Con il nuovo Ccnl Scuola a fine carriera si arriva a 1.479 euro al mese
Grazie al rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro del comparto scuola non sono solo gli insegnanti a godere di retribuzioni più alte, ma anche i collaboratori scolastici hanno visto un incremento. Dopo l’accordo tra Governo e sindacati sul nuovo trattamento economico di questi dipendenti pubblici, quindi, quanto guadagna oggi un bidello? A inizio carriera, ovvero fino a 8 anni di anzianità, la retribuzione lorda su 12 mensilità, inclusi gli elementi accessori, è diventata di 17.300,2 euro.
Quanto guadagna un bidello all’anno
Si tratta, come si vede dalla nostra infografica, di 1.441,7 euro lordi mensili, a cui va aggiunta la 13esima, che è leggermente inferiore. Il netto dipende naturalmente dalla situazione singola, dalla presenza di figli o coniuge a carica e dalla tassazione locale, ma per chi non deve mantenere nessuno parliamo di circa 1.245 euro netti al mese, incluso il bonus 100 euro. È un progresso di circa 30 euro rispetto al precedente salario stabilito nel 2018 con la firma del Ccnl 2016-18. Quello che ora sta vedendo la luce e che è un passo dalla firma definitiva è dunque il Ccnl 2019-21, e, visto che arriva in ritardo rispetto ai tempi stabiliti, a tutti i lavoratori di questo comparto, che siano docenti o personale Ata, inclusi i collaboratori scolastici, spetteranno anche degli arretrati.
Quanto guadagna un bidello in base all’anzianità
Questi aiuteranno un segmento del settore pubblico che percepisce retribuzioni decisamente inferiori a quelle medie. Secondo i dati Aran (Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni), risalenti al 2019, nel comparto Scuola il salario totale pro capite, con tredicesima e trattamenti accessori, è di 30.143 euro lordi, mentre per il personale Ata è di 23.332. All’interno di quest’ultimo, poi, i collaboratori scolastici sono coloro che sono pagati meno, venendo superati da tecnici e amministrativi, con qualifiche e responsabilità maggiori. Inoltre godono di indennità aggiuntive, come l’elemento perequativo e il Compenso Individuale Accessorio (Cia), molto più limitate. La situazione non cambierà anche in seguito agli aumenti decisi nel frattempo.
Tuttavia, come in tutto il settore pubblico, un altro fattore importantissimo nel determinare i divari salariali, oltre all’inquadramento, è anche l’età, o, per meglio dire, l’anzianità lavorativa.
Le differenze tra chi ha appena cominciato a lavorare e chi è alle soglie della pensione
Quanto guadagna un bidello a fine carriera? E dopo 20 anni di lavoro? Secondo i dati del Ccnl 2019-21 in dirittura di arrivo se fino a otto anni di anzianità prende, come abbiamo visto, 1.441,7 lordi al mese, tra i 9 e i 14 tale cifra cresce a 1.559,5. Rappresenta un aumento di 55,7 euro rispetto a quello che veniva percepito secondo il Ccnl 2016-18, formalmente ancora per poco in vigore.
Se, invece, il collaboratore scolastico lavora da 15-20 anni, ora prende 1.645,3 euro lordi mensili, 58,9 più di prima, mentre la retribuzione sale a 1.731,7 se ha un’anzianità di 21-27 anni. In questo caso l’aumento di cui gode con il rinnovo del Ccnl è di 62,9 euro.
A essere pagati di più sono i bidelli più anziani. Se hanno alle spalle una carriera di 28-34 anni percepiscono 1.795,4 euro, che salgono a 1.841,8, sempre lordi e mensili, dai 35 anni di anzianità in su. Gli incrementi rispetto al vecchio trattamento per loro sono rispettivamente di 65 e di 112 euro.
Quanto guadagna un bidello rispetto a un insegnante?
Questo vuol dire che quando sta quasi per andare un pensione un collaboratore scolastico può percepire circa 1.479 euro netti, in base alle attuali regole fiscali, che diventano 1.666 se ha due figli maggiorenni e un coniuge a carico. Se invece dovesse mantenere dei minori potrebbe chiedere l’assegno unico, che da poco ha sostituito le detrazioni Irpef.
Il dato più interessante, però, è quello relativo a quanto guadagna un bidello in relazione agli altri lavoratori del comparto scuola, e in particolare a chi ne compone la parte maggioritaria, gli insegnanti.
Lo stipendio di un insegnante e di un bidello
Secondo il testo del nuovo Ccnl 2019-21 i collaboratori scolastici a fine carriera, con più di 35 anni di carriera, guadagnano non molto meno di un docente della scuola dell’infanzia o della scuola elementare appena assunto, e anche di uno delle superiori, se questo non è laureato.
Con un’anzianità di meno di 8 anni o meno, infatti, questi insegnanti prendono 23.313,5 euro lordi all’anno, tredicesima esclusa, che corrispondono a 1.942,8 euro lordi al mese, quindi 147,4 in più rispetto ai bidelli sulla soglia della pensione. Nel caso, frequente, in cui i giovani docenti non abbiano persone a carico, il loro netto, di circa 1.538 euro, sarà inferiore a quello di un collaboratore scolastico con figli e coniuge da mantenere.
Il ruolo dell’elemento perequativo e del Cia
A determinare quanto guadagna un bidello in questi anni sono stati determinanti anche gli elementi accessori, che, per quanto minori di quelli che spettano agli insegnanti, hanno avuto un impatto.
Sono stati soprattutto due, visto che altri, come gli straordinari, sono variabili. Sono i già citati elemento perequativo e Compenso Integrativo Accessorio.
Il primo è stato introdotto nel 2018 per aiutare i lavoratori statali con gli stipendi più bassi, quindi gli insegnanti con anzianità inferiore e tutto il personale Ata. Si tratta di un emolumento aggiuntivo di 29 euro al mese, per i collaboratori scolastici più giovani, e di 24 per i più anziani, che si somma ai minimi tabellari. Inizialmente una tantum, è stato poi confermato per gli anni successivi nel 2019 e nel Ccnl 2019-21 è stato conglobato nella retribuzione complessiva.
Il secondo, il Compenso Integrativo Accessorio, è il corrispettivo per della Retribuzione Professionale Docenti (RPD) per gli insegnanti, un salario aggiuntivo che nel Ccnl 2016-18 ammontava a 66,9 euro per i bidelli e che Governo e sindacati hanno aumentato di 5,8 euro quest’anno. È anche grazie a essi che oggi i collaboratori scolastici guadagnano più di ieri, oltre che per gli aumenti dello stipendio base.
I dati si riferiscono al 2019
Fonte: Aran
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