Già nel 2019 i consumi degli utenti non domestici erano scesi del 13,5%
La storia della fine del mercato di maggior tutela nell’ambito dell’elettricità assomiglia a quella di tanti altri cambiamenti e riforme in Italia. Una storia di rinvii di anni e decenni. Il Governo la decise nel 1999, ma è stata prorogata innumerevoli volte, fino a essere fissata per il luglio 2020, e rinviata un ultima volta al 1 gennaio 2021 per le piccole e medie imprese e al 1 gennaio 2022 per tutti gli alti.
Per le imprese dunque non esiste più da poche settimane, non perlomeno nella forma precedente. Quella che prevedeva che alcune tipologie di clienti potessero aderire ai prezzi dell’elettricità fissati dall’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA), invece che dipendere dalle fluttuazioni del libero mercato, senza preoccuparsi di analizzare tutte le offerte e cambiare gestore in base alle condizioni offerte. Naturalmente ad alcune condizioni.
Per le aziende in particolare queste dovevano avere meno di 50 dipendenti e un fatturato non superiore a 10 milioni di euro, e dovevano essere connesse in bassa tensione.
Il grande aumento dei clienti del libero mercato
Ora l’intenzione del Governo è spingere e alla fine costringere al passaggio al libero mercato, sulla scorta di quello che hanno già fatto milioni di imprese e consumatori private dai tempi del Decreto Bersani del 1999 che introduceva la liberalizzazione del mercato dell’energia in Italia. Si andrà per fasi. Dal 1 gennaio il legislatore ha introdotto un servizio a tutele graduali. Resterà in vigore fino al 30 giugno per garantire l’erogazione dell’elettricità a quelle imprese che ancora non hanno scelto un gestore. Viene offerto a quelle imprese definibili come piccole, che hanno tra 2 e 10 milioni di fatturato e tra 10 e 50 dipendenti, e alle micro che abbiano un punto di prelievo con potenza contrattualmente impegnata superiore a 15kW. Perchè in realtà le microimprese più piccole, quelle con una potenza installata di meno di 15kW, vengono trattate come i privati e per loro la fine della maggior tutela sarà solo nel 2022.
Dopo anni di proroghe il Governo ha deciso il passaggio definitivo (a meno di cambiamenti per la scadenza del 2022) al libero mercato probabilmente con maggiore facilità grazie al fatto che autonomamente sempre più famiglie e privati nel corso del tempo hanno scelto autonomamente un gestore del libero mercato dell’energia, abbandonando da soli la maggior tutela.
Basti pensare che i clienti del libero mercato, domestici e non domestici (imprese), sono passati tra il 2007 e il 2019 da meno di 2 milioni a quasi 20, e l’energia consumata da poco più di 180 TWh a più di 210 TWh.
40.648 GWh consumati in maggior tutela nel 2019
A questo incremento era corrisposto un calo di quanti si affidavano ai prezzi decisi da ARERA, ovvero alla maggior tutela. Come si vede dalla nostra infografica l’energia consumata in tale regime nel 2019 ammontava a 40.648 GWh, che, considerando che 1000 GWh corrispondono a 1 TWh, significa che si tratta di poco più di un terzo di quella consumata nel mercato libero. E questo nonostante circa metà dei clienti privati e il 40,9% delle aziende si servissero ancora della maggior tutela. Chiaramente pesa il fatto che siano proprio le aziende più grosse ad avere scelto un gestore nel libero mercato.
Solo tra il 2019 e il 2018 vi è stato ulteriore riduzione del consumo a maggior tutela. È diminuito in un anno di 4.625 GWh, ovvero il 10,2%, un calo che è stato ancora più rilevante nell’ambito della aziende, sia quelle con potenza fino a 16,5 kW, sia quelle con una superiore. In questo caso il decremento è stato del 13,5%.
Sostanzialmente in molti si sono accorti che in alcuni casi il prezzo nel libero mercato era inferiore a quello in quello tutelato, complice il fatto che diversi gestori offrivano, soprattutto ai clienti meno sofisticati, tariffe fisse che mettessero al riparo dalle fluttuazioni dei prezzi di ARERA.
Cosa che probabilmente sarà ancora più apprezzata dopo la crisi economica del 2020 e 2021
I dati si riferiscono al 2018-2019
Fonte: Arera
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