Apparecchi acustici, l’Italia vale 875 milioni

Amplifon compra GN Hearing e punta su 3,3 miliardi di ricavi e 2.800 brevetti

Non è più solo questione di “sentirci meglio”. Il mercato degli apparecchi acustici è diventato una partita industriale fatta di dati, microchip, brevetti e intelligenza artificiale. In questa partita Amplifon ha deciso di cambiare passo: il gruppo italiano ha firmato l’accordo per acquisire l’intero business Hearing di GN Store Nord, cioè GN Hearing, valutato circa 2,3 miliardi di euro su base cash-free e debt-free. L’operazione prevede il pagamento di 1,69 miliardi di euro in cash e l’assegnazione di 56 milioni di azioni Amplifon a GN. Il closing è atteso entro la fine del 2026, dopo le autorizzazioni regolatorie e il completamento dello scorporo di GN Hearing dal gruppo danese. Il punto è che Amplifon non compra soltanto un produttore: compra tecnologia, produzione e ricerca, trasformandosi da grande rete globale di assistenza e distribuzione in un gruppo integrato anche nello sviluppo degli apparecchi acustici.

Quanto vale la nuova Amplifon

La nuova Amplifon non sarà soltanto più grande: sarà diversa. Con GN Hearing dentro il gruppo, il perimetro industriale cambia e i numeri danno la misura del salto. La società nata dall’integrazione avrà ricavi combinati per circa 3,3 miliardi di euro e un Ebitda rettificato pro-forma di circa 830 milioni di euro, con un margine intorno al 25%. È una dimensione che porta Amplifon dentro la fascia alta dell’audiologia mondiale, non solo per capacità commerciale ma anche per presidio della filiera. La presenza salirà a oltre 100 Paesi e i dipendenti saranno più di 20mila: una rete globale che unisce negozi, assistenza ai pazienti, produzione e sviluppo tecnologico. In un mercato in cui gli apparecchi acustici dipendono sempre di più da software, microchip e personalizzazione, la scala non serve solo a vendere di più, ma a sostenere investimenti, innovazione e competizione con i grandi gruppi internazionali.

Brevetti e software dietro l’acquisizione

Il cuore dell’operazione è nella parte meno visibile degli apparecchi acustici: ricerca, software, brevetti e capacità produttiva. GN Hearing porta in Amplifon più di 700 professionisti R&D e un portafoglio tecnologico superiore a 2.800 brevetti, numeri che spiegano perché l’acquisizione non sia solo una questione di negozi o quote di mercato. Amplifon compra competenze per progettare e sviluppare direttamente dispositivi sempre più digitali, personalizzati e collegati ai dati clinici dei pazienti.

L’integrazione serve proprio a unire la rete commerciale del gruppo italiano con la produzione e lo sviluppo prodotto di GN Hearing. Da questa combinazione Amplifon si attende sinergie Ebitda per 60-80 milioni di euro entro il 2029: in altre parole, un miglioramento del risultato operativo prima di interessi, tasse, svalutazioni e ammortamenti. I costi una tantum dell’integrazione sono invece stimati intorno a 80 milioni di euro nei 2-3 anni successivi al closing.

Il peso industriale di GN Hearing

GN Hearing non entra in Amplifon come una semplice controllata tecnologica, ma come un gruppo già pesante nel mercato globale degli apparecchi acustici. Nel 2025 ha generato ricavi per 7,2 miliardi di corone danesi, pari a circa 1 miliardo di euro, con un margine sui ricavi intorno al 23%. Il risultato operativo rettificato della sola attività Hearing, calcolato separando questa divisione dal resto del gruppo GN, è stato di 1,6 miliardi di corone danesi, cioè circa 220 milioni di euro. Anche la distribuzione geografica mostra una presenza già internazionale: il 49% dei ricavi arriva dalle Americhe, il 28% dall’Europa e il 23% dal resto del mondo. Negli ultimi 3 anni, inoltre, GN Hearing ha registrato una crescita organica media annua del 9%, spinta dal lancio di nuove piattaforme tecnologiche.

