
Tutti i numeri del mercato nero americano. A New York una “bionda” su due è illegale
Il grafico mostra l’aumento del traffico di sigarette di contrabbando (la linea rossa tratteggiata rappresenta il trend) in rapporto all’aumento delle tasse che gravano sulle “bionde”.
I dati si riferiscono al mercato Usa ma è facile dedurre che la regola valga anche altrove. Le aliquote fiscali eccessive, che in alcuni stati americani sono addirittura proibitive, è uno stimolo al mercato nero. Le sigarette vengono importate illegalmente dagli stati dove costano di meno in quelli dove le tasse fanno lievitare il prezzo del pacchetto.
Sigarette di contrabbando? A New York
New York è la città con il più alto tasso di contrabbando in entrata. Si stima che il 55,4 per cento delle sigarette consumate nello stato arrivino in nero da altri stati. Al secondo posto l’Arizona (49,6 per cento del consumo è di contrabbando), New Mexico (46,2%), Washington ( 45,2%), e Minnesota (35,5%).
Insomma, le politiche pubbliche hanno a volte conseguenze non intenzionali che vanno ben al di là dei loro benefici. E questo è il classico esempio: alzare le tasse sul tabacco, una manovra che ha l’obiettivo (positivo) di disincentivare il consumo, porta come conseguenza (negativa) la crescita del contrabbando. Si fuma lo stesso, e forse si fuma di più, ma in nero. Il punto è che ogni stato americano ha la sua legge e spesso gli stati con le imposte più alte confinano con quelli in cui il tabacco viene tassato di meno: ecco perché il “differenziale d’imposta” ha contribuito alla nascita di una vera e propria impresa criminale e lucrativa, oltre a trasformare il contrabbando di sigarette in un problema nazionale.
I dati si riferiscono al: 2014
Fonte: Tax Foundation
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