Lavoratori nel settore digitale: quanti sono e quanto sono cresciuti negli ultimi anni

Il mercato del digitale assorbe la crisi: prevista una crescita media del 7,1% al 2024

Il lungo periodo d’isolamento forzato causato dalla pandemia ha dato un grande slancio al mercato del digitale, il quale si è dimostrato in grado di assorbire la crisi, chiudendo il 2020 con una flessione dello 0,6%. Le previsioni per il futuro del digitale sono ugualmente positive, infatti il rapporto annuale “Il Digitale in Italia” Vol. 1, realizzato da Anitec-Assinform e NetConsulting cube, prevede una crescita media del 7,1% nel periodo tra il 2021 e il 2024.

Il rapporto si concentra sull’aiuto che le tecnologie digitali hanno fornito per garantire le attività di produzione durante il periodo di lockdown, sottolineando come la spinta forzata alla digitalizzazione delle imprese e all’adozione di nuovi modelli lavorativi come lo smart working abbia permesso all’Italia di recuperare quel gap che la differenziava dal resto dell’Europa.

Il percorso per raggiungere una completa trasformazione strutturata verso il digitale è ancora lungo, è infatti necessaria la creazione di una nuova cultura d’impresa e l’adozione di un approccio volto a colmare le disuguaglianze sociali, ancora più accentuate dalla pandemia.

Chi sono i lavoratori del digitale

L’acronimo è ICT, che sta per Information & Communication Technology e si tratta del settore che comprende la maggior parte delle professioni digitali, come lo sviluppatore web, il digital consultant, l’information security specialist, il SEO specialist, il social media manager e tante altre. L’ICT è sicuramente uno dei settori che registra una crescita importante in tutto il mondo, complici non soltanto i cambiamenti sociali e la progressiva digitalizzazione, ma anche l’attrattività di questa tipologia di mestieri.

settore digitale

I digital worker, infatti, sono perlopiù freelance italiani, ovvero liberi professionisti che scelgono di collaborare con aziende e agenzie oppure di possedere un proprio portafoglio clienti. Questo inquadramento incentiva non soltanto lo smart working, ma anche un vero e proprio lavoro “nomade”, in quanto gli unici strumenti necessari per svolgere la propria attività sono un computer e una connessione internet. Sono proprio questi i fattori a rendere così attraenti i lavori del digitale sempre più apprezzati dai giovani, sia per la loro naturale propensione verso il mondo digital, sia per l’equilibrio tra vita personale e vita lavorativa che permettono di raggiungere.

I digital worker nel mercato del lavoro

Il 70% delle imprese italiane investe nell’innovazione e a questo si aggiunge anche un fenomeno ancor più recente, ovvero la transizione ecologica che molte aziende stanno cercando di attuare (circa il 53%). In questo scenario il lavoro digitale si colloca come un vero e proprio traino in grado di dare una spinta alle assunzioni, non a caso le competenze digitali  in ambito green saranno le due macro tematiche su cui verranno concentrati gli investimenti previsti nel Piano nazionale di Ripresa e Resilienza.

Secondo il Bollettino annuale 2021 realizzato da Unioncamere e Anpal, le imprese operanti nell’industria e nei servizi che hanno pianificato delle assunzioni sono circa il 60%, con un +1,9% rispetto a quelle del 2019. Questo ha permesso quindi di calcolare un flusso di nuove assunzioni pari a 4,6 milioni di unità.

Il panorama italiano

Analizziamo ora l’andamento del mercato digitale all’interno del contesto italiano, in cui il 2020 si è mostrato in realtà come un buon anno mostrando una crescita dell’incidenza del mercato digitale sul PIL, che dal 4,0% del triennio 2017-2010 è salita al 4,3%.

E’ chiaro quindi il ruolo che il digitale ha giocato nel risollevare le sorti dell’economia nel periodo di pandemia, partendo naturalmente dalla spesa in beni e servizi digitali, i quali, se consideriamo la crisi globale, è calata solo del -0,6%, a fronte di una flessione del PIL dell’8,9%. Anche i numeri dei lavoratori da remoto aumentano, passando da 570.000 nel 2019 a oltre 6 milioni durante il primo periodo d’isolamento del marzo 2020, con un aumento del +1.000%. Il periodo di lockdown ha poi incentivato l’acquisto tramite e-commerce, generando ben 2 milioni di nuovi utenti nel 2020. Numeri significativi che parlano chiaro anche circa le professioni digitali più richieste.

Il futuro che ci aspetta, quindi, sarà caratterizzato dalla continua crescita del mercato digitale, la quale potrebbe però essere influenzata dall’attuazione del Piano Nazione di Ripresa e Resilienza, che ha destinato 50 miliardi di euro alla digitalizzazione.

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