Referendum costituzionale sulla giustizia: cosa sapere

Il 22-23 marzo si vota su separazione carriere, nuovi Csm e Alta Corte disciplinare

Il 22 e 23 marzo 2026 gli elettori saranno chiamati a esprimersi sulla riforma costituzionale della giustizia. Si tratta di un referendum confermativo, come previsto dall’articolo 138 della Costituzione e, a differenza di quello abrogativo dell’articolo 75, non è previsto il quorum: non serve quindi che il 50% più uno degli aventi diritto si rechi alle urne, ma conta solo chi vota. Vince chi– Sì o No – ottiene più voti validi, indipendentemente dall’affluenza.

Il Parlamento aveva già approvato la legge di revisione, ma senza raggiungere la soglia dei due terzi richiesta per evitare il passaggio alle urne. Al Senato il testo è stato approvato con 112 voti favorevoli, 59 contrari e 9 astenuti: maggioranza assoluta, ma non qualificata. La decisione quindi è tutta nelle mani dei cittadini: sulla scheda comparirà un’unica domanda che chiede se approvare il testo pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 30 ottobre 2025. Una sola croce, per rendere definitiva – oppure respingere – una modifica capace di toccare e modificare ben 7 articoli della nostra Costituzione.

Qual è il quesito del referendum?

La domanda che gli elettori troveranno sulla scheda è una ed è quella fissata con decreto del Presidente della Repubblica del 7 febbraio 2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale (Serie Generale n. 31 del 7 febbraio 2026). Il testo recita:

“Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo ‘Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare’?”

Tradotto in modo semplice: si chiede al cittadino se vuole confermare una modifica che interviene su sette articoli della Costituzione, tutti legati all’ordinamento della magistratura, al funzionamento del Consiglio Superiore della Magistratura (Csm) – l’organo di autogoverno dei magistrati che decide su nomine, trasferimenti, incarichi e oggi anche sui procedimenti disciplinari – e alla nuova Alta Corte disciplinare, l’organismo che secondo la riforma dovrebbe occuparsi esclusivamente di giudicare i magistrati sotto il profilo disciplinare.

Nuovi Csm e sorteggio: cosa prevede la riforma

Se la domanda è “che cosa prevede la riforma”, la risposta sta in 3 cambiamenti principali: la struttura della magistratura, il suo sistema di autogoverno e il meccanismo disciplinare.

Separazione delle carriere

Giudici e pubblici ministeri non farebbero più parte di un unico percorso professionale. Con la riforma, le due carriere diventerebbero distinte fin dall’ingresso in magistratura e non sarebbe più possibile passare dalla funzione requirente a quella giudicante (o viceversa) come oggi avviene entro certi limiti.

Due Consigli superiori della magistratura

Oggi il Consiglio superiore della magistratura è composto da 33 membri. Di questi, 3 sono membri di diritto: il Presidente della Repubblica (che lo presiede), il Primo Presidente della Corte di Cassazione e il Procuratore generale presso la Corte di Cassazione. Gli altri 30 componenti sono elettivi: 20 magistrati togati, scelti direttamente dai colleghi attraverso voto, e 10 membri laici, eletti dal Parlamento in seduta comune tra professori ordinari di diritto e avvocati con almeno 15 anni di esercizio. Il Csm unico esercita funzioni decisive: assunzioni, assegnazioni, trasferimenti, conferimento di incarichi direttivi e anche la funzione disciplinare.

Con la riforma, questo modello verrebbe superato. I Csm diventerebbero due, uno per i magistrati giudicanti e uno per i requirenti. Cambierebbe anche il metodo di selezione: un terzo dei componenti sarebbe sorteggiato da un elenco di professori universitari e avvocati con almeno 15 anni di esercizio, elenco formato dal Parlamento; i restanti due terzi verrebbero scelti con sorteggio integrale tra tutti i magistrati appartenenti al rispettivo ordine, senza voto e senza liste pre-selezionate. Proprio questo passaggio – dall’elezione al sorteggio, soprattutto per la componente togata – è uno dei punti più discussi della campagna referendaria, anche in relazione al tema delle correnti interne alla magistratura.

