In Italia ricoveri in ospedale nel 46,4% dei casi e insorgono complicanze nel 35,7%
Dici morbilo e in tanti pensano che si stia parlando di una malattia del passato. Non è così purtroppo. Per fermare davvero la trasmissione di questo virus servirebbe che almeno il 95% dei bambini avesse ricevuto due dosi di vaccino. In Italia, siamo bel lontani da queste cifre e quindi il morbillo è ancora attuale. È una malattia del presente. I dati più recenti sui bambini di 5-6 anni (cioè la fascia d’età presa come riferimento per misurare la copertura), pubblicati dall’Istituto Superiore di Sanità, si fermano all’84,8% con ciclo completo: un divario di ben 10,2 punti percentuali rispetto alla soglia del 95% indicata dall’Oms per garantire l’immunità di popolazione. Guardando ai singoli dati, nessuna Regione raggiunge il 95% per la seconda dose. In altre parole, la barriera collettiva non è ancora abbastanza alta.
Il morbillo è una malattia virale altamente contagiosa che continua a circolare in Italia e resta endemica in diverse Paesi europei proprio a causa di coperture insufficienti. Si trasmette per via aerea, con tosse e starnuti, e il contagio avviene nel 90% dei casi tra persone suscettibili, cioè senza una protezione adeguata. Il vaccino, somministrato come combinato MPR o MPRV, prevede due dosi e offre una protezione ottimale del 99%. È stato scientificamente dimostrato che quando la copertura resta sotto il 95%, il virus trova spazio per continuare a diffondersi.
Morbillo, contagio tra bambini e adulti giovani
A gennaio 2026 l’incidenza nazionale del morbillo è di 17,1 casi per milione di abitanti, ma la media nasconde uno squilibrio netto. Tra i bambini da 0 a 4 anni il dato sale a 115,0 per milione, quasi 7 volte quello nazionale. Nei piccoli sotto l’anno di età è di 64,4 per milione. Il virus colpisce quindi soprattutto i più piccoli, cioè chi ha meno difese e dipende maggiormente dalla protezione collettiva.
I contagi tra chi non è vaccinato
Se si analizza lo stato vaccinale delle persone che hanno contratto il morbillo, il legame tra coperture insufficienti e diffusione del virus emerge con maggiore evidenza. La distribuzione non lascia molto spazio a interpretazioni: la quasi totalità dei contagi si concentra tra chi non ha alcuna protezione o non ha completato il percorso vaccinale. Il virus quindi non colpisce in modo indistinto, ma trova soprattutto persone senza una copertura adeguata. Il dato è disponibile per il 91,7% dei casi segnalati, quindi su una quota molto ampia del totale. Tra questi, il 90,9% riguarda persone non vaccinate, il 6,5% aveva ricevuto una sola dose, l’1,3% aveva completato il ciclo con due dosi e per l’1,3% il numero di dosi non è noto.
Morbillo, ricoveri e pressione sugli ospedali
Ridurre il morbillo a un semplice “sfogo cutaneo” è una semplificazione che non trova riscontro scientifico. L’aggiornamento di gennaio 2026, riferito a 84 casi, mostra che il 46,4% è stato ricoverato: 39 persone su 84. A questo si aggiunge un 22,6% che ha avuto bisogno di un accesso in Pronto Soccorso. Nel complesso, oltre due terzi delle persone che hanno contratto il morbillo hanno avuto bisogno di cure ospedaliere o di un intervento in emergenza. Non è quindi, nella maggior parte dei casi osservati, un’infezione lieve che si risolve da sola: per una quota rilevante di pazienti comporta un passaggio in ospedale e un impatto concreto sia sui servizi sanitari sia sulla vita quotidiana delle famiglie coinvolte.
Complicanze legate al mancato vaccino
Quando si parla di morbillo, spesso si pensa a qualche giorno di febbre e basta. I dati raccontano altro. Su questi 84 casi, il 35,7% ha sviluppato almeno una complicanza: 30 persone. Le più frequenti sono state la polmonite (14,3%) e l’epatite con aumento delle transaminasi (14,3%). Non sono dettagli marginali: si tratta di condizioni che richiedono monitoraggio clinico e, in diversi casi, ricovero. Tra i casi segnalati compare anche 1 encefalite, in un adulto non vaccinato, una complicanza grave che può avere conseguenze importanti. Il dato è strutturale: più di un caso su tre presenta problemi clinicamente rilevanti.
