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Le perdite ammontano a 78 milioni. Peccato, gli ingressi crescevano spediti  da 10 anni

Il bilancio è amarissimo: persi 19 milioni di visitatori e 78 milioni di euro di incassi. E’ quello che è successo ai musei italiani per colpa del coronavirus. Peccato, perché l’andamento del numero di visitatori registrava un aumento spedito dal 2010. Dal 2010 sono aumentati del 46,8% dal 2010 e l’Istat, basandosi sull’andamento tendenziale delle rilevazioni del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo ha calcolato che per il 2020, in assenza di Covid19, si sarebbe potuto realizzare un incremento del numero di visitatori dei musei statali dell’8,1% rispetto al 2019 e un aumento degli introiti lordi del 12,8%.

In sostanza, si può stimare che il pubblico dei musei, dei monumenti e delle aree archeologiche a gestione statale sarebbe stato complessivamente di 59,2 milioni di visitatori, e che avrebbe permesso di realizzare entrate per oltre 273 milioni di euro. Per la chiusura al pubblico necessaria per il contenimento del contagio da Covid-19, si stima invece che per i soli mesi di marzo, aprile e maggio di quest’anno il numero di mancati ingressi alle strutture statali sia stato pari a circa 19 milioni, con una perdita, in termini di mancati incassi, di circa 78 milioni di euro.

I musei italiani vanno online

Nelle ultime settimane i musei hanno cercato di garantire l’offerta online con iniziative specifiche che in alcune casi hanno attirato decine di migliaia di visitatori (virtuali, in questo caso). In generale, però, i musei italiani non sono molto attrezzati da questo punto di vista. In base all’ultimo rilevamento dell’Istat (aggiornato al 2018) solo l’11,5% dei musei e degli istituti similari statali ha effettuato la catalogazione digitale del proprio patrimonio. Di questi, solo il 20,8% ha completato il processo di digitalizzazione, il 43,4% ha riversato in digitale circa la metà delle opere mentre il 35,8% ha digitalizzato meno della metà delle proprie collezioni.

La corsa alle visite virtuali

I risultati sono decisamente più positivi per la comunicazione e l’informazione online: quattro musei su dieci hanno
un sito web dedicato (43,7%) e quasi i due terzi (65,9%) possiedono un account sui più importanti social media
(come Facebook, Twitter, Instragram, ecc.). Nel grafico in alto si può vedere quali sono le regioni italiane con l’offerta media più alta da questi punti di vista. Per ridistribuire il pubblico e ridurre il contatto fisico, nel rispetto delle misure di “distanziamento sociale” emanate dalle autorità, potrebbe risultare utile, ad esempio, potenziare il servizio di biglietteria online, attualmente offerto da meno di quattro musei statali su dieci (23,5%), che permetterebbe ai cittadini di prenotare in remoto la visita nonché di razionalizzare e gestire in modo più efficiente i flussi.

Fonte: Istat

I dati sono aggiornati al: 2018 

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