Amplifon mercato apparecchi acustici

Quanto vale il mercato italiano degli apparecchi acustici

La mossa di Amplifon non va letta solo sulla scala globale. Per capirne il peso bisogna tornare anche al mercato da cui il gruppo è partito: l’Italia. Qui gli apparecchi acustici formano un settore già maturo, ma ancora attraversato da una domanda sanitaria destinata a crescere. Secondo l’indagine dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm), il mercato italiano vale circa 875 milioni di euro e supera le 500mila unità vendute ogni anno, numeri che lo collocano tra i principali in Europa per valore e volumi.

La forza del settore sta anche nella sua presenza territoriale: l’offerta passa da circa 6mila punti di contatto, tra centri acustici, formule “shop-in-shop” e recapiti commerciali, con una copertura superiore al 90% dei Comuni italiani. I centri acustici specialistici attivi a tempo pieno sono circa 2.100, cioè il cuore professionale della filiera. È in questa rete di prossimità, dove il rapporto con il paziente conta quanto il dispositivo, che Amplifon ha costruito il proprio modello prima di puntare sull’integrazione tecnologica.

Quanto costa un apparecchio acustico

Comprare un apparecchio acustico in Italia significa sostenere una spesa che va oltre il semplice dispositivo. Secondo l’indagine dell’Agcm, il prezzo medio di un singolo apparecchio si colloca tra 1.500 e 2.100 euro, ma la forbice è molto ampia: la categoria “sociale” parte da 630 euro, a fronte di un rimborso del Servizio sanitario nazionale indicato fino a 650 euro per singolo dispositivo, mentre i modelli premium possono arrivare a 5mila euro. Il dato più interessante riguarda però la composizione del prezzo finale. Il dispositivo in sé pesa solo per il 20-30%, mentre la componente servizi incide per il 70-80%. In altre parole, il mercato degli apparecchi acustici non vende soltanto un prodotto, ma un percorso fatto di adattamento, regolazione, controlli successivi e assistenza nel tempo. È qui che la rete commerciale e professionale diventa decisiva quanto la tecnologia.

Apparecchi acustici, quanto copre il pubblico

Il costo degli apparecchi acustici resta in larga parte a carico dei cittadini. In Italia, secondo l’indagine dell’Agcm, la domanda pubblica vale circa 110 milioni di euro su una spesa complessiva di 875 milioni di euro. La copertura integrale da parte della spesa pubblica riguarda solo il 10% degli apparecchi usati nel Paese, mentre un altro 25% viene rimborsato soltanto in parte.

Questo significa che, per molte famiglie, l’accesso a una protesi acustica dipende anche dalla capacità di sostenere una spesa privata. Il confronto con la Francia mostra quanto il modello di rimborso possa incidere sul mercato: lì il prezzo medio è di circa 950 euro per gli apparecchi di categoria I, interamente rimborsati dal sistema nazionale, e di circa 1.530 euro per quelli di categoria II, non rimborsabili o rimborsabili solo parzialmente.

Chi controlla i centri acustici in Italia

Nel mercato italiano degli apparecchi acustici la forza non si misura solo nei ricavi, ma anche nella presenza fisica sul territorio. Secondo l’indagine dell’Agcm, e come si vede anche dal grafico, Amplifon è il principale operatore nazionale con una rete di 750 centri specializzati, attraverso cui distribuisce con il proprio marchio apparecchi prodotti dai principali gruppi mondiali.

Accanto ad Amplifon ci sono catene integrate verticalmente con i produttori: AudioNova, parte del gruppo svizzero Sonova, conta oltre 3.300 centri acustici in più di 90 Paesi, di cui circa 190 in Italia; Audika, del gruppo danese Demant, ha circa 80 negozi sul territorio nazionale; Maico, anch’essa riconducibile a Demant, arriva a circa 200 punti vendita. Il quadro mostra un mercato in cui la prossimità al paziente resta decisiva: chi controlla la rete dei centri controlla anche una parte importante del rapporto tra diagnosi, scelta dell’apparecchio e assistenza successiva.

Chi usa gli apparecchi acustici in Italia

Nonostante la dimensione del mercato, in Italia resta ampio lo spazio di crescita. Possiede un apparecchio acustico circa il 35% delle persone che ne avrebbero bisogno, pari a oltre 2,5 milioni di italiani. Il tasso di adozione cambia però molto in base alla gravità del problema: sale al 76% tra chi ha una perdita uditiva da moderatamente severa a profonda, superiore a 40 dB medi, mentre scende al 18% tra chi ha una perdita lieve-moderata, tra 26 e 40 dB. È anche per questo che l’Italia resta sotto Paesi con maggiore sostegno pubblico, come la Francia, dove l’adozione arriva a circa 50%.

