Energia, mercato da 1.100 miliardi nonostante i dazi

Ma gli investimenti scendono sotto i 200 miliardi. E i pannelli solari costano la metà

Come fa un pannello solare a costare sempre meno, mentre i governi (a partire dagli Stati Uniti) riempiono di dazi la filiera che lo produce? Succede perché il muro commerciale è più basso di quanto sembri, e la merce continua a passarci sotto.

Il mercato mondiale delle tecnologie chiave per l’energia ha superato i 1.100 miliardi di dollari nel 2025, calcola l’Agenzia internazionale per l’energia (Aie): fotovoltaico, eolico, batterie, auto elettriche, pompe di calore ed elettrolizzatori, cioè gli apparecchi che scindono l’acqua per produrre idrogeno. È il risultato di dieci anni di crescita media del 20% l’anno, e il grafico in apertura mostra dove può arrivare entro il 2035.

Perché i dazi sul fotovoltaico sono saliti al 36%

Nel 2024 la tariffa media annunciata su tutta la filiera del fotovoltaico, ponderata per il valore degli scambi, è salita di nove volte in un anno, fino a circa il 36%: è il conto dell’Aie sull’insieme di dazi doganali, misure antidumping (i sovrapprezzi imposti a chi vende sotto costo), obblighi di contenuto locale e regimi di sussidio entrati in vigore in quei dodici mesi. Nello stesso periodo il prezzo dei moduli fotovoltaici è sceso di circa il 50% e quello dei pacchi batteria di circa il 30% fra il 2023 e il 2025.

Il commercio mondiale non si è fermato: record nel secondo trimestre 2025

Il valore lordo degli scambi internazionali nelle categorie di prodotto rilevanti, cioè il totale delle merci che attraversano una dogana senza compensare importazioni ed esportazioni, ha toccato il massimo storico nel secondo trimestre 2025. E questo cosa vuol dire? Che il muro tocca meno merce di quanto sembri: di tutte le importazioni mondiali di tecnologie pulite del 2025, solo il 15% circa riguarda Paesi che oggi applicano tariffe sensibilmente più alte.

Perché gli investimenti in fabbriche sono in calo

Il colpo si è visto a monte, nelle fabbriche. Gli investimenti mondiali negli impianti che producono queste sei tecnologie erano quasi 220 miliardi di dollari nel 2023; sono calati nel 2024 e, secondo le stime dell’Aie, sono scesi sotto i 200 miliardi nel 2025. Per avere un ordine di grandezza: nel 2024 gli investimenti mondiali nella produzione di petrolio valevano circa 450 miliardi, più del doppio. Batterie e auto elettriche da sole hanno assorbito oltre tre quarti della spesa del 2024.

Vale la pena fermarsi un attimo sul fotovoltaico, che ha pagato il prezzo più alto: gli investimenti in nuovi impianti produttivi si sono più che dimezzati, schiacciati dalla guerra sui prezzi. Si vede nei bilanci: le prime dieci aziende del settore hanno chiuso il 2024 con 4,5 miliardi di dollari di perdite, con la Cina in prima fila. L’eolico ha seguito una strada diversa ma con lo stesso esito, fra interruzioni delle forniture che hanno eroso i margini e aste andate male, soprattutto in Europa, che hanno raffreddato la fiducia degli investitori.

Capacità doppia per il solare, tripla per le batterie

Il fatto è questo: le fabbriche costruite negli anni del boom sono più di quelle che servono. Nel 2024 la capacità produttiva installata nel mondo era più del doppio della domanda globale per il fotovoltaico e più del triplo per le celle delle batterie, al netto delle scorte di magazzino. Il risultato è che il portafoglio di progetti si sta sgonfiando: per diverse tecnologie la capacità dei progetti completati o cancellati supera ormai quella dei nuovi annunci. L’Aie stima che, per stare dietro alla domanda del prossimo decennio, basterà il 40% degli investimenti del picco 2023.

La Cina esporta 160 miliardi, e il 40% della crescita futura

Qui la faccenda si complica. Nonostante le cancellazioni, la produzione continua a salire, e in Cina supera la domanda interna: le esportazioni lorde cinesi di queste tecnologie hanno superato i 160 miliardi di dollari nel 2025, l’11% in più dell’anno prima. Sono oltre il 35% dell’export mondiale, che diventa circa il 50% se si escludono gli scambi interni all’Unione europea. In dieci anni la produzione cinese di fotovoltaico è cresciuta di tredici volte, fino a quasi mezzo terawatt l’anno, e circa il 40% di quell’aumento è finito all’estero.

Dove crescono le fabbriche fuori dalla Cina

Detto altrimenti: il resto del mondo si sta muovendo, ma da lontano. La Cina ha attirato circa il 70% della spesa mondiale in nuovi impianti dal 2020 a oggi. Nell’Unione europea, però, gli investimenti sono quasi raddoppiati fra il 2023 e il 2024, spinti dal Net Zero Industry Act e dal Clean Industrial Deal; la Corea ha messo il 25% in più su batterie e auto elettriche, l’India oltre il 65% in più sull’energia pulita. Il risultato: Stati Uniti e Unione europea insieme valgono circa il 30% degli investimenti mondiali del 2025, contro il 15% del 2023.

L’Europa cambia la bolletta, ma i fossili valgono ancora 1.600 miliardi

Spiegato in parole semplici: l’Europa non smetterà di importare energia, cambierà quello che importa. Nello scenario costruito sulle politiche già annunciate, la quota dei combustibili fossili importati scende dal 55% dei consumi energetici del 2024 al 40% nel 2035. Nello stesso arco di tempo il valore delle tecnologie energetiche importate dall’Unione europea sale da 65 a 165 miliardi di dollari, come mostra il secondo grafico qui sotto, e le due voci sommate lasciano la posizione commerciale netta sostanzialmente invariata. Il confronto aiuta a pesarle: la bolletta energetica europea è valsa circa 28 miliardi di euro al mese nel 2025 (32 miliardi di dollari), più di cinque volte l’import netto di tecnologie.

Un termine di paragone serve anche su scala mondiale, perché il sorpasso non è dietro l’angolo. Nel 2025 il valore netto degli scambi internazionali di combustibili fossili è stato di circa 1.600 miliardi di dollari, sei volte quello delle tecnologie energetiche chiave. Anche le esportazioni cinesi, per quanto ingombranti, restano molto inferiori a quello che la Cina stessa spende per importare petrolio, gas e carbone. Il commercio netto mondiale di tecnologie pulite, calcola l’Aie, vale 290 miliardi di dollari nel 2025.

Che cosa succede da qui al 2035

Le proiezioni dell’Aie indicano una direzione precisa. Con le politiche attualmente in vigore il mercato delle sei tecnologie arriva a circa 1.900 miliardi di dollari nel 2035, quanto valeva il mercato mondiale del petrolio greggio nel 2025; se si contano anche gli impegni annunciati dai governi si sale oltre i 2.600 miliardi, con le auto elettriche a fare circa tre quarti del totale. Nello stesso scenario le esportazioni nette cinesi di tecnologie energetiche più che raddoppiano, fino a circa 375 miliardi di dollari nel 2035, avvicinando il valore di quello che la Cina paga per i fossili, in calo di circa il 15% nel decennio. L’Aie ha annunciato un rapporto speciale sulle filiere del Sud-est asiatico: sarà il prossimo pezzo del quadro.

Fonti: Agenzia internazionale per l’energia (Aie)
I dati si riferiscono al: 2015-2035 

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