Crescono gli occupati (+3%), ma la disoccupazione è ancora al 15,1%
A pochi giorni dalla sfida tra Roberto Fico ed Edmondo Cirielli, la campagna elettorale entra nella fase in cui l’economia pesa più di ogni slogan. E proprio lo studio 2025 della Banca d’Italia offre una fotografia utile a capire il contesto in cui si vota: nel primo semestre dell’anno il PIL campano è salito dell’1,0%, contro lo 0,6% nazionale, il risultato migliore del Mezzogiorno. Una crescita che però resta fragile. A spingere sono servizi e industria, mentre costruzioni e automotive arretrano. Secondo Bankitalia, l’espansione è alimentata soprattutto dalla domanda interna – redditi e occupazione – più che da nuovi investimenti produttivi.
Lavoro in crescita, ma non per tutti
Il lavoro resta uno dei grandi temi della politica, soprattutto quando si accende la competizione tra candidati in campagna elettorale. Nel 2025 gli occupati sono aumentati del 3,0%, più del doppio della media nazionale (+1,4%), ma il tasso di occupazione resta basso (46,5%) e la disoccupazione alta (15,1%). La crescita è trainata dai lavoratori dipendenti (+4,6%), mentre gli autonomi calano (–1,8%), segno di un’economia più dipendente dall’impiego pubblico e dai grandi servizi che dall’imprenditorialità diffusa. Come si vede anche dal grafico, calano in modo marcato i contratti a tempo indeterminato (–8,1%) e l’apprendistato (–10,8%), mentre reggono solo i contratti a termine (+0,5%) e crescono gli intermittenti (+11,1%). L’indicazione complessiva è quella di un mercato che assume meno e con formule sempre più temporanee.
Nel privato non agricolo si contano 83.000 nuovi posti di lavoro, ma la qualità dell’occupazione non migliora: i contratti a termine diminuiscono non perché aumentano quelli stabili, ma per la frenata delle nuove assunzioni. La cassa integrazione cala del 12,3% (contro il –22,4% nazionale), e le domande di disoccupazione salgono a 147.000 (+3,5%), mentre nel resto del Paese scendono leggermente (–0,6%). Un quadro in cui il numero degli occupati cresce, ma la precarietà resta strutturale.
Elezioni regionali Campania 2025
Nei primi nove mesi del 2025 poco più della metà delle imprese industriali campane ha registrato un aumento del fatturato, segnale di una ripresa che però non coinvolge tutti i settori. A trainare sono la farmaceutica (+13,9%), spinta soprattutto dalle esportazioni verso la Svizzera, e l’agroalimentare, che continua a rappresentare uno dei pilastri dell’economia regionale. Qui l’export cresce in modo deciso, in particolare grazie alle vendite di pasta e conserve dirette negli Stati Uniti, aumentate anche per effetto dell’anticipo degli ordini in vista dei nuovi dazi commerciali. In netto contrasto, l’automotive resta il comparto più in difficoltà, con una flessione del 49,7% e un vero e proprio crollo dell’81,7% verso il mercato americano.
Nel complesso, l’export campano è cresciuto del 2,6%, più della media nazionale (+2,1%) e in controtendenza rispetto al –2,8% del Mezzogiorno. Ma dietro i numeri positivi emerge la prudenza: quasi il 30% delle imprese ha ridotto gli investimenti, mentre oltre la metà teme ripercussioni dai dazi USA. Intanto il tasso di natalità delle imprese si attesta allo 0,6%, in linea con la media italiana: un segnale di stabilità più che di crescita.
Il Superbonus finisce, edilizia privata in affanno
Un tempo era il simbolo della ripartenza post-pandemia, oggi è il settore che rallenta di più. Il mondo dei cantieri campani, fatto di edilizia privata, lavori pubblici e progetti del PNRR, mostra segnali di stanchezza: nel 2025 le ore lavorate sono diminuite del 4%, dopo l’aumento record del +13% nel 2023. A pesare è soprattutto la fine della spinta del Superbonus, che ha visto crollare dell’80% il valore complessivo dei lavori, lasciando molte imprese senza commesse e interi cantieri sospesi.
A sostenere il settore sono soprattutto le opere pubbliche, aumentate del 23% grazie a 3.300 gare per 6,5 miliardi di euro, con circa tre quarti degli importi già aggiudicati. Il principale motore è il PNRR: in Campania sono state attivate 17.600 gare per 8 miliardi, e il 52% dei lavori risulta già avviato o concluso. I Comuni campani, con un tasso di aggiudicazione dell’88%, figurano tra i più efficienti d’Italia. Una capacità di spesa significativa, che però non basta a compensare la crisi dell’edilizia privata, ancora in attesa di nuovi incentivi e prospettive più solide.
