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Nel 2021 le spese cresceranno di 20,9 miliardi, le entrate caleranno di 3,7 miliardi

Il Consiglio dei Ministri ha approvato il Disegno Di Legge (DDL) relativo al Bilancio 2021, e ora la palla passa al Parlamento che dovrà approvare entro fine anno. Classicamente è l’atto politico più importante di un governo, quello che più contraddistingue l’azione dell’esecutivo. E quest’anno ovviamente più che mai.

Si è reso necessario ovviamente effettuare un’espansione fiscale con pochi precedenti, che, vista la prosecuzione dell’emergenza legata alla pandemia, caratterizzerà non solo il 2020 ma anche il 2021 e il 2022. Solo nel 2023 si assisterà a un calo dell’indebitamento netto, ovvero del deficit. Ma come sempre accade le previsioni per i prossimi anni sono naturalmente tanto più ottimiste quanto più si riferiscono a tempi lontani, mentre i saldi tendono a peggiorare man mano che ci si avvicina. È probabile che accadrà lo stesso anche in questo caso.

Nel frattempo per il 2021 il Governo prevede che il deficit, ovvero il saldo di bilancio, dovrà aumentare di 24 miliardi e 672 milioni. Si tratta dell’esito di uno squilibrio tra il saldo delle uscite, peggiorate di 20 miliari e 929 milioni e quello delle entrate, che saranno 3 miliardi e 698 milioni in meno.

Come si vede si tratta di una manovra espansiva, quasi tutta incentrata sulla spesa, e che però includerà alcuni sgravi fiscali che andranno a provocare minori entrate per 6 miliardi e 725 milioni che più che compenseranno l’incremento delle entrate stesse, per 3 miliardi e 26 milioni, dovute anche alla ripresa economica.

Ma appunto saranno le uscite le protagoniste. Poche quelle che diminuiscono, in particolare alcune in conto capitale. In totale le minori spese ammonteranno a 3 miliardi e 288 milioni, al contrario quelle maggiori saranno 24 miliardi e 216 milioni.

3 miliardi di euro solo per il Fondo per l’assegno universale

Tra le misure più importanti che daranno vita all’incremento delle spese vi è il rafforzamento di circa 3 miliardi del cosiddetto Fondo per l’assegno universale e servizi alla famiglia. Si tratta di quel fondo che va a sostituire e a sistematizzare il Bonus Bebè e il Bonus Asilo nido. Vi è la chiara previsione del resto di una crisi demografica causata dall’incertezza della pandemia e dalle condizioni economiche precarie.

Vi sono poi numerose misure più piccole, come la spesa di mezzo miliardo per l’incremento del trattamento economico per i dirigenti medici, altri 532 milioni per il Fondo cassa integrazione. Mentre aumenta di un miliardo il finanziamento per il fabbisogno sanitario. 

Importanti anche le spese in conto capitale, che negli ultimi anni erano state maggiormente sacrificate. Viene infatti incrementato di un miliardo e 53 milioni il credito d’imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno. Mentre quello per le aggregazioni aziendali cresce di 772 milioni nel 2021 e 2,3 miliardi nel 2022, per combattere il nanismo nelle nostre imprese. 800 milioni in più vanno al Fondo di Sviluppo e Coesione per le aree svantaggiate.

L’esonero contributivo per i giovani under 36 varrà in termini di minori entrate solo 201 milioni nl 2021, ma 697 nel 2022 e 1 miliardo e 14 milioni nel 2023, meno della rinuncia al gettito provocato dalla agevolazioni contributive per l’occupazione delle aree più povere, che da sole varrebbero 2 miliardi nel solo 2021.

Mezzogiorno quindi tra le priorità della legge di Bilancio, nella probabile consapevolezza che sarà questa l’area maggiormente colpita dalla crisi. Questa espansione fiscale dovrebbe terminare nel 2023 quando i saldi di bilancio dovrebbero migliorare di 3 miliardi e 476 milioni che andranno ad abbassare il deficit. Ma questo è un miraggio ancora troppo lontano.

I dati si riferiscono al 2021-2023

Fonte: Senato della Repubblica

Leggi anche: Sedici miliardi di deficit in più nei primi 4 mesi del 2020

 

 

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