Nascono più bambini tra le 8 e le 12 del mattino. Boom di cesarei al sud d’Italia
Dopo ben 9 mesi vogliono vedere la luce, letteralmente: i bambini vengono al mondo perlopiù tra le ore 8 e le 12 del mattino. Questo infatti è quanto emerge dal report americano del Centers of Disease Control and Prevention (Cdc). A dare un grande impulso alle nascite mattutine è il parto cesareo programmato.
Il parto cesareo programmato tra le 8 e le 12
Stando ai dati del report del Cdc, la distribuzione delle nascite non è uniforme: si verificano principalmente al mattino tra le ore 8 (11,6%) e le 12 (7,4%) e durante la settimana. Il motivo è molto semplice: si tratta di nascite con parto cesareo programmato e pertanto l’orario dell’intervento può essere pianificato anticipatamente dal personale medico. Perciò nel week end, invece, i bambini nascono più facilmente in tarda serata. Ed emergono anche ulteriori dati dalla reportistica: i parti vaginali non indotti si verificano tra le 11 di sera e le 7 del mattino, mentre i parti indotti raggiungono il picco alle ore 15 e calano dopo le 18.
L’andamento del parto cesareo programmato
La frequenza del parto cesareo programmato è aumentata in Italia già nel 2000, quando ha raggiunto il 33,2% rispetto all’11,2% del 1980. Un valore molto più elevato rispetto a quelli degli altri Paesi come si vede nel grafico sopra (21,5% in Inghilterra e Galles, 17,8% in Spagna, 15,9% in Francia) e del 10-15% in più rispetto a quanto l’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) raccomanda.
Nel 2020, invece, il nostro Paese ha contenuto il tasso di taglio cesareo programmato. È stato effettuato mediamente solo nel 31,12% dei casi con una forte variabilità regionali: dal 19,6% della Provincia Autonoma di Trento al 50% della Campania. D’altronde, la positività al Covid-19 della futura mamma non costituisce un problema e pertanto il cesareo programmato può essere attuato, ovviamente, nel rispetto di tutte le misure vigenti di contenimento del virus.
Quando si ricorre al parto cesareo
Generalmente la data per il parto cesareo programmato viene concordata con il ginecologo. Tuttavia, quando il parto per via naturale non è possibile, si ricorre al taglio cesareo, cioè il dottore incide la parete addominale e quella uterina della madre sotto anestesia per estrarre il bambino. Al di là della situazione d’emergenza, che potrebbe costringere il chirurgo a dover intervenire con un cesareo durante il travaglio se si verifica una situazione di sofferenza sia per la madre che per il bambino ( o per uno dei soggetti), si ricorre ad un parto cesareo programmato anche in altre tre circostanze. Ecco quali:
- Nel caso in cui l’utero abbia subito altri interventi;
- Se il feto è troppo grosso (cioè il bambino ha un peso superiore ai 4 chili) o si presenta in una posizione anormale (ad esempio lateralmente);
- Se il bacino uterino della madre è troppo stretto e non si è dilatato sufficientemente.

Taglio cesareo programmato in epoca Covid
Il Coronavirus non influenza le modalità del parto cesareo, a meno che la partoriente non abbia problemi respiratori che possano richiedere un intervento urgente. Restano comunque valide tutte le procedure di prevenzione, ovvero:
- I medici che eseguiranno il taglio cesareo devono indossare camice monouso idrorepellente, mascherina ffp3, guanti e occhiali di protezione o occhiali con visiera;
- Bisogna rispettare le norme di distanziamento fisico prima dell’intervento in sala chirurgica;
- Occorre lavarsi frequentemente le mani e igienizzare tutte le attrezzature da usare (prassi che, d’altra parte, è richiesta dall’osservanza delle norme igienico-sanitarie).
Le complicanze durante il taglio cesareo
Il parto cesareo programmato alla fine è un intervento chirurgico a cui viene sottoposta la donna e perciò potrebbero sorgere delle complicanze. La più comune, per esempio, è il sanguinamento vaginale o il rischio di un’emorragia che potrebbero richiedere un urgente ricorso ad una trasfusione. Potrebbero, inoltre, verificarsi delle infezioni della ferita o della cavità uterina (la cosiddetta endometrite), oltre a lesioni alla vescica o all’intestino. Nei giorni successivi al parto cesareo programmato la donna potrebbe riscontrare dei problemi di cicatrizzazione, dolore addominale associato a febbre alta. Nei casi più gravi poi la placenta potrebbe impiantarsi nelle pareti uterine o potrebbero esserci dei danni al sistema uterino. E il bambino? Il nascituro potrebbe avere dei problemi respiratori.
Rischi dopo il terzo parto cesareo
Sicuramente vi starete chiedendo quante volte una donna possa quindi scegliere un parto cesareo programmato. Non vi è in realtà un numero prestabilito, perché tutto dipende dalle condizioni di salute della futura mamma, dall’età. Fondamentalmente più parti cesarei si fanno e più ovviamente aumentano i rischi. Ovvero, già dopo il terzo parto cesareo programmato è possibile che si verifichi un’emorragia per un’inserzione bassa della placenta.
Un’altra gravidanza dopo 10 mesi dal parto cesareo programmato
I ginecologi raccomandano alle donne di attendere almeno 6-10 mesi prima di pensare ad una nuova gravidanza. Perché? Con il parto cesareo programmato l’utero viene tagliato e suturato, per cui occorre del tempo prima che si ripristini lo stato originario dell’apparato uterino. E, considerando che con la gravidanza l’utero si dilata per ospitare il feto, è impensabile che questo possa accadere quando la donna abbia ancora dei punti di sutura.
Come prepararsi al parto cesareo programmato
Si procedere con il taglio cesareo programmato solo alla 38esima settimana di gestazione, cioè quando ormai il nascituro si è formato e può affrontare il parto senza particolari problemi. Non si può attendere di più per evitare che la donna partorisca naturalmente. Il giorno prima del parto cesareo programmato la futura mamma deve digiunare. Prima di entrare in sala operatoria la partoriente deve indossare camice e cuffietta, il personale infermieristico disinfetta l’addome per prepararlo alla tricotomia (la rimozione dei peli per evitare una proliferazione batterica). Mediamente una donna impiega almeno 6 settimane (il cosiddetto puerperio) prima di riprendersi completamente, cioè prima che i dolori spariscano, vengano rimossi i punti di sutura e l’apparato genitale ritorni alle condizioni anatomiche-funzionali pregravidiche.
I dati si riferiscono al: 2020
Fonte: Centers of Disease Control and Prevention, Ministero della Salute
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