La grande spinta del turismo
Tra l’euforia ancora viva per lo scudetto del Napoli, il boom di serie tv girate in città e l’atmosfera vacanziera di un’estate che ha riempito le coste e i centri storici, il clima in Campania sembra più frizzante anche sul fronte economico. Il settore dei servizi e del turismo è oggi la parte più dinamica della regione e mostra una ripresa concreta dopo anni di incertezza. Il saldo tra le imprese in crescita e quelle in calo è positivo di 15 punti percentuali, e la fiducia resta alta: 4 aziende su 5 confermano gli investimenti e quasi il 30% prevede di aumentarli nel 2026. Un segnale forte arriva anche dalle Zone Economiche Speciali, dove la Campania concentra 120 progetti, pari a un terzo del totale del Mezzogiorno, a conferma del ruolo centrale della regione nel rilancio produttivo del Sud.
Tra voli pieni di turisti, navi da crociera che affollano i porti e un’estate che ha trasformato la costa in un set permanente, i numeri del turismo campano raccontano un movimento continuo. All’aeroporto di Napoli i passeggeri internazionali crescono del 7%, compensando il calo del 10% dei voli nazionali e portando a un aumento complessivo del 2%. L’aeroporto di Salerno chiude l’anno con 173.000 passeggeri, mentre il traffico marittimo conferma la vivacità del settore: crociere +4,7%, container +3,3%, ma veicoli spediti –30,9%. Numeri che mostrano una regione sempre più orientata ai flussi turistici e ai servizi, anche se ancora fragile sul fronte logistico e industriale.
Famiglie: più reddito, ma il carovita lo divora
Tra carrelli della spesa sempre più leggeri, vacanze decise all’ultimo minuto e bollette che continuano a farsi sentire, il 2025 dei campani è un equilibrio delicato tra quello che entra e quello che esce. Il reddito delle famiglie è aumentato del 3% “nominale”, cioè guardando solo ai soldi in più ricevuti senza considerare l’aumento dei prezzi. Una volta tolta l’inflazione, però, il guadagno vero si riduce a +1%. E non basta a recuperare un carovita ancora sopra la media nazionale (2,0% contro 1,6%), spinto soprattutto dagli alimentari, che costano il 4,2% in più.
I consumi sono cresciuti dell’1,1% in termini reali (Italia +0,7%), ma con forti differenze tra settori: si spende di più per la spesa quotidiana e i servizi, meno per i beni durevoli, come dimostra il crollo delle immatricolazioni di auto (–18%) nei primi nove mesi dell’anno. In lieve ripresa invece la spesa per turismo e ristorazione, trainata dall’arrivo di visitatori italiani e stranieri.
Sul fronte dei sostegni, la regione resta tra le più dipendenti dalle misure pubbliche: 161.000 famiglie ricevono l’Assegno di Inclusione (7,6% del totale regionale, contro una media nazionale del 2,6%), mentre 660.000 famiglie percepiscono l’Assegno Unico per oltre 1 milione di figli, con un importo medio di 186 euro. A questi si aggiunge il bonus bollette da 200 euro una tantum per i redditi ISEE sotto 25.000 euro, che ha fornito solo un sollievo temporaneo in una regione dove il potere d’acquisto resta tra i più bassi d’Italia.
Il credito riparte dalle famiglie
Con più famiglie pronte a chiedere un mutuo, il mercato immobiliare campano ha iniziato a muoversi di nuovo. Nel primo semestre dell’anno le compravendite di case sono aumentate del 3,5%, ribaltando il –0,5% registrato nello stesso periodo del 2024. La ripresa è visibile anche nei capoluoghi di provincia, dove le transazioni crescono del 4% dopo il calo dell’anno precedente. I prezzi di vendita continuano a salire con la stessa intensità degli ultimi diciotto mesi: +3,5% su base semestrale. E non si muove solo il residenziale. Nel segmento degli immobili non residenziali le compravendite segnano un aumento del 9,9%, mentre le quotazioni crescono del 2,3%, uno dei rialzi più forti dall’inizio dello scorso decennio.
Fonte: Banca d’Italia – “L’economia della Campania”
I dati sono aggiornati al 2025
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