la Francia con il 13% e la Germania, prima in Ue, con il 38%.
L’industria della chimica è il settore meno indebitato
Inoltre l’industria chimica in Italia vanta un importante primato, si configura infatti come il comparto industriale con meno “sofferenze bancarie”: detto in parole povere il settore a minore rischio di fallimento con una percentuale d’insolvenze bancarie pari a solo l’1,1% dei prestiti. Il settore delle costruzioni, il più indebitato, arriva a quota 13,3%, a passarsela male ci sono anche il settore dei mobili con l’8,4% di debiti insolvibili e quello della moda (6,2%).
L’export delle aziende chimiche italiane vola al +31%
Sono stati l’export e i processi d’internazionalizzazione ad aver protetto l’industria chimica durante lo shock economico dovuto alla pandemia. Un vero e proprio scudo per contenere le perdite. Nel 2020 infatti la crescita dell’export dei prodotti dell’industria chimica italiana è stata del +31%. Questo ha permesso di contrastare anche la perdita occupazionale che si è arrestata al -8% contro il -15% del totale dell’industria manifatturiera italiana. Infatti il settore chimico si posiziona al terzo posto nella classifica di competitività stilata dall’Istat. Il settore della chimica quindi, come quello farmaceutico (primo posto) e delle bevande (secondo posto), cresce e crea posti di lavoro stabili, di qualità e ben pagati.
Sorpresa: le aziende chimiche italiane sono innovative
Contrariamente a quello che si potrebbe pensare, le aziende chimiche italiane sono quelle che annoverano tra le loro fila la maggiore percentuale di imprese innovative, ben l’89%. E questo perché la chimica italiana, ma in generale tutto il settore chimico nel mondo, si basa sulla ricerca scientifica e, quindi, è ovvio che le aziende innovative siano così tante, anche se spesso si tratta di imprese di piccole dimensioni. Le imprese che svolgono attività di ricerca e sviluppo sono, infatti, ben il 60%.
I dati si riferiscono al: 2020
Fonte: Federchimica
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