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Chi ha lavorato nel privato prende 1.125 euro, un ex statale 2.250. E per le donne va peggio

Un pensionato che ha lavorato nel pubblico ha una pensione mediamente doppia rispetto a un ex lavoratore del settore privato.

Le pensioni dei dipendenti pubblici

Il grafico sopra mostra due dati fondamentali: le pensioni dei dipendenti pubblici a confronto con quelle del settore privato con i relativi importi medi degli assegni, il tutto diviso per uomini e donne. Come si vede i pensionati privati, donne e uomini, sono quasi 18 milioni mentre le pensioni dei dipendenti pubblici sono poco più di 3 milioni. Tutto cambia se si guardano gli importi medi mensili delle pensioni.

Gli ex lavoratori pubblici hanno delle pensioni Inps  doppie rispetto ai “colleghi” che hanno lavorato nel privato. Un uomo del settore pubblico, infatti, incassa una pensione di 2.250 euro al mese rispetto ai 1.250 euro di un uomo che è stato nel settore privato. Per le donne è ancora peggio: chi ha lavorato nel settore pubblico ha una pensione media mensile di circa 1.500 euro rispetto ai 637 euro di quelle che hanno lavorato nel privato.

Le pensioni dei dipendenti pubblici ingiuste?

Come mai questa abissale differenza? I motivi sono diversi. Per gli uomini il più importante è questo: chi entra nel settore pubblico tende generalmente a non cambiare più lavoro, ovvero a restare per tutta la vita lavorativa all’interno del settore pubblico, certo che non potrà perdere il posto di lavoro. Gode, quindi, di scatti di retribuzione automatici (esclusi i periodi in cui la contrattazione è sospesa, di cui ha parlato Truenumbers in questo articolo) e va in pensione senza aver mai “saltato” un solo mese di contribuzione. E’ così che riesce ad andare a riposo con un trattamento che, per i “privati” assomiglia a una pensione d’oro.

Oltre a questo bisogna aggiungere che il sistema contributivo degli addetti al settore della Pubblica amministrazione è mediamente più vantaggioso. Chi ha, invece, lavorato nel settore privato ha dovuto sopportare nel corso della sua carriera degli stop dovuti a periodi di cassa integrazione o di disoccupazione. Oltre a questo, sempre mediamente, gli stipendi (e quindi i contributi) del settore privato sono più bassi di quelli garantiti dal settore pubblico.

Donne con la pensione minima

Per le donne vale lo stesso discorso ma, in più, si aggiungono altre considerazioni. Ad esempio il fatto che buona parte degli assegni mensili incassati dalle donne del settore privato sono pensioni di reversibilità, mediamente piuttosto bassi.

Altri tipi di pensione delle donne “private” sono quelle assistenziali, ovvero versati a persone che non hanno i requisiti per raggiungere il minimo contributivo e avere diritto ad una pensione vera e propria. Per le donne del settore pubblico, invece, vale lo stesso ragionamento degli uomini: si entra nella Pubblica amministrazione e se ne esce solo al raggiungimento dell’età del ritiro.

I dati si riferiscono al: 2017

Fonte: Inps

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