I professionisti sono 3.963 e 2.216 guadagnano meno di 50mila euro l’anno
Il calcio è sempre più ricco e rende ricchi ma fa anche bene all’economia nazionale. È questo che sembra dirci la Figc nel suo report 2020 che contiene tutti i numeri del calcio italiano. L’occhio naturalmente cade prima di tutto sugli stipendi dei calciatori di serie A, forse il dato più “pop” dei tantissimi che riguardano lo sport che continua a essere di gran lunga il più popolare nel Paese. Ebbene, prima notizia: sono solo 391 i calciatori che hanno dichiarato retribuzioni superiori ai 700mila euro lordi (sono i dati ufficiali della Figc più aggiornati a disposizione).
Gli stipendi dei calciatori di serie A
Si tratta di appena il 10% dei 3.963 calciatori professionisti censiti dalla Figc, un dato che include coloro che giocano in serie A, serie B e serie C. Altri 907 calciatori guadagnano tra 100 e 700mila euro all’anno. Quelli delle serie minori riempiono i ranghi di coloro che si ritrovano a guadagnare decisamente meno. Come i 449 che prendono tra 50 e 100mila euro. La maggioranza assoluta tra l’altro, 2.216 giocatori su 3.963, ha una retribuzione inferiore a 50 mila, e dato forse sorprendente, ben 665, probabilmente di serie C, guadagnano meno di 10mila all’anno.
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Quanto guadagnano gli allenatori di calcio?
E tuttavia nel complesso è chiaro che si tratta di un settore molto più ricco della gran parte degli altri che compongono l’economia nazionale. Non solo per gli stipendi dei calciatori di serie A, ma anche per quelli dei tecnici e di tutti coloro che lavorano nelle squadre a ogni livello, come dirigenti, impiegati, magazzinieri. Per esempio ci sono ben 662 tra allenatori e vice allenatori (su 3.181) che hanno retribuzioni superiori ai 50mila euro, quindi molto più alte di quelle media italiane.
Oltre 11mila persone vivono grazie al calcio
Ma coloro che vivono grazie al calcio, e in particolare ai campionati di serie A, B e C, sono ancora di più, appunto. Si tratta di 11.223 persone. Tra questi ben 1.066, in primis calciatori e tecnici prendono più di 200mila euro. Chiaramente la maggioranza di questi 1.066, cioè 747, lavorano in società della serie A, ma 290 sono occupati da squadre della serie B e addirittura 29 in quelle di serie C.
Ma il dato più rilevante è probabilmente la crescita che queste retribuzioni hanno avuto nel corso degli anni. Il costo del lavoro nella serie A, infatti, è aumentato tra la stagione 2014-2015 e quella 2018-2019 da un miliardo e 236 milioni di euro a un miliardo e 737 milioni, un incremento di mezzo miliardo che rappresenta un aumento percentuale di più del 40%. Dovuto sia agli stipendi dei giocatori di serie A più alti che a un numero di dipendenti maggiore, con salari crescenti.
Gli stipendi dei calciatori e i contributi Inps
Pochi settori hanno avuto un andamento così positivo con il risultato che, per esempio, il contributo in termini di Irpef di tutto il calcio (ma con un ruolo ovviamente preponderante della serie A), quindi dovuto in massima parte ai guadagni dei dipendenti, è passato da circa 399 milioni del 2006 ai 6.233 milioni dell’ultimo anno, con un incremento annuo medio del 4,1%, decisamente più alto di quello del gettito italiano, ed accelerato proprio dopo la crisi finanziaria.
I calciatori versano abbastanza all’Inps?
Ci sono naturalmente anche benefici per il nostro indebitatissimo sistema pensionistico. I contributi Inps arrivati dalla serie A sono aumentati dai 33,7 milioni del 2006 agli 84,4 dell’ultimo report. Una crescita non indifferente c’è stata anche nell’ambito della serie B, per cui sono passati da 21,2 a 29,7 milioni, nonostante una improvvisa diminuzione nel 2018 rispetto al 2017. E persino per quanto riguarda la serie C, i cui contributi Inps ammontavano nell’ultimo anno a 27,7 milioni, 8,4 in più di 12 anni prima.
Anche se spesso vi sono fortissime polemiche sugli stipendi dei calciatori di serie A, va considerato anche questo: se una società di calcio può permettersi di pagare molto bene un calciatore e di incrementare il suo emolumento, va anche ad aumentare il proprio contributo alle pensioni di tutti gli italiani e al gettito dello Stato.
Quando vanno in pensione i calciatori italiani
Tra l’altro bisogna considerare che i calciatori, non solo quelli di Serie A, hanno difficoltà ad arrivare alla pensione. O, meglio, a raggiungere gli anni di contributi necessari per andare a riposo e incassare il relativo assegno pensionistico e questo è un serissimo problema non per i professionisti strapagati, ma per il popolo di calciatori professionisti che smettono molto presto l’attività e ai quali restano decenni prima di andare in pensione.
La previdenza per i calciatori italiani è regolata da una legge del 1973, modificata in modo sostanziale nel 1996 quando è stata elevata l’età pensionabile ed è stato introdotto in sistema contributivo per il calcolo dell’assegno pensionistico. Il risultato è che i calciatori possono andare in pensione a 67 anni con 20 anni di anzianità contributiva o, in caso di pensione anticipata, a 64 anni con 20 anni di contributi oppure con 42 anni e 10 mesi di contributi.
Quanto guadagna un calciatore dagli sponsor
In media, i giocatori di Serie A possono guadagnare tra i 500.000 e i 5 milioni di euro all’anno dagli sponsor. I guadagni derivanti dagli sponsor possono provenire da diverse fonti, come sponsorizzazioni personali con marchi di abbigliamento sportivo o produttori di attrezzature sportive, sponsorizzazioni di squadra, contratti pubblicitari, apparizioni in pubblico e partecipazioni a eventi promozionali.
I dati si riferiscono al 2006-2020
Fonte: Figc
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