Esplodono i download per i cashback natalizi, il confronto con Immuni
L’app Immuni per il tracciamento dei contagi fatica ancora a raggiungere i numeri utili. Ma un’altra app di utilità pubblica sta registrando numeri di download record, e in brevissimo tempo. Stiamo parlando di AppIO, studiata e creata dall’Agenzia per l’Italia Digitale, che è in sostanza l’applicazione di pagoPA, ma con molte più informazioni.
In numeri assoluti Immuni ha tagliato il traguardo, finalmente, dei 10 milioni di download al 10 dicembre. A pochi giorni dal lancio dei cashback natalizi, invece, AppaIo conta 8,8 milioni di download con impennate giornaliere di quasi 1 milione di nuovi download. Sempre sulla scala dei milioni sono state le richieste di caricamento di carte all’interno della sezione ‘Portafoglio’, con picchi di quasi 8mila operazioni al secondo. Ad un traffico improvviso e così alto il software si è trovato impreparato ed ecco spiegati i down e i rallentamenti denunciati da numerosi utenti. Sul mancato utilizzo di massa di Immuni ci si interroga ancora, intanto abbiamo raccolto i dati su cosa è stato fatto in Intalia e negli altri Paesi europei in tema di App anti Covid.

Chi le ha adottate e come funzionano le App anti Covid
Iniziamo col dire che le raccomandazioni emesse dalla Commissione Europea in realtà sono poco più che consigli e incoraggiamenti. Non c’è alcun obbligo di seguirle. Una differenza sostanziale rispetto ai regolamenti e alle direttive europee, per i Paesi Membri sono vincolanti, che passino o meno per un recepimento da parte dei Parlamenti nazionali.
È anche per questo che nonostante la raccomandazione di aprile per uno sforzo coordinato verso la messa a punto di una o più app di tracciamento (come l’italiana Immuni) dei contatti contro la pandemia la Ue è andata in ordine sparso mentre è stata in gran parte seguita l’indicazione di fare in modo che tali App anti Covid fossero decentralizzate, ovvero che quasi tutti i dati e le operazioni fossero svolte sui singoli smartphone e non in un server centrale, per tutelare la privacy. È la strada scelta da 18 Paesi, tra cui l’Italia, considerando quelle con app già attiva e in sviluppo, mentre altri 5, tra cui la Francia, hanno optato per un approccio centralizzato.
Ma le differenze non finiscono qui. Innanzitutto come si vede nella nostra mappa sono diversi i Paesi che non hanno creato applicazioni simili a Immuni. Si tratta soprattutto dei Paesi dell’Est che non hanno mai avuto l’intenzione di realizzarne una, come Bulgaria e Romania, più la Svezia, che ha avuto un approccio sul Covid diverso dall’inizio. In altri casi l’App anti Covid è ancora in via di sviluppo. Ma anche tra chi una applicazione ce l’ha le differenze sono presenti, soprattutto per quanto riguarda l’interoperabilità, ovvero la possibilità che possano dialogare tra loro nel caso in cui una persona si ritrovi all’estero in un altro Paese membro.
L’app anti-Covid francese non comunica con le altre
In questo caso a essere atipica è TousAntiCovid, l’app francese, che è centralizzata e non è progettata per comunicare con Immuni o quelle degli altri Paesi europei. Nella Ue solo l’Ungheria ha scelto un approccio simile. Considerando questi due casi e gli 8 Paesi senza App anti Covid quelli con applicazioni attive e interoperabili sono 17, ma la maggioranza di queste, nove per l’esattezza, ancora non ha attivato alcuna possibilità di comunicazione delle proprie con quelle degli altri Paesi.
Sono solo 8 le app che possono “parlare” con quelle dei propri vicini. E in questo caso l’Italia è tra i Paesi più avanzati, assieme a Germania, Spagna, Polonia, Croazia, Danimarca, Irlanda, Lettonia. Questo vuol dire che se un italiano va in Germania o uno spagnolo viene in Italia ed entra in contatto con uno straniero che nei successivi 15 giorni comunicherà la propria positività potrà essere avvertito anche se utilizza un’App anti Covid diversa da quella del contagiato.
È chiaro che nel momento in cui gli spostamenti tra i Paesi sono molto ridotti e sottoposti a vincoli, se non addirittura impediti, tale potenzialità è poco utilizzata. E del resto anche queste segnalazioni devono passare, almeno in Italia, per una convalida dell’operatore sanitario, cosa che avviene con difficoltà. L’interoperabilità probabilmente si rivelerà più utile nel momento delle riaperture anche delle frontiere, quando sarà decisivo bloccare la trasmissione del contagio da focolai locali in tutta Europa. In attesa di una vaccinazione completa degli europei.
I dati si riferiscono al novembre 2020
Fonte: Think Thank del Parlamento Europeo
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