Alta Corte disciplinare

Con la riforma, i due nuovi Csm non avrebbero più il potere disciplinare. La competenza a giudicare eventuali illeciti dei magistrati verrebbe trasferita a una nuova Alta Corte disciplinare composta da 15 membri. Si tratterebbe di un organo autonomo e separato dall’autogoverno ordinario, con funzione esclusiva di valutare le responsabilità disciplinari di giudici e pubblici ministeri.

Il cambiamento non riguarda quindi solo la separazione delle carriere, ma anche l’assetto dei poteri interni alla magistratura. Da un lato i Csm si occuperebbero solo di nomine, trasferimenti e incarichi; dall’altro l’Alta Corte eserciterebbe la funzione di giudizio disciplinare. In questo modo verrebbero distinti in modo netto il potere di gestione delle carriere e quello sanzionatorio, modificando l’equilibrio tra elezione, nomina e sorteggio nell’autogoverno della magistratura.

Tempistiche entrata in vigore

Anche se vince il Sì, la riforma non rivoluziona la giustizia dall’oggi al domani. Prima deve essere promulgata e pubblicata, e solo allora entra formalmente in vigore. Ma questo è solo il primo passo. La legge costituzionale prevede infatti una fase di transizione: entro un anno dovranno essere approvate le leggi ordinarie necessarie per adeguare il funzionamento dei nuovi Csm, dell’Alta Corte disciplinare e dell’ordinamento giudiziario al nuovo assetto. Fino a quel momento, continueranno ad applicarsi le regole attuali. In altre parole, il cambiamento sarebbe strutturale ma graduale, con tempi tecnici necessari per rendere operative le nuove norme.

Cosa succede se vince il Sì

Se vince il Sì, la riforma entra in vigore e la Costituzione cambia. La novità principale è la separazione delle carriere: giudici e pubblici ministeri seguirebbero percorsi distinti e non potrebbero più passare da una funzione all’altra come avviene oggi. Nasceranno inoltre due Consigli superiori della magistratura, uno per i giudici e uno per i pm, ciascuno competente su nomine, trasferimenti e valutazioni. Le questioni disciplinari non sarebbero più gestite dal Csm ma da una nuova Alta Corte disciplinare, prevista direttamente in Costituzione.

Per i sostenitori del Sì la riforma rafforzerebbe la terzietà del giudice nel processo penale, aumenterebbe la trasparenza nel sistema di autogoverno e renderebbe più chiaro il meccanismo di responsabilità disciplinare. Con la vittoria del Sì cambierebbe quindi l’architettura costituzionale della magistratura italiana.

Cosa succede se vince il No

Se al referendum vince il No, la riforma viene bocciata e non cambia nulla nell’assetto della giustizia. Giudici e pubblici ministeri restano nello stesso ordine della magistratura, con la possibilità – nei limiti già previsti – di passare da una funzione all’altra nel corso della carriera. Rimane anche l’attuale Consiglio superiore della magistratura unico, che continua a occuparsi sia dell’autogoverno sia della disciplina dei magistrati. Nessuna Alta Corte disciplinare, nessuno sdoppiamento del Csm, nessuna modifica ai sette articoli della Costituzione coinvolti.

Una vittoria del No chiuderebbe l’iter della riforma: per tornare sul tema servirebbe un nuovo percorso parlamentare di revisione costituzionale, ripartendo da zero. L’Associazione nazionale magistrati, contraria alla riforma, sostiene che la separazione delle carriere e il nuovo sistema di composizione dei Csm possano incidere sull’equilibrio tra i poteri dello Stato e sull’indipendenza della magistratura, anche alla luce dei numerosi rinvii a future leggi ordinarie. In sintesi, con il No si mantiene l’attuale modello; con il Sì si apre una fase di cambiamento strutturale.

