Monte dei Paschi-Mediobanca: solidità a confronto

Cet1 Ratio più alto per la banca senese, ma con più crediti deteriorati

Nel Risiko del mondo finanziario italiano fanno prepotentemente il proprio ingresso altri due protagonisti, Monte dei Paschi di Siena e Mediobanca, il tentativo di scalata della prima sulla seconda, attraverso un’offerta pubblica di scambio del valore di 13,3 miliardi, potrebbe cambiare l’atlante della finanza del Paese.

Monte dei Paschi di Siena, in verità, è da anni al centro delle cronache del settore, con il salvataggio pubblico che nel 2017 ha portato lo Stato a detenere il 68,2% delle sue azioni, la profonda ristrutturazione della banca, con una forte riduzione dei dipendenti, e la successiva privatizzazione. Questa ha portato la quota del Tesoro all’11,7%, mentre la famiglia Del Vecchio è al 9,8%, Caltagirone e Bpm ciascuno al 5% e il gestore di fondi Anima al 3,99%. Se l’istituto toscano è di tipo tradizionale, Mediobanca è una banca di investimento e la sua acquisizione permetterebbe la nascita del un polo bancario al cui interno, secondo Mps, le sinergie sarebbero intense. Negli auspici in particolare dei Del Vecchio e di Caltagirone, che in Mediobanca hanno già il 20% e il 10%, il nuovo istituto avrebbe un ruolo primario nei segmenti della gestione patrimoniale e nella raccolta di capitali.

Monte dei Paschi entra nel risiko bancario italiano

L’operazione è anche una risposta all’offerta di acquisto di Unicredit su Bpm, che era stata vista molto male da coloro che, invece, caldeggiavano la fusione di Bpm proprio con Monte dei Paschi di Siena. Tra questi c’era il Governo, che avrebbe preferito la nascita di un istituto con azionisti in maggioranza italiani. Non solo, l’offerta pubblica di scambio si inserisce anche nella proposta fusione tra Generali e la francese Natixis, perché tra gli azionisti del colosso assicurativo di Trieste c’è proprio Mediobanca, che ne detiene il 13%, seguita ancora dalla famiglia Del Vecchio, al 9,9% e da Caltagirone, al 6,9%. Controllando l’ex salotto buono della finanza milanese questi ultimi due potrebbero bloccare quella fusione.

La banca senese ha un Cet1 Ratio del 18,1%

Ma qual è la situazione economica di Monte dei Paschi di Siena di Mediobanca alla vigilia della possibile acquisizione? Il dato dell’utile è naturalmente diverso, vista la differente natura e dimensione dei due istituti; consideriamo che, per esempio quello toscano ha circa 16.691 dipendenti, mentre quello milanese 5.491. Secondo gli ultimi bilanci annuali, comunque, Monte dei Paschi di Siena ha realizzato un utile netto di due miliardi e 52 milioni, mentre Mediobanca uno di un miliardo e 273 milioni. 

Molto più rilevante è il confronto tra gli indicatori di solidità delle due banche, che non dipendono dalle dimensioni. Uno degli indici più importanti, se non il più importante, nel mondo bancario è certamente il Cet1 (Common Equity Tier 1) ratio. È il rapporto tra le risorse patrimoniali della banche, ovvero capitale versato, riserve e utili non distribuiti, e le attività, che sono sostanzialmente i prestiti, ponderati però per il rischio. Secondo gli ultimi dati disponibili, del settembre 2024, a “vincere” è Monte dei Paschi di Siena, con un Cet1 Ratio di 18,1%, a fronte di uno di Mediobanca del 15,4%. Quest’ultima si trova anche al di sotto della media italiana, che è di 15,9% o 16%, a seconda del campione preso a riferimento.

La solidità delle banche italiane complessivamente è cresciuta nel tempo, secondo Banca d’Italia due anni fa, alla fine del 2022, il Cet1 Ratio medio era del 15,3% e anche i due istituti protagonisti delle cronache finanziarie delle ultime ore non sono stati da meno. Ma mentre per Monte dei Paschi c’è stato in un anno e mezzo un balzo notevole, da 15,6% a 18,1%, per Mediobanca l’incremento è stato inferiore a quello medio, da 15,1% al 15,4%.

Monte dei Paschi Mediobanca

Mediobanca però batte Monte dei Paschi per quanto riguarda il P2R

Recentemente è stato introdotto un altro indicatore, il Pillar 2 requirement, P2R, che indica i capitali aggiuntivi, espressi sempre in percentuale degli attivi, che per la Bce le banche devono detenere, oltre a quelli che sono già misurati nel Cet1 Ratio, nel caso in cui il calcolo di quest’ultimo sottostimi o non copra alcuni rischi. Si tratta di una valutazione discrezionale della Banca Centrale Europea, che per ogni istituto decide qual è il P2R, che, quindi, possiamo dirlo, è anche una misura del livello di fiducia della Bce verso la banca in questione. Più l’indicatore è basso, maggiore la sua affidabilità.