Il virus del morbillo può tornare a crescere
Un calo non basta a parlare di inversione stabile. Nel 2024 i casi di morbillo sono stati 1.055, scesi a 532 nel 2025, con una riduzione del 49,6%. Ma guardando i dati mese per mese come da tabella in alto il quadro risulta decisamente più dinamico per non dire ondivaga nel 2024 il picco è arrivato a maggio con 182 casi, dopo una crescita costante da 34 a gennaio fino ai valori sopra quota 150 in estate. Nel 2025 l’anno si è aperto ancora su livelli sostenuti (78 casi a gennaio, 85 a marzo), per poi scendere fino al minimo di 12 casi a ottobre.
Il 2026 però ricomincia con 84 casi a gennaio, più del doppio rispetto ai 34 di gennaio 2024 e sopra i 78 di gennaio 2025. Se questo ritmo si mantenesse per dodici mesi, si arriverebbe a 1.008 casi in un anno, quasi quanto il 2024 e quasi il doppio del 2025. Questo significa che il calo osservato lo scorso anno non garantisce una stabilizzazione: con coperture vaccinali ferme all’84,8%, lontane dal 95% necessario per bloccare la trasmissione, il virus può tornare a crescere rapidamente.
Alla Campania la maglia nera in Italia
Il quadro territoriale mostra che il virus non si muove in modo casuale, ma tende a concentrarsi dove gli viene lasciato più spazio. A gennaio 2026 hanno notificato casi 9 Regioni e Province autonome, ma la distribuzione è fortemente sbilanciata: 6 Regioni raccolgono il 96,4% delle segnalazioni, pari a 81 casi su 84. In altre parole, quasi tutti i contagi si addensano in poche aree, come quando un incendio non si propaga ovunque ma attecchisce dove il terreno è più secco.
La differenza si vede ancora meglio guardando l’incidenza per milione di abitanti. In Campania si registrano 90,4 casi per milione, in Puglia 52,7, in Calabria 32,7 e nel Lazio 14,7, a fronte di una media nazionale di 17,1 per milione. La Campania quindi supera di oltre 5 volte il dato italiano. Questo significa che, in presenza di coperture inferiori alla soglia del 95%, il virus non solo continua a circolare, ma tende a creare concentrazioni marcate. E quando i casi si addensano in modo così evidente, anche piccoli focolai possono trovare le condizioni per ampliarsi.
Sono 12 le regioni italiane senza casi
Restano 3 casi distribuiti in altre 3 Regioni/Province autonome, con 1 solo caso ciascuna. È questo che si intende per “casi sporadici”: nessun cluster significativo, nessuna incidenza elevata e un contributo marginale al totale nazionale, pari a 3 su 84, cioè il 3,6%. A gennaio 2026, in queste prima rilevazione, non sono state registrate segnalazioni di morbillo in 12 Regioni e Province autonome: Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Veneto, Provincia Autonoma di Trento, Friuli Venezia Giulia, Marche, Umbria, Abruzzo, Molise, Basilicata e Sardegna.
Europa, la situazione contagi e decessi
E il morbillo in Europa come si sta comportando? È stato arginato sufficientemente? Non sembrerebbe dai dati. Nel 2025, nei 30 Paesi UE/SEE, sono stati notificati 7.655 casi e si sono registrati 8 decessi: 4 in Francia, 3 in Romania e 1 nei Paesi Bassi. Anche in contesti con sistemi sanitari avanzati il virus continua quindi a circolare e a causare morti. Quando le coperture restano sotto la soglia di sicurezza, il morbillo non scompare: resta presente e può riaccendersi, un po’ come una brace che sembra spenta ma non lo è del tutto.
Il profilo dei casi europei è netto: il 79,9% riguarda persone non vaccinate, il 10,3% ha ricevuto una sola dose, il 7,9% due dosi e per l’1,7% il numero di dosi non è noto. Quasi 8 casi su 10 colpiscono quindi chi non è protetto. Le fasce più esposte sono i più piccoli: sotto l’anno l’incidenza è di 261,6 casi per milione, tra 1 e 4 anni è di 127,4 per milione. Il quadro europeo conferma quindi un dato costante: la maggior parte dei contagi si concentra tra i non vaccinati e l’incidenza più elevata riguarda i bambini nei primi anni di vita.
Fonte: Istituto Superiore di Sanità
I dati sono aggiornati al 31 gennaio 2026
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