Il Pnrr farà aumentare il Pil dell’Italia del 3,1%

Cosa sono i fondi del recovery fund e perché rilanceranno l’economia italiana

Il Piano Nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), il programma di investimenti europei che riprende, ma amplia, l’impegno per la ripresa del recovery fund, è riuscito nell’impresa di mettere d’accordo gran parte del Parlamento: un fatto più unico che raro. Alla Camera è stato approvato da 442 voti a favore, al Senato con 224. Un consenso plebiscitario che chiaramente è il frutto dell’accordo di larghissime intese che è alla base del governo Draghi, ma anche della speranza che il Pnrr dell’Italia possa veramente rappresentare una svolta per il nostro Paese.

Come funziona il Pnrr italiano

Alla fine, infatti, le centinaia di pagine e le decine di missioni e componenti del piano, che tocca quasi ogni aspetto dell’economia, dovranno avere un effetto finale chiaro, che vada in una direzione, quella della crescita. E l’ultimo capitolo infatti di questo si occupa, dell’impatto del Pnrr.

L’impatto del Pnrr sull’economia italiana

Innanzitutto sul Pil Italia. Secondo le previsioni del governo nella migliore delle ipotesi arriveremo tra il 2024 e il 2026 ad averne uno del 3,1% superiore a quello che avremmo secondo lo scenario base, ovvero quello senza Pnrr. È un traguardo al quale arriveremo in modo graduale. Sia perché gli effetti degli investimenti, in molti casi infrastrutturali e di medio e lungo periodo, hanno bisogno di tempo per dipanarsi i propri effetti sull’economia generale, sia perché graduali saranno gli esborsi dei fondi da parte della Commissione Europea. E così quest’anno l’impatto del Pnrr in Italia sarà solo del 0,7% sul Pil, ovvero questo sarà maggiore di sette decimali rispetto a quello previsto. Su questo probabilmente avranno un peso le prime risorse del React-EU in arrivo entro il 2021.

Cosa sono i fondi del recovery fund

Nel 2022 il Pil dell’Italia sarà invece più alto dell’2%, nel 2023 del 3%. Fino ad arrivare al 3,1% aggiuntivo dal 2024. Ma l’effetto più importante sarà sugli investimenti, che almeno in questa fase saranno prevalentemente pubblici. E del resto in questi vanno impiegati i fondi europei, per esplicito mandato di Bruxelles, invece che per la spesa corrente. E quindi fin dal 2021 gli investimenti totali risulteranno più alti dell’1,6% rispetto allo scenario base. Nel 2022 supereranno invece del 5,5% quelli che vi sarebbero stati senza alcun piano europeo.

Ma il massimo impatto del Pnrr per l’Italia in questo senso sarà negli anni successivi nel 2023 e tra il 2024 e il 2026, quando gli investimenti totali saranno più alti del 9,4% e del 10,6%. Gli investimenti tuttavia non sono importanti di per sé ma per l’effetto sul resto dell’economia. E infatti l’impatto del Pnrr su un indicatore importantissimo come quello dei consumi c’è e anzi risulta anche più importante in alcuni anni di quello sul Pil. Questi risulteranno già nel 2021 del 0,9% superiori a quelli dello scenario base, ma nel 2022 questo effetto aggiuntivo sarà del 2,2%, per salire al 3% nel 2023 e assestarsi sul 2,9% tra 2024 e 2026.

recovery fund cosa sono

L’occupazione con i fondi del recovery fund

Forse ancora più decisivo di quello dei consumi per l’economia italiana è il livello dell’occupazione. E l’effetto del Pnrr dell’Italia è maggiore anche in questo caso di quello che avrà sul Prodotto interno Lordo stesso. Quest’anno l’occupazione dovrebbe essere dello 0,9% più alta di quella che vi sarebbe senza alcun piano. Nel 2022 lo sarà del 2,2%, nel 2023 del 3,2%, come tra 2024 e 2026.

Dal recovery fund al Pnrr

Almeno all’inizio quindi l’impatto del Pnrr sarà più estensivo che intensivo, i maggiori investimenti si concentreranno nell’incremento di consumi e occupazione più che del reddito nazionale. Tanto è vero che i settori che vedranno il maggiore aumento del valore aggiunto tra il 2021 e il 2026 saranno quelli delle costruzioni, delle attività immobiliari, del commercio al dettaglio, e minore sarà il peso dell’Ict, al contrario di quanto si potrebbe pensare visto che tanto si parla di digitalizzazione. Si tratta di settori in cui la produttività media è più bassa e che sono più “labour intensive”, ovvero si basano molto sul lavoro delle persone più che sull’automazione o i software.

Import ed export, a cosa serve il recovery fund

La speranza è che in realtà più sul lungo periodo, oltre il 2026, gli effetti sulla produttività in realtà si vedano, grazie agli interventi nell’ambito della ricerca e dell’innovazione. Anche perché non potremo più contare su un elemento che finora è stato un nostro punto di forza, un saldo di bilancia commerciale ampiamente positivo. In base al modello del governo saranno le importazioni molto più delle esportazioni a beneficiare del Pnrr, e le prime saranno nel 2024-2026 del 4,7% più alte rispetto allo scenario base, mentre le seconde risulteranno essere solo lo 0,7% in più.

I maggiori consumi, la domanda di attrezzature elettroniche e informatiche, fa notare il governo, aumenteranno gli acquisti dall’estero più delle vendite. A dimostrazione del resto che quel saldo positivo di cui godiamo ora molto è dovuto alla stagnazione della nostra economia e alla mancanza di risorse per comprare beni e servizi esteri più che a reale competitività.

I dati si riferiscono al 2021-2026

Fonte: Presidenza del Consiglio dei Ministri

Leggi anche: Il Pnrr di Draghi e quello di Conte: il confronto

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