Ebbene, secondo i dati diffusi dall’ Eba (European Banking Association) per il 2025, in questo caso Mediobanca batte nettamente Monte dei Paschi di Siena, 1,75% a 2,5%. L’istituto di piazzetta Cuccia, anzi, è tra le migliori fra le più di 100 banche analizzate, e in Italia è superata solo da Credem, con l’1%, e da Banca Intesa e da Mediolanum, entrambe con l’1,5%, mentre il dato peggiore d’Europa, per avere un’idea del range di questo indicatore, è quello di Revolut, 3,7%. C’è da sottolineare, però, come per Monte dei Paschi di Siena ci sia stato un miglioramento, nel 2023 il P2R era ancora maggiore, di 2,75%.

Il paragone tra i due Npl

Come si è detto gli attivi, ovvero i crediti, nei vari calcoli come quelli del CEt1 Ratio sono considerati come “ponderati in base al rischio”. Perché? Il motivo è che non tutti hanno la stessa probabilità di essere restituiti e per la banca quindi due prestiti di un milione di euro a due aziende diverse, una regolare con i pagamenti, un’altra meno, hanno un livello di rischio molto differente. È possibile misurare quanti sono i crediti che sono ormai dati per perduti, non più esigibili, verso soggetti in stato di insolvenza e quanto incidono su tutti i finanziamenti concessi, attraverso l’indicatore denominato Npl (Non performing loans) Ratio. Anche questo mostra il grado di rischio e quindi la solidità della banca.

Qui è evidente l’effetto della forte ristrutturazione che ha interessato Monte dei Paschi di Siena: nel 2016 era schiacciata sotto un Npl Ratio lordo addirittura del 34,5%, contro una media italiana, già elevata, del 15,2%, nel 2019 l’indicatore è sceso al 12,4%, per poi calare ulteriormente fino al 3,8% del settembre 2024. È un dato molto basso, che non desta preoccupazione, ma quello di Mediobanca è ancora migliore, del 2,6%, percentuale rimasta piuttosto stabile negli ultimi anni.

Ma Monte dei Paschi è più liquida

Monte dei Paschi di Siena, tuttavia, torna a “vincere” per quanto riguarda la liquidità, sia quella di breve periodo che quella strutturale. La banca toscana, infatti, secondo i dati di settembre 2024, gode di un LCR del 165,4%, a fronte di uno del 154% di quello di Mediobanca. Di cosa si tratta? È il Liquidity Coverage Ratio, che misura il rapporto tra l’ammontare delle attività liquide di elevata qualità (se possono essere convertite in contanti in modo facile e immediato con una perdita di valore modesta o nulla) e il totale dei deflussi di cassa netti nei 30 giorni successivi. La media italiana, sempre a settembre, era del 161%, quindi inferiore al dato di Monte dei Paschi, ma superiore a quello di Mediobanca.

Il dato del NSFR, l’indice della liquidità strutturale

Se il LCR mostra il livello di liquidità di breve periodo, quello strutturale è misurato dal Net Stable Funding Ratio (NSFR). È il rapporto tra la quantità disponibile di capitali di rischio e di debito che rimarranno stabili per 12 mesi, ovvero capitale, azioni, passività con scadenza maggiore di un anno, e l’ammontare obbligatorio (secondo la BCE) di tali fondi. Per l’istituto toscano è del 133,4%, mentre per quello milanese del 115,5%, un dato anche in questo caso inferiore alla media italiana del 128%.

Si tratta, complessivamente, di due banche in salute, è evidente che coloro che puntano alla loro unione mirano soprattutto a un’altra qualità molto ricercata in finanza e non solo, la presenza di una massa critica che consenta di essere protagonista in un mercato sempre più grande.

I dati si riferiscono al 2024

Fonte: bilanci delle due banche

Leggi anche: Le banche in Italia al minimo storico: sono solo 439

Ti piace citare i numeri veri quando parli con gli amici? – La redazione di Truenumbers.it ha aperto un canale Telegram: qui potrai ricevere la tua dose quotidiana di numeri veri e le ultime notizie; restare aggiornato sulle principali news (con dati rigorosamente ufficiali) e fare domande. Basta un attimo per iscriversi. Un’ultima cosa: siamo anche su Instagram.