Irap verso la totale cancellazione, flat tax per tutti il possibile obiettivo finale
L’Irpef, la tassa che si applica sul reddito, cambia ancora nella riforma fiscale 2023. La nuova legge delega fiscale del Governo Meloni punta a passare a un nuovo sistema di scaglioni Irpef che saranno ulteriormente ridotti e passeranno da quattro a tre come mostra il grafico in apertura. Si pagherà il 23% sui redditi fino a 15mila euro, come oggi, il 27%, su quelli tra i 15 e i 50mila euro e il 33% su quelli che superano i 50mila.
Quando entreranno in vigore i tre scaglioni Irpef
La nuova Irpef voluta dal Governo Meloni e messa a punto dal Mef partirà, fa sapere da via XX settembre il vice ministro dell’economia e delle finanze Maurizio Leo, nel 2027, ovvero alla fine delle legislatura, quando sarà portata a termine completamente. Non solo: il Governo Meloni annuncia anche la volontà di cancellare per tutte le imprese l’Irap come chiedono gli imprenditori da tempo (e come aveva in agenda anche Draghi) e predisporre una flat tax incrementale anche per i lavoratori dipendenti.
Chi ci guadagna di più con la riforma degli scaglioni Irpef
Come per la riforma fiscale ipotizzata da Draghi (nel qui grafico sopra le vecchie aliquote) e l’allora ministro dell’Economia Daniele Franco anche le modifiche all’imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef) messe a punto dalla squadra del ministro Giorgetti porterebbero (il condizionale è d’obbligo perché stiamo ancora parlando di una legge in fase di perfezionamento) a un alleggerimento della pressione fiscale per i redditi medio alti.
In particolare coloro che guadagnano tra 28 e 50mila euro, che ora sono sottoposti a un’aliquota del 35%, ne pagherebbero una dell’8% inferiore almeno su quella parte del reddito eccedente i 28mila. Si tratta di poco più del 15,3% dei contribuenti italiani, questa è infatti la quota di coloro che dichiarano tra 29 e 50 mila euro all’anno secondo il Ministero delle Finanza, mentre il 79,2% guadagna meno.
Nessun beneficio di fatto per questi ultimi, ovvero per i redditi bassi e, problema non da poco per la manovra di Giorgetti e Leo, si prospetta anzi un aumento delle tasse per chi si ritrova tra i 15 e i 28mila euro: costoro passerebbero dall’aliquota del 25% a una del 27%. Sono poco meno del 34,7% del totale.
La riforma del fisco del Governo Meloni è incostituzionale?
Un difetto non da poco che molto probabilmente sarà corretto. La ragione è una possibile illegittimità costituzionale per mancanza di uniformità ed equità nella ripartizione nella fascia di reddito compresa tra i 15 e i 28mila euro l’anno, in gergo sperequazione.
Anche per questo motivo vi sono altre ipotesi allo studio, che tra l’altro consentirebbero allo Stato di risparmiare. L’idea è quella di varare un’aliquota del 23% fino ai 28mila euro, una del 33% tra i 28 e i 50mila euro, e una del 43% oltre i 50mila. In tal modo lo Stato spenderebbe “solo” sei miliardi di euro invece di 10 miliardi, ma, soprattutto, vi sarebbe un guadagno anche per chi dichiara tra i 15 e i 28mila euro, per cui l’aliquota Irpef passerebbe dal 25% al 23%. La convenienza per chi si ritrova nello scaglione tra 28 e 50mila invece rimarrebbe, ma sarebbe decisamente minore di quella prevista con l’ipotesi precedente, visto che consisterebbe in una riduzione dal 35% al 33% e non più dal 35% al 27% della quota di reddito eccedente i 28mila euro che andrebbe in tasse.

Non solo scaglioni Irpef, si va verso il taglio totale dell’Irap
Per quanto riguarda le imprese si punta all’abolizione dell’Irap. Non più solo per la platea di circa 900mila contribuenti composta da ditte individuali e professionisti e start up innovative (circa 11mila) come messo in atto dal Governo Draghi ma per tutte le imprese, quindi anche per gli studi professionali e le società di persone di capitali.
Flat Tax incrementale per tutti partite Iva e dipendenti
L’obiettivo ultimo della riforma fiscale del Governo Meloni, però, è il raggiungimento di un’aliquota unica, anche se non vi è ancora pieno accordo politico sul punto. Stiamo parlando della flat tax.
Per ora è applicata solo alle partite Iva con ricavi fino 85mila euro, che pagano tutte il 15%. Vi è poi la flat tax incrementale, che in realtà assomiglia più a un bonus che premia il buon andamento degli affari e che infatti non sarà strutturale ma temporaneo. Nel 2023 (e solo per questo anno) solo i lavoratori autonomi che non applicano il regime forfettario potranno usufruire di questa agevolazione fiscale che sostituisce gli scaglioni Irpef.
Il meccanismo della flat tax incrementale, premiato chi fattura di più
Il meccanismo funziona in modo da premiare con sconti fiscali chi fattura di più. A essere tassato quindi non è l’intero reddito ma solo la differenza tra il guadagno più alto registrato nel periodo 2020-2022 e l’importo raggiunto nel 2023 ma solo se questo importo non supera i 40mila euro. A questa cifra va poi aggiunto un ulteriore sconto fiscale, ovvero una franchigia del 5%. La base imponibile calcolata in questo modo sarà soggetta quindi a un’imposta fiscale del 15% e non a quelle che dovrebbe applicarsi in base al reddito complessivo raggiunto. Anche chi avesse guadagnato 150mila euro contro i 110mila dell’anno precedente sui 40mila aggiuntivi non pagherebbe il 43%, ovvero l’aliquota che si dovrebbe applicare a questi livelli di introiti, ma, appunto, solo il 15%.
Lavoratori dipendenti e flat tax
La seconda versione della flat tax, detta “incrementale”, doveva inizialmente essere estesa anche ai redditi dei lavoratori dipendenti. Non si sono però trovate le risorse sufficienti, per costoro il dibattito si è incentrato allora sulla riforma fiscale che adesso sta vedendo la luce e che però comprende tra le ipotesi anche il varo dell’aliquota fissa per chi gode di un incremento reddituale.
Allo stesso tempo, tuttavia, dovrebbe includere anche una riduzione di alcune detrazioni, proprio per finanziare il taglio delle aliquote. Non dovrebbero però essere toccate quelle riguardanti il mutuo sulla prima casa, le spese sanitarie e quelle scolastiche.
Anzi, tra le proposte vi è anche un aumento delle deduzioni, ovvero delle somme che è possibile sottrarre all’imponibile Irpef. Tra queste vi potrebbero essere tutte quelle che servono a produrre il reddito che viene sottoposto a imposta, quindi, per esempio, anche le spese che i dipendenti sostengono per recarsi sul luogo di lavoro nel prossimo futuro potranno essere dedotte.
I dati si riferiscono al: 2023
Fonte: Mef
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