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È quello che emerge dai dati Asstra che denuncia un possibile crollo di tutto il sistema del trasporto pubblico locale

Nell’ultimo periodo si è tanto discusso sul problema del trasporto pubblico. Un servizio essenziale nella vita quotidiana di ciascuno di noi che però, con il dilagare della pandemia, si è scoperto essere uno dei principali luoghi di contagio. Le foto e i video circolati all’inizio della seconda ondata non lasciano spazio a dubbi: dopo l’estate i mezzi pubblici sono tornati a essere presi d’assalto. È possibile limitare la capienza dei mezzi pubblici e garantire comunque il diritto alla mobilità? Vediamo i dati.

Con le nuove ordinanze più di 275 mila persone non accederanno ai servizi

Nell’ultimo Dpcm, quello del 3 novembre, la capienza dei mezzi di trasporto pubblico locale e del trasporto ferroviario regionale, a eccezione di quelli dedicati al trasporto scolastico, è stata di nuovo ridotta al 50%. Nel grafico sopra si mostra che al diminuire della capienza, anche con un potenziamento degli orari, diminuisce esponenzialmente anche il numero di cittadini che possono usufruire del trasporto pubblico.

Come rivelato da uno studio di Asstra, l’associazione che rappresenta le aziende di trasporto pubblico locale, con una capienza ridotta al 50% solo nelle ore di punta mattutine si impedirebbe a 275 mila persone al giorno di beneficiare di tali servizi, obbligando così l’utenza a far ricorso alla mobilità privata. Se per di più si contasse un minimo di due viaggi al giorno per persone, l’andata e il ritorno, il numero di spostamenti persi al giorno arriverebbe ad un minimo di 550 mila, sempre solo nelle ore di punta mattutine.

I numeri nel periodo pre-covid del trasporto pubblico

Nel 2019 ogni giorno oltre 14 milioni di viaggiatori venivano soddisfatti utilizzando i servizi di trasporto locale. Per un totale complessivo di ben 5,4 miliardi di passeggeri all’anno. Ovviamente però il settore è tra i più colpiti dall’emergenza sanitaria, tanto che la domanda nei primi mesi di lockdown è precipitata e, alla fine della pandemia, rimarrà sicuramente inferiore al 30% rispetto ai dati pre-covid. La stessa Asstra stima che le minori entrate per vendita dei titoli di viaggio per il 2020 saranno complessivamente di circa 1,66 miliardi di euro.

Richiesto 1 miliardo di euro affinché regga il sistema

Inoltre, il rapporto tra i ricavi da traffico e i costi operativi che risultava in costante miglioramento negli anni precedenti, con un valore medio nazionale pari al 34,6%, a seguito dei ripetuti lockdown è stimato a scendere al di sotto del 25%. D’altronde tra marzo e aprile 2020 si sono persi quasi 400 milioni di viaggi al mese, pari a circa il 90% dei passeggeri, a maggio i passeggeri erano all’incirca il 30% dell’anno precedente e con la riapertura delle scuole si è sfiorato l’80%, sempre rispetto allo stesso periodo del 2019.

Ecco perché Andrea Gibelli, presidente di Asstra, chiede al governo di intervenire non solo attraverso un’iniezione di risorse che garantisca un equilibrio economico, che si stima maggiore di 1 miliardo di euro, ma anche con una riorganizzazione dell’intero sistema.

 

Fonti: Asstra

I dati si riferiscono al periodo 2019-2020

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