Al Sud il mattone illegale pesa di più: 40,2% contro il 15,1% a livello nazionale
In Campania ci sono 50,4 case abusive ogni 100 autorizzate, uno dei valori più alti registrati in Italia. Questo numero fa da sfondo alla proposta di riaprire il condono edilizio del 2003, contenuta in un emendamento alla legge di bilancio 2026. La misura permetterebbe di sanare gli abusi costruiti entro il 31 marzo 2003, purché coerenti con gli strumenti urbanistici dell’epoca. Restano escluse solo le opere situate in aree con vincoli ambientali, paesaggistici o idrogeologici. Un limite che però non modifica l’impianto della misura: la riapertura di un condono introdotto vent’anni fa.
A far discutere non è solo il merito della proposta, ma soprattutto il momento. La Campania, che all’epoca decise di non recepire il condono del 2003 voluto dall’allora governo Berlusconi, ha oggi migliaia di pratiche rimaste sospese. Una riapertura delle sanatorie le potrebbe chiudere, proprio mentre si avvicinano le elezioni regionali. Sbloccare migliaia di pratiche proprio a ridosso delle urne, sostengono i detrattori, può essere interpretato come un segnale diretto agli elettori più che come un intervento amministrativo. Praticamente: voto di scambio.
Italia spaccata dall’abusivismo edilizio
Quando in Italia nasce una casa nuova, la prima domanda da farsi è se sia passata davvero per lo sportello dei permessi. Perché accanto al mercato regolare ne vive un altro, parallelo e sorprendentemente stabile: ogni 100 abitazioni autorizzate se ne affiancano 15,1 abusive. Nel Centro il rapporto resta quasi identico (14,7), mentre nel Mezzogiorno accelera fino a 40,2, creando un vero e proprio “secondo mercato edilizio” che procede a ritmo costante. E non parliamo di ristrutturazioni o ampliamenti: il Rapporto Bes 2024 di Istat, elaborato da Cresme, conta solo le nuove costruzioni abusive rispetto a quelle autorizzate. Un indicatore che dice una cosa molto semplice: in una parte consistente del Paese, una fetta non piccola delle case nuove continua a nascere fuori dalle regole.
Case abusive, non solo Campania
Come si puòben veere anche dal grafico, l’Italia vista dalla mappa dell’abusivismo sembra divisa con il righello. In alto ci sono Calabria e Basilicata, entrambe a 54,1 abitazioni abusive ogni 100 autorizzate: più di una casa “fuori norma” ogni due “in regola”. Subito dopo arriva la Campania con 50,4, seguita dalla Sicilia con 48,2 e dalla Puglia con 34,8. Solo queste cinque regioni raccolgono oltre metà dell’abusivismo nazionale, una concentrazione che racconta più di qualunque commento. A metà classifica si trovano Molise e Abruzzo, ferme a 30, una cifra che altrove farebbe notizia ma che, confrontata con il resto del Sud, sembra quasi moderata.
Il quadro cambia completamente salendo verso il Nord. Qui i numeri si assottigliano fino a diventare quasi una nota a margine: Lombardia 4,7, Piemonte 4,2, Emilia-Romagna 4,2, con i minimi assoluti in Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige, entrambi fermi a 3,3. Messa così, la geografia dell’abusivismo è chiara: nel Mezzogiorno è un fenomeno radicato e continuo; in buona parte del resto del Paese è poco più che un rumore di fondo.

Demolizioni troppo lente rispetto agli abusi
Per capire meglio quanto pesa davvero l’abusivismo, non basta contare quante nuove case nascono fuori dalle regole: bisogna vedere anche cosa succede dopo. Gli abusi vengono elminati? Partono effettivamente le demolizioni? Qui entra in scena il report Abbatti l’abuso di Legambiente. Non è una fotografia nazionale completa, perché copre solo 485 Comuni del Lazio e del Sud. Ma proprio per questo è particolarmente utile: riguarda le aree d’Italia più esposte al fenomeno e dove il tema delle demolizioni incide di più sulla realtà quotidiana.
Nei territori analizzati tra il 2004 e il 2022 sono state emesse 70.751 ordinanze di demolizione, mentre quelle davvero eseguite sono state 10.808, pari al 15,3%. In Campania la quota scende al 13,1%, con un’incidenza record: un caso ogni 236,6 abitanti. Se si includono anche i Comuni che hanno inviato dati parziali, le ordinanze di demolizioni totali salgono a 83.430, per una media di una ogni 310 abitanti.
Coste, isole e città: dove le case abusive spopolano
La distribuzione degli abusi non segue lo stesso andamento in tutto il territorio: alcune aree accumulano pratiche a un ritmo molto più veloce di altre. Nei comuni costieri, ad esempio, la pressione è nettissima: si arriva a una media di 395,9 ordinanze di demolizione per comune, un valore cinque volte superiore a quello dell’entroterra. Nelle isole minori il fenomeno diventa ancora più evidente, con un abuso ogni 12 abitanti e un tasso di demolizione del 20,5%, comunque insufficiente a smaltire l’arretrato.
Anche nelle grandi città l’equilibrio non è diverso. A Roma, nei sette Municipi che hanno fornito i dati, risultano 2.676 ordinanze e 323 demolizioni, pari al 12,2%. Un quadro che, pur riferendosi a un campione parziale del Paese, racconta sempre la stessa dinamica: le demolizioni avanzano più lentamente degli abusi, lasciando in sospeso migliaia di interventi che continuano ad accumularsi anno dopo anno.
L‘abusivismo in riva al mare
Se si stringe lo zoom sulle coste, il quadro diventa ancora più nitido: il mattone illegale è il protagonista assoluto. Nel report Mare Monstrum di Legambiente i reati edilizi lungo i litorali arrivano a 10.332 in un solo anno, leggermente sopra il dato precedente (+0,7%) e pari al 41,2% di tutte le violazioni penali registrate sul fronte costiero. Significa che quasi un reato su due riguarda costruzioni abusive, ampliamenti mai autorizzati o interventi che ignorano vincoli e tutele ambientali. Ed è proprio qui, nelle aree più appetibili del Paese, che l’abusivismo pesa di più: ogni nuova struttura irregolare cambia il profilo del territorio, le demolizioni non recuperano il divario e il risultato è un pezzo di costa sottratto alla legalità metro dopo metro.
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Fonte: Istat – Rapporto BES, Legambiente – Rapporto “Abbatti l’abuso” e Mare Monstrum.
I dati sono aggiornati al 2023-2024
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