I lavoratori stranieri mandano all’estero 8.285 miliardi

Il 21,9% dalla Lombardia. Cresce l’Asia (+3,8%), calano quelli verso la Ue (-7%)

I lavoratori stranieri che vivono e lavorano in Italia hanno inviato all’estero 8,285 miliardi di euro: lo dice la Banca d’Italia, che ogni anno misura quanta parte dei guadagni finisce nei Paesi d’origine. Si chiamano rimesse e passano per canali tracciabili – bonifici, poste, app, agenzie specializzate. Nel 2024 il flusso è salito dell’1,3% rispetto all’anno prima. Una crescita leggera, ma stabile. E sì, il dato riguarda solo il denaro “ufficiale”: tutto quello che viaggia, magari in contanti e con metodi più o meno fantasiosi, resta fuori dal conteggio ufficiale.

Rimesse lavoratori stranieri, crescono i flussi verso il Nord Africa

Nel 2024, i flussi di rimesse dall’Italia verso l’Asia hanno registrato un incremento del 3,8% rispetto all’anno precedente. Una crescita che riflette l’emersione di flussi sempre più tracciabili, legata alla regolarizzazione di molti lavoratori di quella parte di mondo. Ancora più marcato l’aumento verso il Nord Africa e il Vicino Oriente, con un balzo del 7,6%, tre volte superiore rispetto alla crescita dell’anno prima.

Al contrario, il 2024 ha visto un calo significativo delle rimesse verso l’Africa sub-sahariana (-7,6%) e verso i Paesi dell’Unione Europea (-7%). Nel caso dell’Europa, il motivo è legato a una maggiore integrazione: molti cittadini comunitari vivono stabilmente in Italia con la famiglia, consumano e risparmiano qui, e non hanno più l’abitudine o la necessità di inviare soldi regolarmente nel loro paese di origine.

Rimesse lavoratori, da tre regioni quasi la metà dei soldi

Quasi la metà delle rimesse inviate all’estero dagli stranieri in Italia parte da tre regioni: Lombardia (21,9%), Lazio (15,3%) ed Emilia-Romagna (10%). Non è una sorpresa: sono aree con un’alta concentrazione di lavoratori immigrati, spesso impiegati nei settori chiave come logistica, edilizia, assistenza familiare e ristorazione. In queste regioni, la presenza stabile di comunità straniere consolidate si riflette in flussi regolari e consistenti verso l’estero.

Subito dietro si collocano Veneto (8,4%), Piemonte (6,9%) e Toscana (6,6%), tutte regioni che da anni attirano manodopera straniera grazie al peso della manifattura, dell’agricoltura e del turismo. Vale la pena notare anche la Campania, che nel 2024 ha fatto segnare l’aumento percentuale più alto tra tutte le regioni, con un +13,3% sul 2023: un dato in controtendenza rispetto ad altre aree del Sud, dove i flussi restano decisamente più contenuti.

Roma, Milano e Napoli le capitali del denaro in uscita

A livello provinciale, Roma guida la classifica con 1,097 miliardi di euro inviati all’estero nel 2024, pari a circa il 13% del totale nazionale. Segue Milano, con 910 milioni, che conferma il suo ruolo di hub economico e logistico per molte comunità di lavoratori stranieri. Le due città, sommate, rappresentano oltre un quarto del denaro complessivamente inviato fuori dall’Italia.

Subito dietro, con un salto significativo, c’è Napoli, che ha raggiunto i 424 milioni di euro, grazie anche all’aumento delle rimesse verso l’Asia. Torino ha registrato 265 milioni, mentre Firenze ha toccato quota 242 milioni. Chiudono la top ten Brescia (221 milioni), Bologna (199 milioni), Genova (171 milioni), Venezia (166 milioni) e Verona (163 milioni). In tutte queste città, la presenza di comunità straniere ben radicate e l’attività in settori come edilizia, logistica, manifattura e commercio continuano a generare flussi costanti e rilevanti.

Il Bangladesh fa il pieno di rimesse dall’Italia

Il Bangladesh si conferma il primo Paese per volume di rimesse ricevute dall’Italia, proprio come nel 2023. Ma stavolta lo fa con distacco: il 16,9% del totale, contro il 14,3% dell’anno scorso. Una distanza che pesa, soprattutto se si guarda chi arriva subito dopo: il Pakistan, fermo al 7,2%. In pratica, quasi la metà dei soldi che vanno al Bangladesh rispetto al secondo in classifica. Non male, per un Paese che ha in Italia una comunità di circa 150.000 residenti regolari (Istat 2023), concentrati soprattutto tra Roma, Napoli e Milano.

La maggior parte lavora nel commercio, nella ristorazione e nella logistica, settori dove il contante è spesso re, ma dove – sempre più spesso – i trasferimenti passano da canali tracciabili. Dietro al Bangladesh, completano la top 5 Marocco e Filippine (entrambi al 6,9%) e Georgia (6%), mentre Perù e Sri Lanka continuano a salire, pur restando fuori dal gruppo di testa.

i lavoratori stranieri

Le rimesse dei lavoratori stranieri valgono più degli aiuti

Le rimesse non sono solo una questione privata tra chi lavora qui e chi aspetta soldi a casa. Per molti Paesi a basso e medio reddito, rappresentano una vera e propria ancora di salvezza. Secondo le Nazioni Unite, nell’ultimo decennio i migranti hanno spedito oltre 5.000 miliardi di dollari ai loro Paesi d’origine: una cifra che supera sia gli investimenti diretti esteri sia gli aiuti pubblici allo sviluppo. Insomma, è la più grande forma di sostegno economico che non passa da governi o istituzioni.

Ma non è tutto rose e fiori. Mandare soldi a casa ha un costo, e in Italia è ancora piuttosto salato. A febbraio 2025, il costo medio per inviare 150 euro era del 3,97% (fonte: Cespi). Un valore superiore al limite del 3% fissato dall’Agenda Onu 2030. Per molte famiglie, significa dover rinunciare a parte del denaro che potrebbe fare la differenza.

Un terzo dei soldi dei lavoratori stranieri viaggia sotto traccia

Tutti i numeri che abbiamo visto finora — quelli della Banca d’Italia — si riferiscono solo alle rimesse tracciate. Parliamo di soldi inviati tramite banche, poste, app e agenzie di money transfer. Insomma, tutto quello che lascia una scia nei sistemi ufficiali. Ma chi conosce un po’ il mondo delle rimesse sa che una parte dei trasferimenti prende vie più… creative.

Secondo alcune stime, le cosiddette rimesse invisibili — cioè quelle in contanti o affidate a conoscenti che viaggiano — potrebbero valere tra 1,2 e 3,7 miliardi di euro in più. Tradotto: fino a un terzo del totale sfugge ai radar. Sono operazioni legate a chi non ha accesso ai canali formali, per motivi legali o pratici. E anche se invisibili, restano economicamente molto reali.