Nel 2021 è previsto un +4%, ma restiamo indietro rispetto all’area euro
In tempi straordinari numeri straordinari. Come quelli dell’economia. Dopo il record negativo del 2020 vi sarà quello positivo del 2021 per quanto riguarda la crescita del Pil in Italia. Secondo l’Istat lo scorso anno dovrebbe chiudersi con un -8,9%. Tra pochi mesi vedremo se queste stime saranno confermate, o se la seconda ondata della pandemia ha peggiorato le performance già pessime della nostra economia.
Nel 2021 invece dovrebbe giungere il sospirato rimbalzo, che nel nostro Paese dovrebbe concretizzarsi in una crescita del 4%. Si tratterebbe del balzo maggiore dal 1988, quando la crescita del Pil in Italia fu del 4,1%. Altri tempi, altra economia, in parte drogata dal debito, in parte spinta da una produttività ancora vivace.
Il Pil in Italia: le stime per il 2021
Il +4% di quest’anno nascerebbe dal ritorno alla vita normale con conseguente ripresa dei consumi ora bloccati, e secondo le speranze del governo ai provvedimenti economici presi per alleviare i danni del Covid. Tutto ovviamente dipenderà da come il piano vaccinale procederà, e dalla possibilità quindi di riaprire le attività e gli spostamenti dalla primavera in poi.
Ma non solo, cruciale sarà anche il modo in cui le aziende reagiranno alla fine della cassa integrazione straordinaria e del blocco dei licenziamenti ormai in vigore da molti mesi. Se la ripresa di ordini e fatturati compenserà l’aumento dei costi (del personale per esempio) per la fine degli aiuti del governo allora il rimbalzo sarà più probabile.
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L’andamento storico del Pil italiano
Quello che è più sicuro è che rimarremo sempre indietro rispetto ai nostri vicini dell’eurozona. Sono ormai 25 anni che l’Italia cresce meno del resto d’Europa nonostante nel frattempo l’economia europea sia cresciuta poco tanto da dare vita al termine “eurosclerosi“.
Ma il nostro Paese ha fatto peggio. Quando c’era una crisi il Pil dell’Italia è sempre crollato di più. È il caso del 2009, quando scese del 5,3%, mente quello dell’area euro calò del 4,5%, e accadde lo stesso nel 2012 e nel 2013, quando il nostro Prodotto Interno Lordo cadde del 3% e dell’1,8%, contro un -0,9% e un -0,2% dell’eurozona. Nel 2012 tra l’altro vi fu il maggior divario tra l’andamento del Pil in Italia e quello degli altri Paesi con cui condivide la moneta unica. Era l’anno della crisi dello spread e dei timori del default.
Quando invece c’è crescita quella italiana è più debole. Anche nel 2017, l’anno migliore degli ultimi 10. Il Pil in Italia crebbe dell’1,7%, ma nell’Eurozona l’aumento fu di ben il 2,6%. In realtà è nel 2020 e nel 2021, se le previsioni dovessero essere confermate, che il gap dovrebbe apparire inferiore.
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Per il Pil sarà cruciale il Recovery Fund
L’anno scorso il Pil in Italia dovrebbe essere sceso solo dell’1% in più che nell’Eurozona e l’anno prossimo crescerà solo dello 0,2% in meno. Un divario eccezionalmente basso che potrebbe essere dovuto all’eccezionalità della situazione, ai pesanti interventi statali ma forse anche al minore peso dei servizi (basti pensare al turismo) nel nostro Paese rispetto ad altri come la Spagna. E alla maggiore importanza in Italia dell’industria e delle esportazioni.
Colmare il gap che ci separa dagli altri Paesi dell’area euro nell’ambito della crescita rimane probabilmente l’obiettivo più importante di politica economica sia per l’Italia che per la UE per questo decennio. Ed è anche alla base del primo posto del nostro Paese tra i beneficiari del Recovery Fund. Un’occasione che non possiamo sprecare.
I dati si riferiscono al 2009-2021
Fonte: Eurostat. Istat
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