Milano, 3.400 rom tra campi e insediamenti

Nel carcere di romano Rebibbia il 95% delle madri detenute è rom

A Milano, il caso dell’incidente in cui ha perso la vita Cecilia De Astis, 71 anni, ha riportato l’attenzione sulle comunità rom e sinte, che troppo spesso entrano nel dibattito pubblico solo in seguito a fatti di cronaca. In Italia, secondo le stime contenute nella Strategia Nazionale di uguaglianza, inclusione e partecipazione di Rom e Sinti 2021-2030, vivono tra 120.000 e 150.000 persone appartenenti a questi gruppi, una presenza radicata e tutt’altro che marginale.

La maggior part di rom e sinti possiede la cittadinanza italiana e la distribuzione sul territorio è disomogenea: oltre la metà risiede nel Centro-Nord, con concentrazioni elevate nelle aree metropolitane, mentre il resto si trova soprattutto nel Mezzogiorno. La rilevazione di questi dati non è semplice: in Italia non è possibile raccogliere informazioni ufficiali basate sull’appartenenza etnica, e le comunità presentano condizioni abitative e stili di vita molto diversi — da case ordinarie a insediamenti formali o informali — con una mobilità che rende difficile un monitoraggio preciso e costante.

Rom e sinti, ecco quanti vivono in Italia

Dietro le immagini che spesso accompagnano i servizi televisivi sugli “accampamenti” c’è una realtà più complessa e documentata. La mappatura realizzata da Anci-Cittalia nel 2017 contava in Italia 516 insediamenti abitati da rom e sinti: il 48,2% era costituito da aree informali o non riconosciute, il 15,6% da insediamenti spontanei riconosciuti dai comuni e il restante 36,2% da campi attrezzati. In totale, vi vivevano circa 30.000 persone.

Secondo l’indagine Istat condotta nel biennio 2019-2020, in Italia sono stati rilevati 373 insediamenti abitati da rom e sinti, presenti in 126 comuni, con una popolazione complessiva stimata in circa 15.000 persone. Si tratta di una riduzione significativa: il calo riguarda sia gli insediamenti formali che quelli informali e riflette l’effetto di politiche locali di superamento dei campi, ma anche la mobilità interna e internazionale di queste comunità, che rende difficile una quantificazione stabile nel tempo.

Le città italiane con più rom e sinti

Quando si parla di rom e sinti in Italia, spesso l’immaginario si concentra sulle periferie delle grandi città. Ma i numeri raccontano storie diverse a seconda del territorio. A Roma, ad esempio, vivono 6.250 persone: 4.000 in 16 insediamenti formali, 1.300 in quasi 300 insediamenti informali e 650 in stabili occupati. Milano ne conta 3.400, con una distribuzione opposta: solo 700 in 7 campi formali e ben 2.700 in 130 insediamenti informali. A Napoli la stima oscilla tra 1.100 e 1.400 persone, divise tra 4 insediamenti formali (700 persone), 2 informali (800) e almeno 50 residenti in appartamenti.

Nei centri più piccoli la mappa cambia ancora. Cagliari ospita una comunità di circa 270 persone di origine bosniaca, di cui 196 vivono già in appartamenti. A Catania sono 250, prevalentemente di origine romena, e abitano in insediamenti informali. Anche Bari registra 250 persone, soprattutto romene, suddivise tra due insediamenti e stabili occupati. Sono numeri che rivelano una realtà frammentata, ma che offrono anche uno spunto per capire come cambia la vita di queste comunità fuori dalle metropoli.

Poi ci sono città dove la presenza è più limitata ma comunque radicata. A Genova, ad esempio, vivono circa 130 sinti italiani in un insediamento formale e altri 100 rom in insediamenti informali. A Messina, infine, 90 persone abitano in alloggi pubblici, grazie a un progetto di transizione abitativa avviato nel 2011.

Addio ai campi: 3.120 rom trovano casa

Per molte famiglie rom e sinte, avere una casa in muratura non è stato solo un cambiamento materiale, ma un passaggio decisivo verso una maggiore stabilità e partecipazione alla vita della comunità. Tra il 2012 e il 2019, in 42 comuni italiani sono stati attivati 96 progetti di transizione abitativa che hanno consentito a 3.120 persone di lasciare gli insediamenti e trasferirsi in alloggi stabili. Il Piemonte ha accolto 870 beneficiari, la Sardegna 843, la Toscana 436, l’Emilia-Romagna 250 e il Trentino-Alto Adige 205, delineando un impegno diffuso ma con intensità diverse a seconda dei territori.

Le modalità di intervento hanno seguito due linee principali: nel 52,8% dei casi si è fatto ricorso all’edilizia residenziale pubblica o a soluzioni di emergenza abitativa, mentre nel 42,7% le abitazioni sono state reperite sul mercato privato. Questi progetti non si sono limitati a garantire un alloggio, ma hanno rappresentato un’opportunità per rafforzare percorsi di inclusione sociale, agevolare l’accesso a servizi essenziali e ridurre il rischio di isolamento. In molti casi, la transizione ha significato anche un miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie e una maggiore continuità nell’istruzione dei minori, creando basi più solide per un futuro radicato e autonomo.

quanti rom italia

Scuola italiana: dove restano indietro i bambini rom

Per molti bambini rom e sinti, la scuola è il primo luogo in cui si intrecciano storie, culture e percorsi di integrazione. Nell’anno scolastico 2014/2015 erano 12.437 gli alunni rom e sinti iscritti nelle scuole italiane. Un dato che, letto in rapporto alla popolazione complessiva, offre una fotografia importante della partecipazione scolastica di queste comunità.

La distribuzione per ordine scolastico rivela però differenze significative: la frequenza è più alta nella scuola primaria, cala nella secondaria di primo grado e si riduce ulteriormente nella secondaria di secondo grado. Una tendenza che indica come l’accesso all’istruzione non sia il solo traguardo da raggiungere: la vera sfida resta garantire la continuità del percorso formativo, affinché l’abbandono scolastico non comprometta le opportunità future.

Minori e madri rom, il volto nascosto delle carceri

Il tema della giustizia minorile mette in luce una delle questioni più complesse legate all’inclusione sociale. Nei dati raccolti dal XIII Rapporto Antigone relativi al 2020, emerge che i minori rom rappresentano circa il 40% della popolazione minorile detenuta in Italia, una quota che segnala una marcata sovra-rappresentazione rispetto al peso demografico della comunità.

Anche negli istituti penitenziari per adulti la sproporzione è evidente: nel carcere di Rebibbia, a Roma, un terzo delle detenute è di origine rom, mentre nei reparti nido – destinati alle madri con figli piccoli – la percentuale sale al 95%. Dati che impongono domande urgenti sulle cause di questo squilibrio e sulle politiche di prevenzione, educazione e reinserimento ancora da rafforzare.

Fonte: Strategia Nazionale di uguaglianza, inclusione e partecipazione di Rom e Sinti 2021-2030, XIII Rapporto Antigone

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