Come sono andati i passati referendum costituzionali

In Italia si sono tenuti 4 referendum costituzionali tra il 2001 e il 2020, che – a differenza di quelli abrogativi – non prevedono il quorum per essere validi. Come si vede dal grafico sopra, solo due di questi hanno prodotto un cambiamento concreto. Il primo è stato quello del 2001, con un’affluenza del 34,05% e la vittoria del “Sì” (64,21%) alla modifica del Titolo V della Costituzione, che ha ampliato le competenze delle Regioni. Il secondo è stato quello del 2020, con il 69,96% di “Sì” e un’affluenza del 51,12%, che ha approvato il taglio del numero dei parlamentari, in un contesto politico segnato dalla crisi post-Covid e da un’ampia convergenza tra maggioranza e opposizione.

Gli altri due referendum non hanno superato la prova delle urne. Nel 2006, il 61,29% votò “No” a una riforma costituzionale voluta dal centrodestra e l’affluenza fu del 52,46%. Ancora più alta la partecipazione nel 2016 (65,48%), quando il “No” (59,12%) bloccò la riforma Renzi-Boschi, in un clima polarizzato che si trasformò in un vero e proprio voto politico contro il governo. In sintesi, solo quando la riforma è stata sostenuta da un ampio consenso e un basso tasso di conflittualità politica, il referendum ha portato a un cambiamento effettivo.

Referendum, cosa dicono i sondaggi

A poche settimane dal voto del 22–23 marzo 2026, i sondaggi mostrano un quadro ancora aperto. L’istituto Ixè rileva un No tra il 51,3% e il 54,3% e un Sì tra il 45,7% e il 48,7%, con una quota di indecisi ancora significativa. Numeri che indicano un vantaggio del No, ma dentro un margine che resta sensibile alle oscillazioni delle ultime settimane di campagna.

Diverso lo scenario elaborato da YouTrend per Sky TG24: con un’affluenza alta, il Sì salirebbe al 51% contro il 49% del No; con un’affluenza più bassa, il No supererebbe il 51%. Altri aggregatori mostrano range più stretti, con il Sì tra il 48% e il 50% e il No tra il 41% e il 45%, a conferma di un equilibrio che può cambiare in base alla partecipazione. In sintesi, i numeri raccontano una partita ancora aperta, dove più dei decimali può pesare la mobilitazione finale degli elettori.

Referendum giustizia 2026: quanti voteranno?

Secondo i dati ufficiali del Ministero dell’Interno, aggiornati al 31 dicembre 2025, gli aventi diritto al voto per il referendum sulla giustizia sono 52.016.584. Un bacino elettorale ampio, che include 5.625.623 cittadini iscritti all’AIRE, quindi residenti all’estero e chiamati a votare per corrispondenza, e 290.333 neo-diciottenni entrati per la prima volta nelle liste elettorali. Sul territorio nazionale dovrebbero essere operative 61.534 sezioni elettorali, di cui 472 ospedaliere, per garantire il voto anche ai degenti.

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Referendum giustizia 2026: orari e documenti

Metti la sveglia, controlla la tessera elettorale nel cassetto e segnati l’orario: il referendum sulla giustizia si vota domenica 22 marzo 2026 (ore 7–23) e lunedì 23 marzo 2026 (ore 7–15). Due giorni per andare al seggio, senza corse contro il tempo: se sei in fila all’orario di chiusura, puoi comunque votare. Cosa portare? Solo due cose, ma indispensabili: documento di identità valido e tessera elettorale. Senza uno dei due non si vota. Se la tessera è finita, persa o rovinata, il Comune rilascia il duplicato con aperture straordinarie anche nel weekend del voto. Dentro la cabina niente quiz e niente trabocchetti: una sola scheda, una sola croce, Sì oppure No.

Agevolazioni di viaggio in occasione del referendum

In vista del referendum del 22 e 23 marzo 2026, il Ministero dell’Interno ha previsto agevolazioni sui trasporti per chi deve raggiungere il proprio comune di iscrizione elettorale. Per i viaggi ferroviari, Trenitalia applica sconti del 60% sui regionali e del 70% sui treni nazionali, Italo del 70%, Trenord del 60% in Lombardia: i biglietti agevolati valgono per andata dal 13 marzo e ritorno entro il 2 aprile 2026, con obbligo di esibire tessera elettorale (vidimata al ritorno). Per i viaggi via mare, diverse compagnie (CIN, GNV, Grimaldi, Navigazione Siciliana, NLG) applicano una riduzione del 60% sulla tariffa ordinaria passeggeri.

