La possono ricevere dai 63 anni (prima degli italiani) con il retributivo
Così come i deputati nazionali anche i parlamentari europei hanno diritto a un sistema pensionistico pensato ad hoc. E come è facile immaginare anche questo è più favorevole rispetto a quello del comune cittadino. Anzi, il divario di trattamento rispetto a quest’ultimo è maggiore a Bruxelles e Strasburgo che a Roma. A differenza di quella di deputati e senatori italiani infatti la pensione dei parlamentari europei è calcolata con il sistema retributivo, che ormai nel nostro Paese è stato abbandonato nel 2012.
Quando scatta la pensione per i parlamentari europei
In sostanza si può accedere all’assegno pensionistico dopo solo un anno di mandato, contro i 5 minimi necessari per un parlamentare italiano e non sono necessari contributi minimi. E per definire l’ammontare che spetta viene accumulato il 3,5% del salario per ogni anno pieno di esercizio del mandato e quindi un dodicesimo di tale somma per ogni mese aggiuntivo.
I parlamentari europei in pensione dopo un anno
Di fatto, a fronte di 10 anni da parlamentare, si ha diritto a una assegno che sarà del 35% del salario percepito. Salario che secondo le regole del Parlamento Europeo non può superare il 38,5% di quello di un giudice della Corte di Giustizia dell’Unione Europea. In ogni caso non si potrà arrivare oltre il 70% dello stipendio da parlamentare. E quindi superati i 20 anni di mandato (3,5% per 20 anni è appunto il 70%) non vi sarà alcun incremento della pensione. Altra particolarità importante, la pensione dei parlamentari europei scatta a 63 anni, prima quindi di quella italiana, che parte dai 65, anche se in caso di più mandati si scende a 60, come si sa.
Il pagamento delle pensioni dei parlamentari
Nel complesso il Parlamento Europeo, secondo gli ultimi dati del 2019, ha pagato 15,6 milioni in pensioni, includendo anche quelle di reversibilità. Si tratta di un aumento rispetto alle uscite dell’inizio del decennio quanto era stata circa di 11 milioni all’anno. Ma è meno del picco toccato nel 2008, quando si era arrivati a 24,7 milioni, dopo una rapida crescita da valori molto ridotti. Basti pensare che la spesa per gli assegni di pensione ai parlamentari europei era stata nel 1990 solo di 2,1 milioni.
La storia delle pensioni dei parlamentari Ue
La storia dei sistemi pensionistici usati dal Parlamento Europeo è particolarmente tormentata. Si era partiti negli anni ’80 con il pagamento per gran parte dei parlamentari della stessa tipologia di pensione pagata dai parlamenti nazionali per i deputati, dove le leggi dei vari Paesi prevedessero questa equivalenza e si facessero anche carico dell’esborso finanziario. Non era il caso di Francia, Italia e Lussemburgo, per cui fu quindi decisa a livello europeo di ovviare a tale vuoto normativo pagando una pensione che anche in questo caso che ricalcasse quella nazionale.
La “pensione integrativa” dei parlamentari europei
Sorse però l’esigenza di avere un sistema europeo vero e proprio, uguale per tutti, e pagato dal Parlamento Europeo, e nacque nel 1990 uno schema pensionistico volontario, che però era aggiuntivo e non sostitutivo rispetto a quello già esistente. In sostanza per chi avesse versato due anni di contributi volontari, appunto, quindi ulteriori rispetto a quelli standard, veniva garantita una pensione in più a vita a partire dai 60 anni, diventati 63 nel 2009 e 65 nel 2018. E in modo simile a quanto accade attualmente si percepiva un ammontare uguale al 3,5% del salario per ogni anno di mandato fino a un massimo del 70%
La riforma delle pensioni del 2009
La somma dei due diversi tipi di pensione assieme al fisiologico incremento del numero degli ex parlamentari e al loro invecchiamento ha fatto rapidamente crescere la spesa fino a cifre notevoli, come si è visto. Nel 2008 ha toccato i 24,7 milioni. È per questo che si pensò nel 2009 di sostituire questi schemi con uno nuovo, quello attualmente in uso. Come sempre si considerarono però i diritti acquisiti, e lo schema volontario fu tenuto in vita per quegli ex parlamentari che già lo stavano usando. Così come rimase il pagamento delle pensioni basato sull’equivalenza con le pensioni nazionali per coloro che avevano servito come parlamentari prima del 2009, quindi per italiani, francesi e lussemburghesi, la cui pensione era stata decisa con una legge europea e anche pagata a livello europeo.
Le pensioni degli italiani, francesi e lussemburghesi
Oggi questi ultimi sono 404, mentre quelli che utilizzano lo schema volontario, in quanto ex parlamentari pre-2009 sono 795. Tuttavia il pagamento degli assegni riguardanti lo schema volontario è demandato a un “Fondo Pensioni per gli ex Membri del Parlamento Europeo”, e non rientra nel budget del Parlamento. Da qui il calo delle spese dal 2009 in poi.
Rimane dentro il bilancio invece l’esborso per le pensioni italiane, francesi e lussemburghesi, che è stabile, e ammonta a 11,5 milioni. Ma si esaurirà con la morte degli ex parlamentari. Ancora minoritaria ma ovviamente in crescita la quota dello schema attuale, che nel 2019 riguardava più di 200 persone, e costava 4,2 milioni. E che ovviamente si incrementerà in modo deciso con il turnover dei parlamentari nelle prossime legislature.
Quanto guadagnano i parlamentari europei
Oltre a questi benefici, durante il loro mandato parlamentari europei hanno un’indennità davvero notevole. Vediamo quanto guadagnano gli eurodeputati. Partiamo con uno stipendio lordo mensile di 8.757.70 euro che diventano 6.800 euro netti in busta paga dai quali vanno sottratte le imposte applicate dal Paese di provenienza. Al totale vanno aggiunti altri 4.500 euro al mese per le spese vive come l’ufficio, le bollette e le spese di rappresentanza. Non è finita: altri 320 euro al giorno sono erogati per sostenere la spesa di vitto e alloggio. Ovviamente i viaggi, anche quelli all’interno del proprio Paese di origine, in auto, aereo o treno (sempre in prima classe) vengono rimborsati interamente.
Infine gli eurodeputati possono farsi rimborsare due terzi delle spese mediche e hanno a disposizione altri 24.526 euro al mese per collaboratori personali che, però, non possono essere parenti stretti e, al termine del mandato ricevono 17.515 euro.
I dati si riferiscono al 1990-2019
Fonte: Parlamento Europeo
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