Nel 2019 gli sfratti in Italia sono stati 48.543

Sono calati negli ultimi anni ma le richieste sono state 100.595. E ora finisce il blocco

Nel 2020 assieme al blocco dei licenziamenti ne è stato deciso un altro di cui si parla meno: il blocco degli sfratti. Per evitare quella che sarebbe stata un’emergenza sociale con persone in strada nel mezzo di una pandemia. Un provvedimento che è stato prorogato al 1 settembre con il Decreto cura Italia e al 31 dicembre con il decreto Rilancio.

Ma quando finisce il blocco degli sfratti? Con il decreto Milleproroghe del 31 dicembre si è rimandato al 30 giugno la scadenza del blocco degli sfratti. Ma cosa succederà dopo questa data se il governo Draghi non dovesse effettuare un’altra proroga come quella che i sindacati degli inquilini chiedono?

Sfratti bloccati fino a quando

In Italia sono soprattutto i soggetti economicamente più fragili ad affittare un appartamento, coloro che non hanno le risorse per comprarne uno, o che non hanno le caratteristiche necessarie per chiedere un mutuo a una banca. Quindi oltre agli studenti, anche i lavoratori precari, senza il posto fisso, o che si spostano di frequente. E sono gli stessi che in occasione di una crisi economica hanno maggiori possibilità di rimanere senza lavoro e di non poter quindi più pagare l’affitto.

Blocco sfratti fino alla fine dell’anno

Vediamo, però, qual è stato l’andamento del numero di sfratti in Italia, grazie ai dati del Ministero dell’Interno. Non è un caso che il picco dei provvedimenti di sfratto emessi sia stato negli ultimi 20 anni nel 2014, ovvero al termine del periodo più duro dal punto di vista economico per il nostro Paese dal Dopoguerra, almeno fino alla pandemia di Covid. Quell’anno furono 77.526. E fu il culmine di una crescita quasi ininterrotta di molti anni. Basi pensare che nel 2001 gli sfratti erano stati solamente 40.500. Erano balzati a 46.193 nel 2004 per rimanere stabili o anche leggermente in calo fino al 2007, in anni di crescita economica infatti più sostenuta. Ma dal 2008, quando avevano raggiunto i 52.291, erano aumentati fino al record del 2014.

La ripresa successiva ha consentito una riduzione dei provvedimenti di sfratto, che sono scesi piuttosto velocemente, a un numero di 59.830 nel 2017, e ai 48.543 del 2019. Alla vigilia della pandemia erano comunque di più che nel periodo precedente alla crisi finanziaria iniziata nel 2008.

sfratti

Più di 100mila richieste di esecuzione degli sfratti

Se si arriva a un provvedimento formale di sfratto significa normalmente che non si è arrivati a un accordo amichevole tra le parti per la liberazione dell’immobile e si procede anche agli sfratti per finita locazione. E quasi sempre quindi a questa notifica segue una richiesta di esecuzione dello sfratto stesso presso gli ufficiali giudiziari.

Nel 2019 sono state 100.595  richieste di sfratto

Nel 2019 sono stati 100.595 le richieste di esecuzione di uno sfratto, un dato in diminuzione rispetto agli anni precedenti: in questo caso l’anno in cui si è raggiunto il record di richieste di esecuzione di sfratti è stato il 2016, con 158.833, non il 2014 quando c’è stato il picco dei provvedimenti di sfratto. Questo perché per arrivare, dopo la notifica, a un’azione giudiziaria passa sempre un po’ di tempo e anzi per uno sfratto ve ne possono essere diverse di proroghe. Da qui il numero di esecuzioni che è più che doppio di quello degli sfratti.

L’andamento storico degli sfratti in Italia

Anche in questo caso il trend, almeno fino al 2016, era stato di crescita. Nel 2004 infatti le richieste di esecuzioni erano state solo 78.099. Un altro discorso naturalmente riguarda quante sono state portate a termine. Nel 2019 solo 25.930, poco più di un quarto. In linea con l’anno precedente. Prima il numero era stato quasi sempre minore, di poco superiore al 20%, con un minimo del 18% nel 2008. Per questo motivo di richieste di esecuzioni di sfratto se ne susseguono molte.

La maggioranza sono sfratti per morosità

Rispetto a 20 anni fa sempre più gli sfratti notificati in Italia sono per morosità, quindi proprio per motivi economici. Nel 2018 sono stati 42.326, l’87,2% del totale. Nel 2001 solo il 66,5% erano motivati in tale modo. Nel frattempo si sono incrementati anche gli sfratti per necessità del locatore, mentre si sono ridotti moltissimo quelli per finita locazione. Un motivo in più per prefigurare l’arrivo di un’altra patata bollente, l’ennesima, per il nuovo governo

I dati si riferiscono al 2001-2019

Fonte: Ministero dell’Interno

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