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É diminuita invece in tutto il Mezzogiorno e in Liguria. Ecco dove è scesa di più



L’Italia è tra i Paesi al mondo con il minore tasso di fertilità, ovvero con il più basso numero di figli per donna in età fertile, e allo stesso tempo con la popolazione più anziana. Lo sappiamo. Ma l’Italia è anche tra i Paesi più diseguali al proprio interno, almeno in Europea, e le ampie differenze presenti a livello economico e sociale si riflettono anche sul diverso andamento della propria demografia. Non tutto il Paese soffre allo modo della crisi demografica che ha portato la popolazione italiana a crescere solo dell’1,8% negli ultimi 10 anni, in forte frenata rispetto al +5,8% invece registrato se il confronto è tra 2000 e 2020.

C’è anche qui una divergenza tra Centro Nord e Mezzogiorno, con quest’ultimo che appare destinato allo spopolamento. Negli ultimi 20 anni la popolazione della Basilicata è scesa del 7,4%, negli ultimi 10 del 4,2%, sono i dati peggiori tra tutte le regioni. Il Molise ha numeri simili, la Sicilia ha visto un calo del 0,5% in 20 anni, del 0,6% in 10, la Puglia rispettivamente del 0,6% e dell’1%. Quando la riduzione decennale è maggiore di quella ventennale vuole dire che in realtà tra 2000 e 2010 c’era stata una ancor timida crescita, poi annullata.

Non è il caso della Calabria, che subisce un calo della popolazione del 5,1% negli ultimi 20 anni e del 2,1% negli ultimi 10. Solo la Campania si salva, con una crescita rispettivamente dell’1,2% e del 0,5%

Al Nord maggiore immigrazione ma anche più nascite

La Campania gode ancora di uno dei tassi di fertilità maggiori d’Italia, soprattutto nell’area napoletana, anche se il primato assoluto è stato via via usurpato da altre aree, come il Trentino Alto Adige, e oggi si limita a essere ancora sopra la media nazionale. Ed è questo che l’ha salvata finora da uno spopolamento analogo a quello del resto del Mezzogiorno.

Ma l’impatto molto minore dell’immigrazione dall’estero ha fatto in modo che venisse superata, quanto a crescita degli abitanti, da quasi tutto il Centro Nord. Negli ultimi 20 il maggiore incremento della popolazione è quello che si è visto in Trentino Alto Adige, dove è stata del 15,7%, e poi nel Lazio, +14,6%, in Emilia Romagna, +13,2%, in Lombardia, +12,6%. In queste aree non solo c’è stata una immigrazione superiore della media, ma anche un tasso demografico naturale più alto, in particolare in Trentino Alto Adige e in Lombardia, dove nascono oggi più bambini che nel resto del Paese, anche per il contributo delle donne straniere, certo, ma non solo. Da tempo è noto il legame tra un’economia più florida e un maggiore tasso di fertilità

E poi c’entra probabilmente anche la concentrazione dell’economia nelle grandi aree urbane che vivono di servizi avanzate, come Milano. Non a caso se il confronto è decennale la Lombardia cresce, demograficamente, più dell’Emilia Romagna, +5,2% contro +3,7%. Ma la palma va al Lazio con un un incremento del 7,8%, dovuto probabilmente alla capacità di attrazione dell’area romana verso italiani e immigrati.

La Liguria ha perso in 10 anni il 2,1% degli abitanti

Le regioni più rurali vanno peggio, Marche e Abruzzo rispetto al 2010 hanno perso abitanti, allo stesso modo di Friuli Venezia Giulia, Val d’Aosta, Piemonte, Liguria. Quest’ultima regione è un po’ un’eccezione al Nord. Dopo il declino industriale di Genova, anche più grave di quello di Torino, ha cominciato a perdere popolazione, che è scesa del 2,8% in 20 anni e del 2,1% in 10.

In generale tra 2010 e 2020 solo sette regioni su 20 hanno un bilancio demografico positivo, Lombardia, Lazio, Emilia Romagna, Trentino Alto Adige, Veneto, Toscana, Umbria, con quest’ultima che è a crescita zero e Toscana e Veneto, nonostante l’economia più forte della media, con aumenti inferiori al 2%.

La tendenza sembra quella di una concentrazione della popolazione che segue quella dell’economia, nelle grandi città e lungo la direttrice dell’A1, dalla via Emilia a Roma, con poche deviazioni nelle aree della pedemontana Veneto e le valli trentine. È quello che sta accadendo anche in altri Paesi europei, dove pure crescono i divari interni, ma con valori medi, relativamente sia a economia che demografia, di solito più alti.

I dati si riferiscono al periodo 2000-2020

Fonte: ISTAT

Leggi anche: Dove vivono gli italiani? In campagna o in città?

 

 

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