I whistleblower italiani segnalano 2 casi al giorno

Nei primi 6 mesi del 2019 sono arrivate all’Anac 473 denunce dalle “gole profonde”


Due segnalazioni al giorno da parte dei whistleblower italiani, le “gole profonde” che decidono di far emergere comportamenti ritenuti illeciti nella pubblica amministrazione. Sono gli Edward Snowden italiani. L’ex tecnico americano della Cia e collaboratore di un’azienda consulente della National Security Agency è uno dei casi più noti di whistleblower per aver rivelato nel 2013 dettagli di diversi programmi top-secret di sorveglianza di massa del governo statunitense e britannico.

Con il whistleblowing, infatti, si fanno emergere comportamenti che potrebbero venire alla luce solo con segnalazioni dall’interno. “Soffiate” fatte, magari, con soluzioni tecnologiche che garantiscono sia l’anonimato sia la protezione da possibili conseguenze sul posto di lavoro. E sono in aumento anche i casi, tra quelli segnalati, che in Italia finiscono sulle scrivanie di procure e Corte dei conti. Ma andiamo a vedere i numeri: nei primi sei mesi del 2019 dalle “gole profonde” sono arrivate all’Autorità nazionale anticorruzione 439 denunce (73 al mese), mentre nel 2018 sono state 65 al mese: 783 in tutto l’anno. Le “soffiate”, intanto, crescono: nel 2017 erano 364, la metà. E l’Anac pubblica ogni anno un rapporto per fotografare il fenomeno.

Che cos’è il whistleblowing?

La parola deriva dall’inglese to blow the whistle, letteralmente “soffiare nel fischietto“, espressione riferita all’azione dell’arbitro nel segnalare un fallo o a quella di un poliziotto che tenta di fermare un’azione illegale. In Italia la legge 190 del novembre 2012 ha disciplinato per la prima volta nella legislazione italiana la figura del whistleblower, con particolare riferimento al “dipendente pubblico che segnala illeciti”, al quale viene offerta una parziale forma di tutela.

La legge 179 del 2017 ha affidato all’Autorità nazionale anticorruzione il compito di verificare sia le segnalazioni che le eventuali misure discriminatorie nei confronti degli autori di segnalazioni di reati o irregolarità di cui siano venuti a conoscenza nell’ambito di un rapporto di lavoro. In caso di ritorsioni, l’Anac può applicare al responsabile che ha adottato il provvedimento una sanzione amministrativa da 5mila a 30mila euro e da 10mila a 50mila euro in caso di mancata analisi delle segnalazioni ricevute. Ma come arrivano le segnalazioni? A febbraio 2018 l’Anac ha messo a disposizione sul suo sito una apposita applicazione informatica protetta per il whistleblowing.

Le organizzazioni più segnalate

L’Anac segnala anche quali sono state le segnalazioni più significative del 2018: 11 (di cui 2 anonime) hanno riguardato il Ministero dell’Economia, 35 (30 anonime) l’Agenzia delle entrate, mentre 68 (57 anonime) hanno riguardato Leonardo, la ex Finmeccanica.

E l’82% delle segnalazioni arriva attraverso questo canale, le altre vengono inviate su carta. Nel 2019 aumentano le segnalazioni provenienti dal Sud e dalle Isole, si registra una leggera flessione per quelle del Centro Italia, mentre diminuiscono quelle che arrivano dalle amministrazioni del Nord.

Il whistleblowing: ecco chi segnala?

Nella gran parte dei casi la persona che fa whistleblowing è un dipendente pubblico (55,3% delle segnalazioni), ma può essere anche un lavoratore di un’impresa fornitrice della pubblica amministrazione (14,2%) o un dipendente di società controllate o partecipate 14%. I dirigenti sono poco più del 5%. Da rilevare anche che nel primo semestre 2019 siano già giunte 15 segnalazioni (4,2%) da militari e appartenenti alle forze dell’ordine. Oltre un terzo delle segnalazioni arrivano da dipendenti di Regioni ed enti locali (38,3%). In significativo aumento la voce “altre amministrazioni ed enti pubblici” (come ministeri, enti previdenziali, autorità indipendenti, agenzie pubbliche), salite dal 17,6 al 27,7%.

La corruzione in Italia

E’ interessante, però, andare a vedere anche che cosa si segnala. Tra le tipologie di illeciti segnalati i più frequenti – come si può vedere nel grafico in alto – si confermano gli appalti illegittimi (22,6%). In calo i casi di corruzione, cattiva amministrazione ed abuso di potere (passati dal 24,1% del 2018 al 18,7% del 2019). A seguire, concorsi illegittimi (12,3%), cattiva gestione delle risorse pubbliche o vicende di danno erariale (11,5%) e i conflitti di interessi (9%).

L’Anac, però, fa anche alcuni esempi, senza dare riferimenti precisi. Le segnalazioni dei whistleblower hanno permesso all’Anac di inviare a procure e Corte dei conti la documentazione su un caso di pressioni per la riammissione di un concorrente legittimamente escluso da una gara in una Regione del Centro. Oppure, ad esempio, la presunta nomina illegittima del comandante del corpo di Polizia municipale in un Comune del Nord.

Carte in procura

Ma che fine fanno le segnalazioni? L’Anac, dopo averne verificato la fondatezza, le per approfondimenti di natura penale o contabile. Nel 2018 sono state inviate 20 segnalazioni alla Procura della Repubblica e 19 alla Corte dei Conti. Nei primi 6 mesi del 2019 le segnalazioni dell’Anac partite dalle testimonianze dei whistleblower sono in netta crescita: nei primi 6 mesi dell’anno gli invii alla Procura sono già stati 33 e quelli alla Corte dei Conti sono 29. “Si tratta di una crescita che evidenzia un sensibile miglioramento della qualità delle segnalazioni e di una maggiore fiducia nei confronti dell’istituto”, si legge nel rapporto.

I dati si riferiscono al: 2019 

Fonte: Anac 

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