Perché l’acquisto di un apparecchio arriva dopo anni

Tra il bisogno di sentire meglio e l’acquisto di un apparecchio acustico passa spesso molto tempo. Secondo l’indagine dell’Agcm, il percorso che porta dalla consapevolezza del problema alla decisione di comprare un dispositivo dura in media 2-3 anni e in alcuni casi può superare i 6 anni. È uno dei motivi per cui la domanda potenziale non si trasforma subito in mercato reale: pesano lo stigma, la complessità del percorso sanitario e, soprattutto, il costo. Tra le persone con disturbi uditivi che non usano apparecchi acustici, il 62% indica infatti l’impossibilità economica tra le principali ragioni del mancato acquisto.

Perché scegliere è difficile

La complessità del mercato si vede anche dalla quantità di prodotti disponibili. Secondo l’indagine dell’Agcm, ogni centro acustico specializzato propone in media circa 70 diversi apparecchi acustici, mentre nell’elenco dei dispositivi medici del Ministero della Salute risultano oltre 3mila dispositivi riconducibili a questa categoria. Per il consumatore, quindi, il problema non è solo il prezzo, ma anche la possibilità di capire che cosa sta comprando e confrontare offerte diverse. Modelli, fasce tecnologiche, servizi inclusi, regolazioni e assistenza rendono il mercato poco immediato: anche per questo l’apparecchio acustico non è un prodotto standard, ma una scelta guidata da competenze tecniche e da un percorso di adattamento personalizzato.

 

Quanti hanno problemi di udito nel mondo

Dall’Italia lo sguardo si allarga al mercato globale, dove la crescita degli apparecchi acustici è spinta da un bisogno sanitario ancora più ampio. Nel mondo, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, oltre 1,5 miliardi di persone convivono con una qualche forma di perdita uditiva e 430 milioni hanno bisogno di riabilitazione per una perdita uditiva invalidante.

Il bacino potenziale è destinato ad aumentare: entro il 2050 quasi 2,5 miliardi di persone avranno problemi di udito e oltre 700 milioni richiederanno interventi di riabilitazione. Il tema non è solo clinico, ma anche economico. La perdita uditiva non trattata genera un costo globale stimato in quasi 1.000 miliardi di dollari l’anno, tra impatto sulla salute, sull’istruzione, sul lavoro e sulla partecipazione sociale. Per l’Oms, rafforzare i servizi di cura dell’udito richiederebbe un investimento aggiuntivo inferiore a 1,40 dollari l’anno per persona, con un ritorno stimato in quasi 16 dollari per ogni dollaro investito nell’arco di 10 anni.

I big mondiali degli apparecchi acustici

Il mercato globale degli apparecchi acustici non è fatto da una galassia dispersa di produttori, ma da pochi grandi gruppi capaci di tenere insieme ricerca, produzione, distribuzione e assistenza. L’indagine dell’Agcm cita tra i principali operatori Sonova, gruppo svizzero, Demant, gruppo danese, WS Audiology, gruppo con sede in Danimarca e Singapore, GN ReSound, marchio danese di GN Hearing, e Starkey, azienda statunitense.

I numeri danno la misura della concentrazione: Sonova ha chiuso l’esercizio 2024/25 con ricavi pari a circa 4,20 miliardi di euro; Demant ha registrato nel 2025 ricavi totali per circa 3,07 miliardi di euro, con la sola divisione Hearing Aids a circa 1,67 miliardi di euro; WS Audiology ha chiuso il 2024/25 con ricavi per 2,579 miliardi di euro. Dentro questo scenario, l’acquisizione di GN Hearing sposta GN ReSound nell’orbita di Amplifon e rafforza l’idea che la partita non si giochi più soltanto nei punti vendita. A contare sono sempre di più la capacità di controllare tecnologia, assistenza, dati clinici e accesso ai pazienti.

 

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Fonti: Amplifon, Agcm, Oms
Anni di riferimento: 2024-2026

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