Gli elettori residenti all’estero hanno inoltre diritto all’esenzione dal pedaggio autostradale sulla rete nazionale (escluse tratte a sistema aperto), valida nei cinque giorni precedenti e successivi al voto. Per i voli nazionali, ITA Airways riconosce uno sconto di 40 euro sui biglietti di andata e ritorno (per tariffe da almeno 41 euro), valido per voli tra il 15 e il 30 marzo 2026. Infine, gli elettori residenti in Paesi dove non è possibile votare per corrispondenza possono chiedere, tramite il consolato, il rimborso del 75% del costo del biglietto di viaggio. Tutte le condizioni dettagliate sono contenute nella circolare n. 19 della Direzione centrale per i Servizi elettorali.

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Quando si vota e che tipo di referendum è?
Si vota domenica 22 marzo 2026 e lunedì 23 marzo 2026. È un referendum costituzionale confermativo (art. 138): non è previsto quorum e conta solo chi vota.
Perché si va alle urne se il Parlamento ha già approvato la riforma?
Per evitare il referendum serviva l’approvazione con maggioranza di due terzi in entrambe le Camere. La legge di revisione è stata approvata, ma senza raggiungere quella soglia: per questo la decisione finale passa ai cittadini.
Qual è il quesito del referendum?
La scheda contiene un’unica domanda: se approvare il testo della legge costituzionale pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30 ottobre 2025, che modifica 7 articoli della Costituzione collegati a ordinamento della magistratura, Csm e disciplina.
Cosa prevede la riforma in sintesi?

Tre cambiamenti principali:

  • Separazione delle carriere: giudici e pubblici ministeri su percorsi distinti fin dall’ingresso.
  • Due Csm: uno per i giudici e uno per i pm, con nuove regole di composizione.
  • Alta Corte disciplinare: organo separato che gestirebbe la disciplina dei magistrati.
Come cambiano i Csm e cosa significa “sorteggio”?
Il Csm unico verrebbe superato: diventerebbero due (giudicanti e requirenti). La selezione cambierebbe: una quota sarebbe sorteggiata da un elenco di professori e avvocati (formato dal Parlamento), e una quota sarebbe sorteggiata tra i magistrati del rispettivo ordine. Il passaggio dall’elezione al sorteggio è uno dei punti più discussi.
Quando entrerebbe in vigore la riforma?
Anche in caso di vittoria del Sì, l’entrata in vigore sarebbe graduale. Dopo promulgazione e pubblicazione servirebbero leggi ordinarie di attuazione. È prevista una fase di transizione e, fino a quel momento, continuano a valere le regole attuali.
Cosa succede se vince il Sì?
Se vince il Sì, la Costituzione cambia. Separazione delle carriere, due Csm (giudici e pm) per l’autogoverno e una nuova Alta Corte disciplinare per i procedimenti disciplinari.
Cosa succede se vince il No?
Se vince il No, la riforma viene bocciata e resta l’assetto attuale: carriere non separate, Csm unico che gestisce autogoverno e disciplina, nessuna Alta Corte disciplinare.
Orari, documenti e istruzioni base: cosa serve per votare?
Si vota domenica 22 marzo 2026 (7–23) e lunedì 23 marzo 2026 (7–15). Servono documento di identità valido e tessera elettorale. Se la tessera è finita, persa o rovinata, il Comune rilascia il duplicato.
Ci sono agevolazioni per chi deve viaggiare per votare?
Sì: sono previste riduzioni su alcuni treni e traghetti e condizioni specifiche per chi rientra nel Comune di iscrizione elettorale. In genere è richiesto di esibire la tessera elettorale (vidimata al ritorno, dove previsto) e rispettare le finestre di validità indicate.


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